Durante la messa celebrata all’aeroporto di Yaoundé-Ville il pontefice ha richiamato le principali sfide da affrontare, a partire da povertà e giustizia, sottolineando che «alla salvezza di una comunità non bastano gli sforzi individuali e isolati», ma serve «una decisione comune»
«La fede non separa lo spirituale dal sociale». È il cuore dell’omelia di papa Leone durante la messa celebrata all’aeroporto di Yaoundé-Ville, in Camerun, dove il pontefice ha insistito sul legame tra vita cristiana e impegno concreto nella società.
Il papa ha richiamato le principali sfide da affrontare, a partire da povertà e giustizia, sottolineando che «alla salvezza di una comunità non bastano gli sforzi individuali e isolati», ma serve «una decisione comune» capace di integrare i valori del Vangelo nelle istituzioni e nelle strutture, rendendole strumenti per il bene comune.
Nel suo intervento, Leone ha ribadito che «nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita» e che ogni comunità è chiamata a costruire reti di solidarietà e aiuto reciproco, soprattutto di fronte alle crisi sociali, politiche ed economiche. Un invito a farsi prossimi, a non restare spettatori davanti alla sofferenza, ma a condividere responsabilità e percorsi.
Il Pontefice ha anche evidenziato la necessità di «cambiare abitudini e strutture» quando non garantiscono la dignità della persona, indicando nella cura dei più poveri un elemento centrale dell’identità cristiana.
Al termine della celebrazione, tra gli applausi dei fedeli, papa Leone ha definito la Chiesa camerunese «viva, giovane e ricca di doni», invitando a custodire quanto vissuto e a trasformare anche le difficoltà in occasioni di crescita nella condivisione e nel servizio.
Conclusa la tappa in Camerun, il Papa ha lasciato Yaoundé diretto a Luanda, in Angola, terza tappa del suo viaggio in Africa.
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