«L’allarme risuona da ogni direzione. In tutto il mondo, i disastri causati dai cambiamenti climatici stanno raggiungendo proporzioni da incubo, mentre i costi della dipendenza dell’umanità dalla combustione di carbone, petrolio e gas continuano a salire». Così Simon Stiell, responsabile delle Nazioni unite per il clima, ha commentato gli incendi che stanno devastando l’Europa: «Con le temperature destinate a salire nuovamente questa settimana, i terribili costi della crisi climatica, sia umani che economici, stanno raggiungendo livelli di emergenza nazionale». Per Stiell non si può rimanere inermi, è necessario agire: abbandonare rapidamente carbone, petrolio e gas, potenziare le energie rinnovabili e proteggere le persone più fragili.

Il coordinamento Ue

Che la crisi climatica vada fermata – e che la prima questione da evitare sia proprio il negazionismo criminale di chi crede che nascondendo il problema questo si risolva – lo pensa anche Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione europea e titolare della delega per una Transizione pulita, giusta e competitiva: «L’Europa non è preparata alle conseguenze del cambiamento climatico che stiamo già vedendo», ha detto a El País, convinta che l’Ue abbia fatto progressi nell’affrontare il cambiamento climatico, soprattutto nel coordinamento del meccanismo di aiuti, ma non abbastanza per affrontare lo scenario prospettato dall’ultimo rapporto del Comitato scientifico consultivo europeo sul clima, secondo cui entro la fine del secolo la temperatura sarà di 3-4 gradi superiore alla media preindustriale. «Non siamo affatto vicini all’esaurimento delle capacità complessive del nostro meccanismo di protezione civile né delle capacità che potenzialmente abbiamo a disposizione attraverso tale meccanismo», ha detto ai giornalisti la portavoce della Commissione europea, Anna-Kaisa Itkonen, a proposito del rafforzamento delle risorse Ue impiegate nelle operazioni di risposta all’emergenza incendi. «È importante chiarire che nessun paese può da solo disporre di tutte le risorse necessarie per affrontare ogni possibile disastro e crisi, naturale o di altro tipo. È qui che entra in gioco la forza del sistema europeo, perché mettiamo in comune le risorse, e lo facciamo anche al di là dei 27 Stati membri», ha concluso Itkonen, riferendosi in particolare al supporto offerto a Francia e Spagna, dove la terra continua a bruciare e l’aria si fa sempre più difficile da respirare.

La nuova ondata

Ci sarà «un forte picco di caldo nella Gironda e nelle Lande, in un contesto difficile che richiede particolare vigilanza», si legge nel bollettino dell’istituto meteorologico francese, con cui è stata annunciata l’allerta arancione per una nuova ondata di calore preoccupante in 16 dipartimenti, tra cui i due in cui gli incendi, seppur «contenuti», continuano ad ardere. Soprattutto nella Gironda, dove sono stati segnalati nuovi focolai oltre a quelli già stabilizzati, tanto che 4mila persone sono state evacuate dalle aree vicino a Bordeaux e le manifestazioni culturali e sportive vietate fino all’8 agosto.

Brucia ancora anche la Spagna, dove, sebbene la situazione degli incendi stia migliorando – 34mila persone sono potute rientrare a casa – si temono gli effetti della nuova ondata di calore. «Quest’anno hanno già preso fuoco più di 170mila ettari di terreno, significa che stiamo moltiplicando per sei gli ettari bruciati l’anno scorso, che è stato difficile. Cos’altro deve accadere perché tutti ci uniamo di fronte all’emergenza climatica che abbiamo messo sul tavolo?», ha detto il primo ministro Pedro Sanchez poco prima che il governo decidesse per la creazione di una task force contro il cambiamento climatico. E varasse un pacchetto di misure per far fronte agli effetti dei roghi che hanno devastato le aree intorno a Madrid, Avila e Toledo.

È allerta massima anche in quasi tutto il Portogallo, fanno sapere le autorità locali. Mentre cresce il timore per il caldo estremo anche nel Regno Unito – dove il sindaco di Londra ha avvisato della combinazione micidiale che potrebbe verificarsi se le temperature dovessero alzarsi ancora dopo settimane senza pioggia – e in Italia. «Dalla Puglia alla Sardegna, dalla Sicilia ad altre aree del paese, migliaia di ettari di patrimonio naturale sono andati distrutti, centinaia di persone sono state evacuate e intere comunità stanno affrontando danni ambientali, economici e sociali gravissimi», scrive la delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo in una lettera alla commissaria per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, per chiedere la convocazione di una riunione straordinaria con gli Stati membri maggiormente colpiti dagli incendi boschivi.

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