I monitoraggi ufficiali mostrano un Servizio sanitario nazionale (Ssn) sempre più frammentato e diseguale. L’aggiornamento dei Lea non ha ridotto le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, e il governo spinge sull’equiparazione tra Lea e Lep. Fondazione Gimbe: «La scelta del governo di equipararli ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione della riforma»
L’universalismo sanitario è sempre più diseguale nella struttura, non per eccezione. Il diritto alla salute continua a dipendere dal territorio in cui si vive e produce fratture profonde, soprattutto al Sud. Nonostante i Livelli essenziali di assistenza (Lea) siano definiti, in una parte del paese non sono garantiti in modo effettivo. I monitoraggi ufficiali più recenti mostrano infatti che diverse regioni non raggiungono gli standard minimi nella prevenzione e nell’assistenza territoriale.
È su questo squilibrio strutturale che si innesta il passaggio in corso sull’autonomia differenziata: nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) attualmente in esame, il governo sostiene che in sanità i Lea possano assolvere alla funzione dei Lep.
I Lep sono l'insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme per garantire ai cittadini il diritto costituzionale alla Salute. I Lea sono lo strumento con cui i Lep si realizzano, cioè l'elenco dettagliato delle prestazioni sanitarie che ogni regione è chiamata a garantire.
Grimaldello per l’autonomia differenziata
«I livelli essenziali delle prestazioni (Lep) non coincidono con i livelli essenziali di assistenza (Lea), né sul piano normativo né su quello sostanziale – ha detto Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – e la scelta del governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze».
I Lep sanitari, in realtà, dovrebbero essere definiti al pari di tutte le altre materie «per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord; con un eccesso di mobilità sanitaria».
In sanità qualsiasi discussione sui Lep non può prescindere da una valutazione delle attuali diseguaglianze regionali nell’erogazione dei Lea, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) è tenuto a fornire a tutti i cittadini.
Secondo i dati del Nuovo sistema di garanzia le maggiori criticità si concentrano nella prevenzione e nei servizi distrettuali, anche in relazione alla gestione territoriale delle patologie croniche. È su questo livello che l’attuazione dei Lea si rivela più fragile: non per l’assenza di un elenco di prestazioni, ma per la mancanza delle condizioni materiali che ne rendano possibile l’erogazione.
Disuguaglianze regionali
Anche il monitoraggio ufficiale del ministero della Salute mostra fratture profonde nell’attuazione dei Lea. Nel 2023, otto Regioni non hanno raggiunto la soglia minima prevista in almeno una delle aree chiave: prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera.
A fronte di una media nazionale di 226 punti su 300, i divari territoriali restano marcati: alcune regioni superano i 280 punti, mentre altre non arrivano a 200, soprattutto nel Mezzogiorno. In ogni macro-area le differenze superano i 40 punti, con le criticità più gravi concentrate sulla sanità territoriale e sulla prevenzione. A parità di diritti formalmente garantiti, l’accesso a cure, screening e presa in carico può risultare fortemente diseguale in base al luogo di residenza.
Le regioni, infatti, sono formalmente responsabili dell’attuazione dei Lea, ma operano in un quadro finanziario sempre più fragile: le tariffe non sono allineate ai costi reali delle prestazioni, i meccanismi di compensazione non tengono conto dell’inflazione sanitaria e la carenza di personale è diventata strutturale.
Anche amministrazioni che fino a pochi anni fa rispettavano gli standard, oggi segnalano difficoltà crescenti, mentre quelle già fragili restano cronicamente inadempienti. Le difficoltà regionali sono certificate anche dalla Corte dei conti che, nella relazione sul Coordinamento della finanza pubblica 2026, afferma che permangono significative disomogeneità territoriali nell’erogazione dei Lea, riconducibili sia a criticità organizzative sia a vincoli finanziari.
Non si tratta di un malfunzionamento episodico, ma di un assetto strutturalmente squilibrato, in cui finanziamento e capacità amministrativa non sono allineati ai bisogni di salute.
Il silenzio del governo sulla tenuta del Ssn
È su questo squilibrio che si innesta la scelta politica del governo di assumere i Livelli essenziali di assistenza (Lea) come riferimento per i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) nell’ambito dell’autonomia differenziata.
Di fronte a una crisi strutturale nell’attuazione dei Lea, il governo non ha messo in campo una risposta strutturale adeguata. Le misure adottate su personale, finanziamento e tariffe non sono state sufficienti a garantire un’applicazione uniforme dei Lea sul territorio. Il risultato è un sistema che amplia i diritti sulla carta mentre lascia sole le regioni che non hanno la capacità di renderli esigibili.
L’equiparazione tra Lea e Lep, assunta come base dell’autonomia differenziata, rende evidente il vuoto di visione dell’esecutivo: invece di colmare i divari territoriali, si rischia di renderli legittimi per legge.
«Con questa scorciatoia – conclude Cartabellotta – il rischio concreto è di proclamare nuovi diritti senza le risorse per garantirli». Infatti, qualora definiti, i Lep sanitari dovrebbero essere finanziati, ma «con l’attuale livello di sottofinanziamento del Ssn le risorse sarebbero largamente insufficienti per renderli realmente esigibili dai cittadini».
Una scelta che, come questo giornale ha più volte raccontato, trasforma l’autonomia differenziata in un moltiplicatore di disuguaglianze sanitarie, indebolendo ulteriormente il Ssn e la sua funzione costituzionale di garanzia universale del diritto alla salute.
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