Quindici anni di GiULiA giornaliste: un modo di fare informazione con la consegna della medaglia da parte del presidente Sergio Mattarella in un evento celebrativo in Senato
Quindici anni forse non sono molti. Eppure per l’associazione GiULiA Giornaliste che li ha celebrati ieri, nella sala Zuccari del Senato, hanno significato lasciare una traccia nel modo di fare informazione. A sottolinearlo è stata la medaglia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella dedicata proprio all’evento. Salutata con grande emozione dalle tante “giulie giornaliste” presenti e attive in tutta Italia.
Perché ancora oggi, i temi fondativi di GiULiA, (Giornaliste Unite Libere Autonome) quelli scritti nel Manifesto di Venezia nel 2017, sono attualissimi: «Assistiamo al ritorno del body shaming e dell’insulto sessista per deridere le donne nel dibattito pubblico: un clima che viene pericolosamente normalizzato», ha detto Serena Bersani, presidente di GiULiA. Ecco perché la responsabilità di chi fa informazione è tanta e consiste nel non voltarsi dall’altra parte.
La storia di GiULiA
Nata il 21 settembre 2011 con l’obiettivo di promuovere le pari opportunità delle giornaliste ed una rappresentazione non stereotipata delle donne nel sistema dell’informazione, GiULiA oggi raccoglie centinaia di socie in tutte le regioni, da nord a sud, fino alle isole e si racconta, da anni in un blog che porta il suo nome.
Significativi anche i lavori di ricerca come l’osservatorio "Step” con l’università La Sapienza di Roma, i libri per denunciare il cattivo andazzo: l’odio e la violenza. Una vera e propria libreria affollata di volumi scritti da GiULiA: da Donne, Grammatica e media, Stop violenza, Stai Zitta Giornalista, fino all’ultimo Donne, disabilità e media, parole vs barriere.
Non solo cultura e corsi di formazione, ma anche la piattaforma “100 esperte” messa a disposizione dei colleghi e di chi non sa che esistono donne esperte per ogni tipo di panel: dai convegni alle trasmissioni televisive. Così GiULiA ha voluto dimostrare che basterebbe cercarle.
GiULiA ha voluto parlare al mondo dell’informazione e della comunicazione con il “Manifesto di Venezia”, che ha contribuito a scrivere e che quest’anno, a novembre, sarà celebrato al teatro la Fenice, perché l’etica della responsabilità sia condivisa da tutti quando si parla di donne nello spazio pubblico anche nelle campagne pubblicitarie. Per GiULiA tutte le donne meritano rispetto, nessuna è sbagliata: sia che siano politiche antagoniste, ricche, famose oppure anziane, disabili, vittime di violenza o di odio.
Lavoro e donne giornaliste
Una fotografia aggiornata con i dati Inps, elaborati da Monica Paiella per Giulia, sul lavoro delle donne nell’informazione aiuta a capire che forse qualcosa sta cambiando, almeno un po’. La presenza femminile cresce, ma la parità economica e professionale no.
Nel 2024 le giornaliste dipendenti rappresentano il 43 per cento del totale. Un punto in più rispetto al biennio 2022-2023, ma si concentrano nella fascia di età più matura, dai 56 anni in su, dove il divario retributivo con agli uomini raggiunge il suo massimo: il 16 per cento, tra i 56 ed i 60 anni.
Più fortunate all’ingresso le giovani generazioni, che vedono le giornaliste, fino ai 30 anni, essere più numerose dei loro coetanei e guadagnare il 5,3 per cento in più degli uomini. La ricerca indica anche un tendenziale aumento generale delle retribuzioni delle donne (7 per cento) nel biennio tra il 2022 ed il 2024, contro il 4 per cento incrementale per i colleghi maschi, ma questo non ha ancora cancellato le diseguaglianze accumulate nel corso delle carriere.
Dietro lo strutturale divario agiscono più fattori: molte donne lavorano in “part time” e dunque sono meno retribuite. Nel sud, la loro percentuale è particolarmente alta e raggiunge il 64 per cento in Sicilia e il 63 per cento in Calabria. Inoltre, persiste una maggiore discriminazione salariale nel settore dei dipendenti privati, rispetto al settore dei dipendenti pubblici dove la parità è più vicina, in base alle ore ed ai servizi resi.
Ancora molto difficile resta per le donne accedere alle posizioni apicali: su tre giornalisti solo uno è donna, nella fascia di retribuzione sopra i 100 mila euro l’anno.
Il soffitto di cristallo
C’è ancora il “soffitto di cristallo”, a cui contribuiscono diversi fattori: primo tra tutti “la child penality” e tutto il lavoro di cura. L’impatto della maternità sulla continuità lavorativa e sulla crescita dei redditi è ancora evidente. Confermata la concentrazione del lavoro femminile in imprese con retribuzioni più basse ed in settori meno pagati e con scarse possibilità di carriera.
Ancora una volta, quindici anni dopo la nascita di GiULiA, i numeri mostrano che la presenza femminile è cresciuta, ma la piena parità sociale e professionale resta ancora da costruire, per un complesso di fattori strutturali dell'attuale cultura sociale e dell’organizzazione del lavoro.
© Riproduzione riservata