Ignoti si sono avvicinati alla casa dell'assessore alla Cultura e alla Casa del Municipio Roma III, Luca Blasi, esponente di Alleanza verdi sinistra, mentre era a pranzo con i figli rientrati da poco da scuola, e hanno attaccato sulla porta un adesivo di Forza Nuova (“Il domani appartiene a noi”)
La voce di Luca Blasi, assessore alla Cultura del municipio III di Roma, arriva al telefono con una calma che contrasta con il gesto di avvertimento e di chiara matrice che ha ricevuto poche ore prima davanti alla sua porta di casa: un adesivo di Forza Nuova (“Il domani appartiene a noi”) attaccato in pieno giorno, mentre stava pranzando con i suoi figli. Per l’assessore, meglio conosciuto nel panorama dei movimenti sociali romani con soprannome di “Lucone”, non una bravata anonima ma un’intimidazione politica, comparsa dopo le polemiche sulla commemorazione antifascista in memoria di Valerio Verbano, militante di Autonomia Operaia ucciso nel 1980 in casa sua. Prima del gesto ignoti avrebbero disattivato le telecamere di sicurezza per poi incollare l’adesivo con un messaggio chiaro: sappiamo dove abiti. Nel quartiere dove l’antifascismo è ancora una storia vissuta, la minaccia ha preso la forma semplice e riconoscibile della firma neofascista: «Ma la nostra lotta – dice Blasi – non si ferma».
Assessore Blasi ci racconti cos’è successo?
«Eravamo a pranzo a casa con la mia famiglia, uno dei miei figli stava rientrando da scuola mentre l’altro era già qui. Quando mia moglie, finita la pausa pranzo si apprestava a uscire per tornare al lavoro, ha trovato sulla porta questo adesivo. Abbiamo una telecamera all’ingresso. La cosa più inquietante, da quello che risulta alla polizia, è che sia stata resa inattiva. Un qualcosa di studiato a tavolino: sapevano che noi eravamo dentro casa. Il messaggio sembra essere questo: veniamo in primo giorno e sappiamo dove abiti. Probabilmente una risposta alla mobilitazione antifascista in ricordo di Valerio Verbano e al fatto che abbiamo ospitato proprio qui al III Municipio i genitori di Maja T., la compagna condannata in Ungheria a 8 anni, insieme a Ilaria Salis. A qualcuno questa cosa non va bene. L’adesivo è di “Forza Nuova” ma non possiamo essere certi che siano stati loro».
Possiamo dire che la matrice è chiara. È preoccupato?
«Sì è una minaccia neofascista. Sono un assessore di municipio e un militante antifascista, penso sia preoccupante che arrivino dei neofascisti sul mio pianerottolo ad attaccare un adesivo, riuscendo a oscurare, chissà con quale meccanismo, una telecamera. Non è normale, ecco. Continueremo però a fare quello che facciamo ogni giorno ma è evidente che qualcuno ha voluto rispondere a noi e al Municipio III che ha preso posizione su Maja e sulla questione degli antifascisti rinchiusi nelle carceri europee e ha voluto farsi sentire».
Lei è noto da tempo nel panorama dei movimenti sociali romani per il suo antifascismo. Questo gesto dimostra che è cambiato qualcosa dentro questo tempo?
«Nel 2011 subii un’aggressione quando Casapound tentò di insediarsi in questo quartiere. Il clima monta da diversi anni grazie all’agibilità che i gruppi neofascisti hanno avuto e per colpa della sottovalutazione che c’è stata del problema. Per citare Michela Murgia: qualcuno si aspettava che il fascismo bussasse a casa con il fez e la camicia nera per dire: “Salve, sono il fascismo, questo è l'olio di ricino”. Ecco, non è così. Era chiaro che sarebbero tornati ma con altre forme. Penso che ci sia una responsabilità del governo Meloni che chiama nemici tutti quelli che non la pensano come loro. È chiaro che dentro questo clima si arrivi a pensare che sia normale minacciare le persone a casa mentre sono a tavola con i loro figli. Direi che è frutto del clima che il governo sta alimentando nel paese».
Il governo parla di violenza politica rossa.
«Dimenticano che in Italia gli antifascisti non uccidono, non hanno più ucciso e non hanno intenzione di farlo. Noi abbiamo perso persone Renato Biagetti, Davide “Dax” Cesare. I neo fascisti in Italia hanno continuato a uccidere dal 2003 ad oggi».
Lei è preoccupato?
«Qui c’è la Digos. Tra poco mi accompagneranno a fare denuncia contro ignoti. Se qualcuno pensa di spaventarci ha solo raccolto più rabbia e determinazione nella nostra lotta».
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