Sono undici le persone decedute o disperse travolte dallo scioglimento della Marmolada, il ghiaccio che si è staccato lo scorso 3 luglio dalla cima della montagna che si trova tra la provincia di Trento e quella di Belluno. «Il bilancio è pressoché definito», ha detto ieri il governatore del Veneto Luca Zaia. Tra le persone decedute sono sei quelle che sono state riconosciute: ci sono tre veneti, una donna trientina e due cittadini della Repubblica Ceca riconosciuti dai loro coniugi che sono giunti ieri a Canazei. Ieri le unità di ricerca hanno ritrovato anche il corpo della decima vittima.

Degli otto feriti sette sono ancora in ospedale e un paio di loro versano in gravi condizioni (quattro sono ricoverati a Trento e tre in Veneto). «Ci sono tutti i connotati di una tragedia inevitabile, unica nel suo genere: è venuto giù un grattacielo di 70 piani», ha detto Zaia.

Resta ancora una persona dispersa ma per le autorità sarebbe la undicesima vittima dopo che nei giorni scorsi sono stati trovati dei resti di una persona (di cui è ancora ignota l’identità), che rientrava nel conteggio dei dispersi.

«In questi giorni avevo sempre cullato la speranza che qualcuno dei dispersi dopo la tragedia della Marmolada potesse essere ritrovato e curato. Non ci sono parole, se non lacrime», ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia. «Rispetto al ghiacciaio stiamo elaborando un provvedimento assieme alla provincia di Trento di chiusura in salvaguardia di tutta quell’area, ovviamente quella che è stata teatro della tragedia», ha aggiunto Zaia. Nel primo pomeriggio di ieri c’è stato un incontro della task force che sta coordinando le ricerche a cui hanno partecipato sia il governatore del Veneto che il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti.

A Canazei è arrivata ieri anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, che si è recata nella caserma dei Vigili del fuoco. «Sono qui per dire grazie davvero a questa meravigliosa comunità per quello che avete fatto, che state facendo e continuate a fare. Le istituzioni sono con voi, non vi lasceremo mai soli», ha detto agli agenti.

In conferenza stampa ha invece espresso cordoglio ai famigliari delle vittime: «Provo grande dolore. Per un genitore la perdita di un figlio è la tragedia più grande della vita. Di fronte a questa tragedia le parole non leniscono una ferita così profonda».

Le ricerche

«Abbiamo trovato diversi reperti, sia tecnici, sia organici. Altri reperti li abbiamo trovati in un’altra parte della colata», ha detto Paolo Borgonovo, ispettore del centro di addestramento alpino della polizia di Moena, che ha partecipato a un intervento di ieri mattina sul ghiacciaio.

Si tratta di operazioni complesse, la pericolosità del sito è ancora alta, proprio per questo gli operatori si sono stanno servendo dei sismografi e hanno preparato diverse via di fuga, anche con gli elicotteri, in caso di un nuovo scioglimento improvviso. Ma le ricerche proseguono e alle 6 di questa mattina le unità interforze sono partite con i sopralluoghi per trovare altri reperti.

L’inchiesta

«La prevedibilità dell’evento è esclusa, non c’è, noi apriamo tutte le porte che abbiamo davanti per verificare cosa è successo e ricostruire il fatto», ha detto all’Ansa il procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi, riguardo all’inchiesta per disastro colposo aperta sul caso. L’obiettivo è capire se lo scioglimento era prevedibile e se siano stati rispettati tutte le fasi di monitoraggio. «Sentiremo persone, vedremo filmati e coinvolgeremo il mondo scientifico per fare prove per capire, dal punto di vista idraulico, come mai c'era questa grossa massa d’acqua», ha aggiunto il procuratore. Un lavoro d’inchiesta già iniziato ieri dai carabinieri di Trento che hanno acquisito i video relativi al crollo del ghiacciaio e svolto i primi interrogatori. Nei prossimi giorni saranno sentiti anche i feriti. «Il lavoro sta coinvolgendo più reparti, gli accertamenti sono un corso: l’attività prosegue, si sta sviluppando», ha detto ieri il comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Trento, il tenente colonnello Michele Capurso.

La risposta dei famigliari

Nel frattempo i famigliari delle vittime stanno pensando di costituire un’associazione per fare chiarezza su quanto è accaduto domenica 3 luglio. A formulare la proposta è Luca Miotti, fratello di Davide Miotti, uno dei dispersi nel crollo della Marmolada.

«Vogliamo capire se nelle istituzioni della provincia di Trento esista o meno una struttura che avrebbe dovuto interessarsi dei pericoli. E non dico il giorno prima ma settimane, forse mesi prima, verificando lo stato dello strato di ghiaccio sottostante. Ci chiediamo se la provincia di Trento abbia pensato, in questi anni di contrazione del ghiacciaio, riduzione della crosta e dello spessore a eventuali problemi per gli accessi», ha detto Miotti.

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