Da gennaio ad aprile del 2021 gli infortuni sul lavoro con esito mortale sono stati 306, il 9,3 per cento in più rispetto ai dati riferiti allo stesso periodo nel 2020. In lieve calo, invece, è stato il numero di denunce presentate, 171.870 in quattro mesi, lo 0,3 per cento in meno rispetto all’anno scorso.

L’Inail puntualizza che i dati del primo quadrimestre sugli infortuni sul lavoro sono «fortemente influenzati dal Covid-19», ma l’unico numero realmente gonfiato dall’emergenza da Covid-19 è quello riferito alle infezioni contratte sul posto di lavoro, aumentato del 26,1 per cento rispetto al primo quadrimestre del 2020.

Per il resto, l’aumento di morti sul posto di lavoro è indubbio.

Un caso mediatico

Il 3 maggio scorso l’Italia si è scoperta improvvisamente indignata dopo la morte di Luana D’Orazio, 22enne e mamma di un bambino di 5 anni, morta mentre lavorava in una fabbrica tessile a Oste di Montemurlo, in provincia di Prato, dopo essere rimasta impigliata nel rullo del macchinario a cui stava lavorando. È stata trascinata e risucchiata da un macchinario, forse manomesso, che i colleghi non sono riusciti a fermare in tempo.

La procura di Prato sta conducendo una serie di accertamenti sull’abbigliamento indossato da Luana nel momento della morte, sullo stesso macchinario e sui sistemi di protezione contro gli infortuni.

Si attende invece l’interrogatorio di uno dei due indagati per il reato di omicidio colposo, il responsabile della manutenzione dei macchinari della ditta. Con lui risulta indagata anche la titolare dell'impresa tessile nella quale la giovane era impiegata da un anno e dove ha perso la vita.

Il caso di D’Orazio ha ricevuto una grande attenzione da parte dei media. E forse, proprio per questo, i morti sul lavoro dopo di lei, sono stati segnalati tutti. Solo a maggio se ne contano 16. 

Ieri, in 24 ore, ne sono morti altri tre. Sei dal 1° giugno, in cinque giorni. Una media di più di un morto al giorno. Eppure, quelli morti fino al 31 aprile sono stati 306. Molti dei quali, senza un nome, almeno per la stampa, che ne riporta molti meno. Il caso di D’Orazio, quindi, ha reso ciò che prima passava inosservato, visibile, tangibile, dando voce anche ai sindacati che da oltre un anno chiedono un intervento per aumentare la sicurezza sul posto di lavoro. 

Morire per lavoro

Alfonso Cassese, di Piedimonte Matese, aveva 54 anni ed era un tecnico dell’Enel. È morto il 2 gennaio 2021, a Pietramelara, nel Casertano, mentre riparava un guasto a una linea elettrica in contrada Parata. Secondo quanto accertato dai vigili del fuoco e dai carabinieri, a uccidere il lavoratore è stata un’improvvisa scarica ad alto voltaggio, generata da uno sbalzo di tensione avvenuto mentre Cassese stava lavorando su un palo dell'elettricità. 

Era sposato e aveva due figli, è stato soccorso dai sanitari del 118, chiamati dai residenti, ma non c’è stato nulla da fare. I carabinieri della locale stazione e della Compagnia di Capua hanno sequestrato l’area e avviato le indagini per accertare le cause della morte.

Pasquale Barra, operaio di 55 anni, originario di Afragola, in provincia di Napoli, è morto il 7 gennaio scorso, nei pressi della stazione ferroviaria di Jesi, in provincia di Ancona. Secondo una prima ricostruzione, Barra si trovava vicino al binario 4, forse chino mentre lavorava, quando è stato travolto da un escavatore su rotaie. Il mezzo era condotto da un altro addetto della stessa ditta della vittima, che non si è accorto della presenza del collega a pochi metri, forse a causa dell’altezza della cabina di guida.

Lavoravano entrambi per la ditta Centro Meridionale costruzioni di Casoria (Napoli), che stava eseguendo lavori di restyling nella zona e abbattimento di barriere architettoniche per conto di Rfi.

Il cantiere è stato posto sotto sequestro. Il pm di Ancona, Ruggiero Dicuonzo, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Indagato l’operaio, collega della vittima, che era alla guida del mezzo che ha ucciso Barra. 

Antonio Bellissimo, un operaio di 51 anni, è morto il 19 gennaio, in un incidente avvenuto all’interno di una cava a Melicuccio, in provincia di Reggio Calabria. È morto dopo essere stato sbalzato a diversi metri di distanza da dove si trovava mentre lavorava, a seguito dello scoppio di uno pneumatico di un camion. Nonostante i colleghi abbiano allertato subito i soccorsi, non c’è stato nulla da fare. Bellissimo ha lasciato la moglie e i figli. Il pm di turno della Procura di Palmi ha disposto l’esame autoptico sul cadavere del 51enne, nell’ospedale di Locri.

Anche febbraio inizia abbracciando la morte. Salvatore Vetere, di 51 anni, è morto il 1° febbraio, in seguito a un incidente avvenuto in una conceria a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa. Vetere, originario di Crotone, era titolare di una ditta di termoidraulica di Montopoli in Val d’Arno, incaricata di effettuare un lavoro nella ditta conciaria. L’incidente è accaduto poco prima di mezzogiorno: stava lavorando a un ponteggio quando è caduto da un'altezza di circa tre metri. 

Sabri Jaballah, invece, aveva solo 22 anni, quando è morto, il 3 febbraio. Di origine tunisina, lavorava in un’azienda tessile di Montale, in provincia di Pistoia. È stato schiacciato da una pressa. Le cause dell'incidente sono in corso di accertamento.

Pier Luigi Maffei, 66 anni, ha perso la vita il 5 febbraio mentre lavorava come operaio a Stagno, in provincia di Livorno. È morto dopo essere caduto da un solaio, da un’altezza di tre metri, e aver sbattuto violentemente la testa sull’asfalto, mentre stava effettuando dei lavori in un capannone industriale. Un colpo fatale, che hanno reso vani i soccorsi. È poi intervenuta inoltre la polizia per ricostruire la dinamica dell'incidente.

Il 12 febbraio scorso, un operaio edile di 60 anni – di cui  non sono state rese note le generalità – era stato trasportato d’urgenza all’ospedale Cannizzaro di Catania dov’è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico a causa di politraumi riportati dopo essere caduto dal tetto di un’abitazione di Ramacca.

Il 60enne era salito lì perché stava lavorando al rifacimento della copertura. È morto tre giorni dopo, il 15 febbraio. In un primo momento l'imprenditore della ditta per la quale l’uomo lavorava aveva sostenuto che l’operaio era caduto casualmente dal tetto di un’abitazione privata di Mineo dove, per conto proprio, stava sistemando un’antenna televisiva, e che la vittima era salita sul tetto solo per dargli una mano a titolo personale.

Le indagini dei carabinieri e le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, però, hanno mostrato un’altra versione dei fatti: la vittima stava lavorando in nero e in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro in un cantiere edile a Ramacca, per il rifacimento di un tetto eseguito dall'impresa del 46enne. Inoltre, i carabinieri hanno accertato che un terzo dipendente della ditta,  su precisa indicazione dell'imprenditore, aveva provveduto a lavare le tracce di sangue sul pavimento del cantiere, poi sottoposto a sequestro.

A seguito della scoperta, l’imprenditore è stato denunciato con l’accusa di aver coperto la morte dell’operaio, facendola passare come una caduta accidentale dal tetto di un’abitazione e facendo cancellare le tracce di sangue nel cantiere da un suo dipendente, accusato invece di favoreggiamento personale. Denunciato anche il committente dei lavori, un uomo di 82 anni. 

Giuseppe D’Agostino, di 43 anni, originario di Catanzaro e domiciliato in Valle d’Aosta, è precipitato per circa 200 metri nell’orrido di Pré-Saint-Didier, morendo il 13 febbraio. Lavorava per un’impresa edile di Saint-Vincent a cui l’Anas aveva affidato dei lavori sulla strada statale 26. In base a una prima ricostruzione, si sarebbe allontanato dal cantiere e oltrepassato la barriera laterale della strada per espletare un bisogno fisiologico. Sarebbe poi scivolato dal ripido pendio, tra neve, ghiaccio e nebbia.

Il fascicolo è stato affidato al pm Luca Ceccanti, mentre Anas ha avviato un'indagine interna. La procura di Aosta ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. 

Peter Schotzer, di 42 anni, è morto invece il 17 febbraio, schiacciato da un trattore mentre lavorava in un bosco a Vallesina, nel comune di Meltina. 

Vincenzo Castellone, operaio di 54 anni, è morto il 22 febbraio, dopo essere precipitato da un’impalcatura a Portici, in provincia di Napoli. L’uomo, dipendente di una ditta di Giugliano che si occupa di ristrutturazioni, stava eseguendo dei lavori sulla facciata esterna di un edificio privato in Via De Lauzieres quando è precipitato. 

Giuseppe Laganà, un operaio di 42 anni, di Reggio Calabria è morto l’11 marzo, mentre lavorava alla ristrutturazione esterna del castello du Placanica, per una ditta locale. L’uomo, secondo quanto si è appreso, è stato colpito da una trave che si è staccata all’improvviso. Sul posto sono subito intervenuti i soccorsi, ma l'uomo era già morto. I carabinieri di Placanica hanno avviato le indagini per stabilire le cause dell'incidente e hanno posto sotto sequestro il cantiere.

Antonio Mendicino, 35enne di Cutro, operaio di una ditta che era stata incaricata della riparazione di un tetto nell'azienda Mida, che gestisce il termovalorizzatore di località Passovecchio, è morto il 27 marzo. Mendicino era sul tetto insieme a un collega per un sopralluogo, quando è scivolato precipitando a terra. Inutili i soccorsi del 118 giunti poco dopo. Mendicino lascia la moglie e due bambini.

Francesco Della Corte, un operaio di 53 anni di origine campana, è morto il 16 aprile in un infortunio sul lavoro a Viserba di Rimini. Secondo una prima ricostruzione da parte della polizia, l’uomo sarebbe stato investito da una ruspa in movimento del cantiere stradale. Il 53enne è morto sul colpo. 

Flamur Alsela, 50 anni, di origini albanesi, abitava a Chiari in provincia di Brescia ed era caposquadra nel deposito Amazon di Alessandria. È morto qui, il 29 aprile scorso, dopo che una trave all’interno del deposito ha ceduto, investendo sei persone e causando un morto e cinque feriti. Il 12 maggio, a distanza di oltre dieci giorni, un gruppo di consulenti, nominati dalla procura, ha effettuato un sopralluogo nel cantiere, ancora sotto sequestro.  

Natalino Albano, gruista di 49 anni, il 29 aprile è precipitato sulla banchina del porto di Taranto, perdendo la vita.

Mattia Battistetti, invece, aveva 23 anni. Era anche lui un operaio, ma il 29 aprile si è aggiunto alla lista dei morti sul lavoro. È stato investito da un’impalcatura, morendo sul colpo, mentre lavorava a Montebelluna, in provincia di Treviso. 

Il 3 maggio, l’incidente e la morte di Luana D’Orazio. Le immagini di un murale realizzato dallo street artist campano Jorit, a Roma, si trovano ovunque. Così come cambia la frequenza con cui arrivano notizie di sorti simili alla sua.

Appena due giorni dopo, il 5 maggio, a Busto Arsizio, in provincia di Varese, ha perso la vita Cristian Martinelli, di 49 anni. È morto schiacciato da un tornio meccanico, mentre era al lavoro, in un'azienda di estrusione di materie plastiche. Per l'uomo, trasportato d'urgenza in ospedale a Legnano in gravi condizioni, i medici non hanno potuto fare nulla. 

La procura di Busto Arsizio ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti, per far luce sulle cause dell'incidente che hanno portato al decesso di Martinelli. La pm Susanna Molteni ha inoltre disposto il sequestro del macchinario sul quale la vittima stava lavorando e l'autopsia. 

Maurizio Gritti, di 46 anni, è morto il 6 maggio a Pagazzano, nel bergamasco. Anche lui è rimasto schiacciato da una lastra di cemento staccatasi dalla gru che stava manovrando.

Lo stesso giorno, Andrea Recchia, 37 anni, è morto travolto da 14 quintali di mangime in un’azienda di Sorbolo, in provincia di Parma. L’area è stata posta sotto sequestro dalla magistratura e la Procura parmense ha aperto un’inchiesta sull’accaduto. Recchia stava movimentando alcuni sacchi di mangime con il suo muletto e ne avrebbe inavvertitamente rotto uno. A quel punto sarebbe stato travolto dal materiale, che l’ha soffocato.

Mario Tracinà, invece, 55 anni, ha fatto un volo di trenta metri, prima di morire. È successo il 7 maggio, in via Pertini, a Campomarino. Originario di Jesi, in provincia di Ancona, aveva trovato lavoro come operaio in una ditta edile, impegnata in lavori di consolidamento e sistemazione dei piloni di un viadotto. Secondo le prime verifiche sembra che l’uomo indossasse il casco di protezione e fosse imbracato.

A distanza di poche ore dal decesso di Tracinà, muoiono Samuel Cuffaro, eugubino di 19 anni, e una collega, Elisabetta D’Innocenzo, di 52. Entrambi lavoravano all’interno di un laboratorio impegnato nella lavorazione della cannabis light, a Gubbio, in provincia di Perugia. Sono morti a seguito di un’esplosione dovuta a una fuga di gas. Samuel, in particolare, lavorava con un contratto a chiamata per una delle due ditte impegnate nella produzione e commercializzazione della cannabis a scopo terapeutico. Operava al piano sottostante, non interessato dallo scoppio, ma sarebbe stato chiamato di sopra per sistemare alcune scaffalature metalliche. È morto sul colpo.

La procura di Perugia ha aperto un fascicolo per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Ci sarebbero già degli indagati ma su questo particolare viene mantenuto il riserbo. L’indagine punta a stabilire se siano state rispettate tutte le normative per lo svolgimento dell'attività.

Sandro Casarotto, contadino di 64 anni, è la quarta vittima del 7 maggio. Stava lavorando in un’azienda agricola insieme a due fratelli a Teodone, in provincia di Bolzano, dove viveva. L’uomo è stato schiacciato da una balla di fieno di circa 400 chili. Subito soccorso e rianimato sul posto, è deceduto in ospedale per le gravissime lesioni riportate.

Marco Oldrati, lavoratore 52enne di San Paolo d'Argon, in provincia di Bergamo, è morto in un cantiere di Tradate (Varese) cadendo da un’impalcatura da quattro metri di altezza.

Davide Trudu, 30enne di Samassi, comune sardo a 38 chilometri da Cagliari, è morto nell'ospedale Brotzu il 17 maggio, dopo essere caduto da un trattore sul quale viaggiava con un amico. L’incidente è accaduto la sera prima, poco dopo le 20 in via Salvo D’Acquisto, in una zona periferica della cittadina.

La vittima era sul parafango del trattore di un compaesano poco più grande di lui e stavano raggiungendo un campo dove avrebbero dovuto caricare sul mezzo alcune balle di foraggio. Forse una brusca sterzata del conducente del trattore ha sbalzato il ragazzo provocandone la morte.

Sergio Persico, mulettista di 53 anni di Orio al Serio, è deceduto a Spirano il 17 maggio, dopo essere stato investito da un mezzo pesante in retromarcia.

Christian Peluso aveva 45 anni ed è morto il 18 maggio. Era impiegato come operaio per una ditta edile di Comasco, che stava effettuando dei lavori di fissaggio dello scavo con armature in un cantiere vicino Lugano. Peluso è morto dopo essere caduto da una scala, da un’altezza di cinque metri. Ha lasciato la moglie e due figli piccoli.

Armando Rocco Mita, contadino 49enne di San Mauro Forte, in provincia di Matera, è stato travolto dal trattore, sempre il 18 maggio. L'uomo stava lavorando in un terreno situato in un'area collinare. Stando a una prima ricostruzione dei fatti, il trattore sul quale era alla guida si sarebbe improvvisamente ribaltato, schiacciandolo. I carabinieri hanno avviato gli accertamenti per chiarire la dinamica dell'incidente.

La terza vittima del giorno è Stepan Mikaylu, 51enne ucraino, deceduto a Croara di Gazzola, in provincia di Piacenza, dopo che il cancello di acciaio che stava montando in un cantiere edile si è sganciato dalle guide e gli è caduto addosso. 

Matteo Leone, operaio di 30 anni, è rimasto schiacciato da un carrello elevatore al porto di Salerno il 25 maggio. Nonostante gli sforzi dei medici dell'ospedale salernitano, il suo cuore ha smesso di battere il giorno dopo. Era molto conosciuto in città, grande tifoso della Salernitana e portatore di San Matteo e di Sant'Anna. Due anni fa sembra che avesse anche sconfitto la leucemia, tanto che sui social, in occasione dei suoi ultimi compleanni, aveva anche invitato i suoi amici a donare un piccolo contributo in favore dell'Ail. Ancora da chiarire le cause che hanno provocato l'incidente.

Alessandro Brigo, aveva 50 anni ed era sposato e padre di due figli. Andrea Lusini, invece, ne aveva 51 ed era stato assunto tramite agenzia interinale in un'azienda alimentare nel Pavese. I due stavano lavorando nei pressi di una vasca, contenente scarti di lavorazione animale, dai quali vengono ricavate farine per produrre mangimi. Uno dei due si è sentito male: il collega che era al suo fianco ha cercato a quel punto di soccorrerlo, ma ha perso a sua volta i sensi. Quando sono giunti sul posto gli operatori del 118, ormai era troppo tardi. I due operai cinquantenni potrebbero aver respirato ammoniaca o un altro gas velenoso che non sarebbe stato aspirato dalla cappa interna alla vasca. L’incidente si è verificato presso la ditta Digima srl a Villanterio, un'azienda in provincia di Pavia che si occupa di raccolta e lavorazione dei sottoprodotti della macellazione.

Marco Celant, di 38 anni, era di Fiume Veneto (Pordenone), ed è morto il 1° giugno in seguito alle ferite riportate dopo un incidente sul lavoro  in un'azienda di lavorazione di alluminio, l’Anoxidall, nella zona industriale Ponte Rosso, a San Vito al Tagliamento. Celant stava manovrando un muletto quando la macchina operatrice si è ribaltata, schiacciandolo. Ricoverato a San Vito, è deceduto poco dopo. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, il personale sanitario, giunto con ambulanza ed elisoccorso e i carabinieri, che hanno effettuato dei rilievi con i tecnici dell'Azienda sanitaria. Muletto e area sono stati posti sotto sequestro della Procura. 

Domenico Careri, 59 anni, era un operaio addetto alla manutenzione. È morto sul lavoro il 3 giugno, travolto e ucciso in un incidente stradale avvenuto sull'A2 Autostrada del Mediterraneo all'altezza di Francavilla Angitola, nei pressi dello svincolo di Pizzo Calabro nel Vibonese. L’uomo era dipendente di una ditta che sta effettuando lavori per conto dell'Anas. Secondo quanto si è potuto apprendere un veicolo in transito, per cause in corso di accertamento, ha urtato il lavoratore che successivamente è caduto battendo la testa sull’asfalto, in quello che si è rivelato essere un colpo mortale. Sul posto sono accorse le squadre Anas e le forze dell'ordine. Appena scattato l'allarme, è intervenuto l'elisoccorso ma l'operaio è morto a causa delle ferite riportate, prima che arrivassero i soccorsi. Il conducente che lo ha travolto è sceso subito dall’auto prestando i primi soccorsi. Nella zona sono da tempo in corso dei lavori ed è in atto un restringimento della carreggiata.

Bruno Bardi, 59 anni, è morto il 4 giugno in un cantiere a Leffe, in provincia di Bergamo. La vittima, autotrasportatore dipendente dell'azienda Codognotto di Salgareda, da ontre vent’anni, secondo quanto ricostruito da vigili del fuoco e i carabinieri della stazione di Clusone intervenuti presso la ditta bergamasca, sarebbe stato travolto da un carico di cinque quintali che stava scaricando dal mezzo pesante che aveva appena parcheggiato nel cortile dell'azienda Plastic Leffe. L'incidente sarebbe avvenuto mentre l'autotrasportatore stava sciogliendo le cinghie che reggevano il carico, che lo ha travolto. I soccorsi sono stati vani. Bardi viveva con la madre in via Bianchini a Carbonera, non si era mai sposato e non aveva figli. Lascia un fratello e una sorella. 

Gerardo Lovisi, 45 anni, e Gianni Messa, 57 anni, sono morti il 4 giugno soffocati dall’anidride carbonica. Il primo si era calato in una vasca di fermentazione del vino, nella cantina di cui era responsabile. Messa, invece, direttore della sicurezza dell'azienda vitivinicola Fratelli Martini di Cossano Belbo, è sceso per secondo nel tentativo di salvare il collega, che era svenuto sul fondo. I due dovevano fare una bonifica delle vasche, profonde una decina di metri e larghe due, dove viene conservato il vino durante la fermentazione. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, Lovisi sarebbe entrato nella cisterna per recuperare un attrezzo della manutenzione, finito sul fondo della vasca, ma ha perso i sensi. Stessa sorte per Messa, entrato invece per cercare di salvarlo. 

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