Benedetto ‘Nitto’ Santapaola è morto nel carcere di Opera, all’età di 87 anni, dove era rinchiuso al 41 bis, il carcere duro per i mafiosi. E lui mafioso è stato per tutta la vita, ha tenuto in ostaggio Catania per almeno un quarto di secolo, boss di rango di cui si è scritto e parlato sempre troppo poco. A differenza di Totò Riina, il corleonese che decise di sfidare lo stato con le stragi del biennio 1992-1993.

Prima il tritolo di Capaci che uccise Giovanni Falcone e la sua scorta, poi l’autobomba che ammazzò Paolo Borsellino e gli agenti che lo proteggevano. Stragi per le quali anche Santapaola è stato condannato in via definitiva, ma la via catanese al crimine ha avuto tratti distintivi, diversi dalla strada di sangue e morte scelta da Riina.

Il boss morto nel carcere milanese ha retto un modello criminale in grado di «essere spietato, ma anche politico e duraturo. È la Cosa nostra che ha vinto e che è difficile disvelare tutta intera», usando le parole di Sebastiano Ardita, magistrato catanese che conosce la mafia sotto il vulcano. 

Un modello che qualcuno aveva capito anni fa quando Santapaola frequentava i salotti buoni e i cavalieri del lavoro erano i padroni della città. Erano gli anni ottanta e il giornalista, intellettuale, drammaturgo, Pippo Fava, dedica una copertina che resta lezione di coraggio e giornalismo.

I quattro cavalieri dell’Apocalisse era il racconto di chi aveva messo le mani sulla città ai piedi dell’Etna. Fava viene ucciso la sera del 5 gennaio 1984 a un passo dal teatro Stabile. Alla fine furono condannati come mandanti Benedetto Santapaola e suo cognato Aldo Ercolano, ma non si è mai capito se avessero agito autonomamente o per conto terzi. 

Modello affaristico

Quel clan ha continuato a rappresentare un modello affaristico e criminale, in grado di radicarsi anche altrove, nel settore dei giochi, del greggio, delle armi, facendo affari tra la Sicilia e Malta. 

In fondo Santapaola aveva iniziato da ortolano per fare presto la scalata al cielo, prima venditore di cucine e poi aprendo la più grande concessionaria d’auto di Catania. Era il 1981 e all’inaugurazione c’erano anche questore e prefetto. Un’immagine che racconta il boss e il suo modello di crimine, affari e sangue. 

Santapaola è morto dopo 23 anni di detenzione, nel 2020 aveva tentato senza successo di uscire per motivi di salute. La procura ha disposto l’autopsia. 

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