Arriva la non punibilità per gli ufficiali impegnati in operazioni negli istituti di pena, dove i poliziotti penitenziari potranno fingersi detenuti. Il tutto si potrà fare anche «per interposta persona». Ecco servito il caos
Nelle nuove misure del governo sull’ordine pubblico non poteva mancare il carcere, regno del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Nel decreto voluto dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo le violenze di Torino, è passato inosservato un articolo che rischia di contribuire al caos nelle celle. Il sistema carcerario è in difficoltà da anni, ma le disposizioni volute in questi anni dalle destre, così come le scelte di dirigenti, lo spingono verso il collasso.
L’articolo in questione è il 16, ribattezzato «operazioni sotto copertura per la sicurezza degli istituti penitenziari». Il concetto di sicurezza del governo, lo dimostrano anche le misure precedenti adottate, ha questa duplice veste: impunità per forze dell’ordine e colletti bianchi, reati e pene aumentate per contenere dissenso e crescente conflitto sociale.
E allora ecco le operazioni sotto copertura. In particolare il nuovo articolo estende anche ai poliziotti penitenziari, in particolare «agli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi del corpo», la non punibilità.
Proprio in quelle carceri dove già regna il caos, con poliziotti aggrediti continuamente, con casi di tortura e violenze contro e tra i detenuti. Senza dimenticare processi delicatissimi in corso, come quello a Santa Maria Capua Vetere. Dibattimento che vede come principale imputato Antonio Fullone, voluto da Delmastro Delle Vedove, come capo della formazione di tutto il corpo.
Come a dire, ecco chi comanda, ecco chi premiano: un messaggio per tutti. Ora arriva anche la non punibilità per «le operazioni sotto copertura». Chiaramente viene venduta come una garanzia per gli agenti, ma è solo la conferma del modello: allargamento della sfera di impunità in cambio del collasso da subire ogni giorno. Perché per cambiare gli istituti di pena servono soldi, assunzioni, formazione e una visione. Che non c’è. I suicidi, le aggressioni, il sovraffollamento, con 18 mila detenuti in più della capienza consentita, con agenti allo stremo che arrivano anche a superare le 13 ore di lavoro al giorno. Mancano 20 mila poliziotti penitenziari. «Non ce la facciamo più, ci hanno abbandonati», è la frase ricorrente.
Le pareti crollano
A disciplinare la scriminante è la legge numero 146 del 16 marzo 2006 che prevedeva all’articolo 9 la non punibilità per gli ufficiali di polizia, carabinieri e guardia di finanza, «appartenenti alle strutture specializzate o alla Direzione investigativa antimafia», ma anche per altre figure investigative, incluse quelle specializzate nell'attività di contrasto al terrorismo e all'eversione.
Ora viene esteso anche agli ufficiali dei nuclei investigativi della penitenziaria. Cosa potranno fare? Se impegnati nel corso di specifiche operazioni di polizia, al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine a diversi reati compiuti dai detenuti in carcere, potranno acquistare, ricevere, occultare «denaro o altra utilità, documenti, sostanze stupefacenti o psicotrope, beni ovvero cose che sono oggetto, prodotto, profitto, prezzo o mezzo per commettere il reato». Ma anche potranno «promettere o dare denaro o altra utilità richiesti da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio o sollecitati come prezzo della mediazione illecita», si legge. Il carcere come luogo dove ci potrebbero essere operazioni con agenti in veste di finti detenuti. Il tutto si potrà fare anche «per interposta persona».
Il caos. Cosa ne pensano i sindacati? «È una innovazione che può certamente rivelarsi utile sotto il profilo investigativo e repressivo. Continua tuttavia a mancare la prevenzione. Il tema è cosa si vuole fare del carcere e quale ruolo debba avere il corpo di polizia penitenziaria», si interroga Gennarino De Fazio, che guida la Uil penitenziaria. «Bisogna prima stabilizzare il sistema e investire in formazione. Oggi le carceri sono una pentola a pressione, in cui la pressione aumenta sempre più, e si pensa a chiudere la valvola e a rinforzare il coperchio. Così facendo, prima o poi collasseranno le pareti», conclude. Le pareti già crollano.
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