Un controllo dei carabinieri su un’automobile si è trasformato in un episodio di violenza: quattro attivisti hanno denunciato di aver subito violenze prima di essere arrestati e in seguito processati per direttissima.

Questo è quanto accaduto a Padova la sera di mercoledì 15 aprile, dove tre attivisti del Centro sociale Pedro sono stati fermati da un’auto dei carabinieri mentre erano da poco usciti un’assemblea cittadina organizzata in vista delle mobilitazioni cittadine del 25 aprile.

Il fermo

Gli attivisti sono stati fermati, secondo quanto afferma il comunicato dell’Arma, perché i carabinieri avevano «notato l’atteggiamento sospetto della conducente di un’utilitaria». Nel giro di pochi minuti, secondo le testimonianze raccontate in conferenza stampa nella mattinata del 17 aprile a Padova dalle attiviste e dagli attivisti presenti, il fermo è degenerato in violenze: «L’atteggiamento è sembrato fin da subito intimidatorio, tanto è vero che i militari hanno costretto fisicamente le persone ad uscire dalla vettura, strattonandole, anche nel momento in cui avevano già consegnato le carte di identità».

I carabinieri, al contrario, hanno affermato che «durante l’accertamento, gli occupanti del mezzo hanno assunto un atteggiamento ostile ed oltraggioso, tentando di eludere il controllo allontanandosi».

Diversa la versione degli attivisti: «Le persone fermate stavano comprando le sigarette al tabacchino e sono state fermate in modo minaccioso – ricorda alla conferenza stampa Rolando Lutterotti, attivista del Cso Pedro – a cui è seguita una perquisizione con esito negativo, dove hanno trovato solo l’equivalente di mezza canna». Nulla dunque che potesse far pensare all’arresto.

L’arrivo dei testimoni

Alcune persone che tornavano dall’assemblea al centro sociale, sono giunte mentre si stava svolgendo l’operazione dei carabinieri: «Hanno visto la scena e si sono fermati a chiedere cosa stesse succedendo» e da lì, alla vista di altre persone, il clima è diventato pesantissimo.

Secondo svariate testimonianze, i carabinieri hanno poi ammanettato uno degli attivisti che si trovava nel veicolo «sbattendolo a terra, schiacciandolo e stringendo le manette mentre lui urlava».

A quel punto le persone intorno hanno iniziato a chiedere di fare piano, e i militari avrebbero poi chiesto rinforzi che, secondo le testimonianze, sarebbero consistiti in 18 auto in totale – tra polizia, carabinieri e Guardia di finanza – a fronte di quattro fermati e una decina di persone intorno.

All’arrivo degli altri militari la situazione è diventata ancor più caotica: mentre attiviste e attivisti chiedevano di non far male ai fermati, diversi carabinieri rispondevano con «spinte, schiaffi, minacce di utilizzo del taser, di manganelli e spray al peperoncino. Il tutto con uno spiccato accanimento sulle attiviste donne e queer».

Il processo per direttissima

Nella stessa notte di mercoledì è partito l’arresto immediato di quattro attivisti e attiviste, che poi nel pomeriggio di ieri, giovedì 16 aprile, sono andate a processo per direttissima; uscendo poi dal tribunale con un provvedimento che intima loro di rimanere nel proprio domicilio dalle 22 alle 7 del mattino.

Durante lo svolgimento del processo, nel piazzale antistante il tribunale patavino, un centinaio di persone tra studenti, attivisti e sindacalisti si sono riunite in un sit-in per chiedere la liberazione delle persone arrestate e annunciando una «querela contro l’aggressione e l’abuso di potere subito da alcuni di noi, grazie anche alle testimonianze delle persone presenti».

Già nel pomeriggio di ieri, la notizia è iniziata a circolare e ha preoccupato diversi esponenti della sinistra nazionale, che hanno chiesto chiarezza rispetto alle modalità di arresto e alla gestione dell’episodio da parte delle forze dell’ordine.

Cucchi (Avs): «I video che ho visto mi ricordano le scene dell’Ice»

«Ci si deve interrogare sulle responsabilità di chi dovrebbe garantire sicurezza  – ha scritto il deputato di Avs Marco Grimaldi – ma invece sembra alimentare paura e ingiustizia». Dura anche la reazione della senatrice Ilaria Cucchi, che oggi ha presentato un’interrogazione parlamentare in merito alla vicenda: «Oggi è stato approvato in Senato l’ennesimo pacchetto sicurezza, che di sicurezza ha ben poco. Alcuni punti riguardano proprio le manifestazioni, il tentativo di ostacolare la libertà di espressione e di pensiero. Guardo le immagini del video sulla vicenda di Padova e capisco quanto è pericoloso il momento che stiamo attraversando».

Cucchi ricorda che qualche giorno fa aveva affermato “qui non siamo a Minneapolis”. Eppure, i video che gli attivisti hanno pubblicato «mi ricordano molto le scene dell’Ice, e la preoccupazione sempre più forte è che in Italia si possa verificare, se andiamo avanti di questo passo, quello che sembrava qualcosa di lontano».

Anche per Cucchi il nesso con il fermo avvenuto a ridosso dell’organizzazione della giornata della Liberazione dai nazifascisti è particolarmente inquietante: «Fa riflettere che avvenga a pochi giorni dal 25 aprile e anche che l’ennesimo pacchetto sicurezza sarà approvato definitivamente in prossimità di quella giornata».

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