Dal 25 al 27 settembre al Monk, prende forma la prima edizione della tre giorni curata da Scomodo: mostre, workshop, dibattiti e proiezioni per raccontare il presente con le immagini: «Abbiamo deciso di costruire questo momento perché gli spazi ritrovino il loro scopo di costruire comunità», spiega la direttrice Pellizzari
Trasformare la narrazione visiva in un dispositivo concreto di indagine collettiva e di costruzione comunitaria. È per questo che prende forma, dal 25 al 27 settembre, negli spazi del Monk di Roma, Everyday: il festival interamente dedicato alla fotografia sociale e al fotogiornalismo contemporaneo, organizzato e curato da Scomodo, la redazione indipendente di under 35.
«Abbiamo deciso di costruire questo momento perché gli spazi ritrovino il loro scopo di costruire comunità intorno a degli obiettivi comuni. Il nostro, con la stampa di Scomodo e la costruzione di momenti come questo Festival, alla sua prima edizione, è fare in modo che il giornalismo trovi nuovi linguaggi visivi per parlare di istanze che come generazione e come comunità pretendiamo e vogliamo costruire insieme», spiega Cecilia Pellizzari, la direttrice editoriale della rivista indipendente: «Sono proprio questi temi a ritornare nelle mostre in programma».
Il percorso espositivo, infatti, presenta progetti ad alto impatto sociale e civile: da I Stay I Resist di Alessio Cassaro, che documenta quattordici storie libanesi di quotidiana resistenza durante la guerra a Beirut, a Donne e crisi climatica di Gaia Squarci, incentrato sul ruolo centrale delle donne nell'affrontare le emergenze ambientali. Dalla ricerca personale di Cristina Vatielli in Terra Mater, che intreccia la crisi ecologica con il tema intimo dell'infertilità, all'indagine di Giulio Piscitelli sui Cpr, fino all'installazione visionaria Gea 2076 — Ricordi dal futuro curata da Greenpeace.
Ma non solo mostre. A rendere vivo il festival ci saranno anche talk, dibattiti, workshop e proiezioni, con ospiti d'eccezione del panorama culturale, artistico e giornalistico contemporaneo, come Pietro Turano, l'attivista palestinese Maya Issa, Saverio Tommasi in dialogo con Etero Basiche e molti altri.
Anche la musica e le performance dal vivo diventano parte integrante dell'esperienza del festival, trasformando il giardino del Monk in un punto di incontro costante tra pubblico, artisti, fotogiornalisti e attivisti, con l’obiettivo di rendere Everyday non soltanto uno spazio di dibattito teorico, ma anche un'occasione diffusa di festa, socialità e scambio informale. Perché, spiegano ancora da Scomodo, in un’epoca segnata dall'iper-produzione di immagini quotidiane, la fotografia si riconferma il mezzo privilegiato per interrogare il presente, muovendosi nello spazio sospeso tra dimensione intima e storia collettiva.
L’elemento centrale della visione curatoriale del festival, infatti, sta nella connessione intergenerazionale e nella contaminazione tra linguaggi differenti: Everyday mette in dialogo diretto autrici e autori under 35 con professionisti affermati del fotogiornalismo internazionale, affrontando le grandi questioni del nostro tempo: dai femminismi alle trasformazioni del mondo del lavoro, dalle emergenze ambientali ai i flussi migratori. La fotografia così diventa non solo un racconto quotidiano del mondo, ma uno spazio condiviso di scambio umano e crescita professionale in grado di costruire uno spazio di discussione reale.
Tra i partner di Everyday anche CGIL Nidil, Greenpeace, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Charlemagne, WeWorld, Emergency, Sky Arte, Edicom Lab e Nonsonocosa.
© Riproduzione riservata