Il pontefice in visita alla chiesa di Ponte Mammolo nella periferia est di Roma è tornato anche a parlare di guerra: «Qualcuno pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre»
«C’è un atteggiamento che si presenta: chiudere le porte. No, basta così». Con queste parole Leone XIV ha invitato ad aprire all’accoglienza durante la visita alla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, nel quadrante est di Roma per il primo dei cinque incontri previsti nelle periferie.
Prima della messa il Pontefice ha incontrato anziani e malati della parrocchia e ha richiamato il messaggio evangelico sull’ospitalità verso chi viene da lontano. «Il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso, lo spirito di quel Gesù che ci ha detto: “Ero straniero e mi avete accolto”», ha affermato, rivolgendosi alla comunità con un invito chiaro: «Porte aperte che accolgano tutti».
Durante l’incontro il vicario di Roma Baldo Reina ha ricordato al Papa l’impegno di circa cento realtà parrocchiali della diocesi attive in servizi dedicati agli stranieri per favorirne l’integrazione. Un lavoro che Leone XIV ha voluto riconoscere e incoraggiare, ringraziando le comunità parrocchiali per questo «gesto» di «grande valore» e sottolineando l’importanza di continuare a costruire una Chiesa capace di accoglienza e vicinanza verso chi è più fragile o vive l’esperienza della migrazione.
Nel suo intervento il Pontefice ha ricordato anche il significato della liturgia della domenica “in laetare”, che invita alla gioia anche nei momenti difficili. Citando il profeta Isaia — «Rallegrati, Gerusalemme» — ha spiegato che proprio questa gioia può diventare un segno di speranza per un’umanità ferita.
Leone XIV ha quindi denunciato le guerre che continuano a colpire diverse regioni del mondo, sottolineando che nessuno può giustificare la violenza nel nome della religione. «Qualcuno pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre», ha detto. Al contrario, ha aggiunto, Dio è sempre sorgente di luce e di pace e chi invoca il suo nome è chiamato a cercare con perseveranza riconciliazione e dialogo tra i popoli.
Il Papa ha infine lodato il lavoro della comunità parrocchiale di Ponte Mammolo, che da quasi novant’anni opera accanto alle situazioni di povertà ed emarginazione del quartiere. Tra le attività ricordate anche l’impegno con i detenuti della vicina Casa di reclusione di Rebibbia e l’accoglienza di molte persone provenienti da altri Paesi.
«So che aiutate tanti fratelli e sorelle a inserirsi qui, a imparare la lingua, a trovare una casa dignitosa e un lavoro onesto», ha detto il Pontefice. Pur riconoscendo che non mancano difficoltà, talvolta aggravate da chi approfitta della fragilità dei più poveri, Leone XIV ha incoraggiato la comunità a proseguire nel servizio attraverso la Caritas, le case-famiglia e le attività educative per i giovani, ricordando — con le parole di sant’Agostino — che la carità è il volto concreto dell’amore cristiano nel mondo.
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