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La dignità umana è l’unica cosa che non entra nel Cpr di Milano

«Sono stanco. A volte penso di prendere una corda e farla finita, come quel ragazzo di Torino». A parlare è Mohammed, uno degli ospiti del Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Milano. Autolesionismo e tentativi di suicidio da tempo scandiscono la quotidianità al suo interno. Un fallimento su tutti i fronti che non sembra destinato a cambiare

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