L’amministratore del gruppo facebook “Mia moglie”, dove 32mila uomini scambiavano immagini delle proprie compagne senza consenso, era un 70enne residente nel leccese e deceduto a marzo 2025. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati dispositivi informatici che verranno ora analizzati per definire le eventuali responsabilità. La polizia postale ha individuato le utenze telefoniche attraverso cui era stata creata la pagina identificando come intestatari la moglie del 70enne e l’ex compagno della figlia, di 24 anni. «La signora si professa estranea alle accuse» ha dichiarato il legale, definendola come «fortemente scossa».
 

In seguito alle segnalazioni di numerosi utenti e le pressioni politiche, Meta aveva chiuso e rimosso il gruppo per «violazione delle policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti». A denunciarne l’esistenza era stata la scrittrice e attivista Carolina Capria, nel suo profilo instagram L’ha scritto una femmina, riaccendo il dibattito sul ruolo delle piattaforme nella prevenzione della violenza digitale. Gli utenti del gruppo condividevano immagini di mogli, compagne, sorelle o anche sconosciute, ritratte in momenti di quotidianità, e trattate come oggetti di cui disporre a proprio piacimento. Non a caso la stessa Capria aveva parlato di «uno stupro virtuale», perché «l’eccitazione viene sempre dalla mancanza di consenso».

«Non riesco a smettere di pensare a cosa significhi per una ragazza/donna scoprire di essere finita su un gruppo del genere (ce ne sono decine e decine), di essere "scambiata", di essere messa in piazza, ceduta», aveva commentato la scrittrice. 

A settembre 2025 gli investigatori avevano invece sequestrato i siti Phica.net e Phica.eu. spazi che si presentavano come dedicati all’erotismo, ma che nel tempo erano stati oggetti di numerose segnalazioni per la diffusione di immagini non consensuali, spesso prelevate dai social network o scattate in contesti privati.

Attivo almeno dal 2010, il sito aveva raccolto una community internazionale e ha attirato critiche e denunce da parte di associazioni e singole persone, senza conseguenze rilevanti fino al 2023, quando è stata avviata una petizione per chiederne la chiusura. Nell’estate del 2025, dopo l’emersione del caso del gruppo Facebook “Mia moglie”, le adesioni alla petizione sono aumentate rapidamente, superando le centomila firme, mentre sono cresciute anche le denunce di donne che si sono riconosciute nelle immagini pubblicate.

© Riproduzione riservata