Sarà ascoltato il principale imputato del processo per le brutalità del 6 aprile 2020. Il sottosegretario alla Giustizia lo ha nominato capo della formazione della penitenziaria. Il tribunale nega le riprese a Domani e a Spotlight, autorizzato solo il tg regionale Rai
«Si rigetta per difficoltà organizzative». Gabriella Maria Casella, presidente del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, usa una formula stringata per negare a Domani l’accesso con telecamera nell’udienza che si celebra oggi.
Il processo è il più importante che si svolge di fronte alla corte d’Assise del tribunale campano. Lo stato che processa lo stato, alla sbarra ci sono 103 imputati. I pm li ritengono, a vario titolo, responsabili del più grave pestaggio mai documentato in un carcere italiano dall’inizio della Repubblica. Un pestaggio raccontato per primo da questo giornale che aveva pubblicato anche i video delle violenze, la diffusione delle immagini aveva indotto l’allora primo ministro, Mario Draghi, e la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, a chiedere scusa durante la visita nel carcere Francesco Uccella.
Tocca a Fullone
Un dibattimento importante nel quale oggi sarà ascoltato il principale imputato, Antonio Fullone. È stato lui da provveditore regionale ad aver disposto la perquisizione straordinaria, che si è poi trasformata in un pestaggio di stato.
Proprio lui aveva costituto il gruppo di supporto agli interventi. Mentre affronta un processo delicatissimo ha fatto carriera. È stato promosso a capo della formazione della polizia penitenziaria dal padrone delle carceri italiane, il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Un’evidente questione di opportunità avrebbe sconsigliato questa scelta.
La ragione è semplice, Fullone era il provveditore quando quell’orrenda mattanza è stata realizzata, ne ha la responsabilità per il ruolo che ricopriva. Quella penale sarà accertata dai giudici e Fullone, come gli altri imputati, è innocente fino a sentenza definitiva.
Per i pm è anche responsabile di depistaggio per le false prove costruite dopo il pestaggio. La richiesta di riprese video era stata effettuata anche da Stefano Maria Bianchi, che lavora nel programma Spotlight di Rainews24, per anni autore e inviato delle trasmissioni di Michele Santoro. Anche in quel caso è arrivato il diniego. In aula sono autorizzate solo le telecamere del tg Rai regionale, gli altri no. Il prescelto di Delmastro e il processo allo stato non avranno copertura video nazionale. «Problemi organizzativi», dice il tribunale. Domani non è gradito.
Cucchi interroga
La senatrice Ilaria Cucchi aveva presentato un’interrogazione per chiedere spiegazioni proprio sulla nomina di Fullone come responsabile della formazione. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio ha risposto evocando il garantismo. Che ovviamente non c’entra niente in questa storia.
«Innanzitutto, è d’obbligo osservare che il procedimento penale nei confronti di Fullone è tuttora pendente in primo grado e non si è ancora concluso con una pronuncia definitiva», prima di elencare i meriti dell’ex provveditore.
La sua è stata una carriera brillante, ma c’è una evidente questione di opportunità. Ministro e sottosegretario non colgono il messaggio devastante per i nuovi agenti, con la formazione diretta da chi è accusato di aver autorizzato quella che si è trasformata in una macelleria messicana. E la responsabilità politica, gestionale di quella scelta resta e prescinde dal giudizio penale. Dietro la scelta di Fullone, l’idea di nominarlo a capo della formazione c’è la pretesa di Delmastro Delle Vedove di riscrivere la storia di quel pestaggio.
Proprio l’allora deputato di opposizione, pochi mesi dopo i fatti, era andato a Santa Maria per proporre l’encomio per gli agenti indagati. Ora sono tutti a processo, ma lui li riabilita mentre il dibattimento resta a fari spenti.
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