Care lettrici, cari lettori

la settimana della Giustizia ha avuto come evento chiave la relazione del ministro Carlo Nordio sullo stato della Giustizia, su cui trovate un approfondimento.

Rimane forte anche il dibattito sul referendum, su cui interviene con una intervista per spiegare il suo no anche l’ex magistrato e oggi scrittore, Giancarlo De Cataldo.

Infine, il 30 si svolgerà in Cassazione l’inaugurazione dell’anno giudiziario, con il bis il 31 nei distretti delle corti d’Appello. Il 10 febbraio, invece, toccherà al Consiglio di Stato.

La relazione sulla Giustizia

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è intervenuto alle camere per relazionare sullo stato della giustizia. L’intervento, pur riguardando il sistema nel suo complesso, ha riguardato anche la riforma costituzionale e il futuro referendum: «Questa relazione non è solo un bilancio di quanto realizzato, ma è soprattutto una dichiarazione di intenti per il futuro: un futuro che vogliamo costruire nel segno della trasparenza, della responsabilità e della fedeltà ai valori costituzionali». A questo link, un approfondimento sui dati e le valutazioni fatte dal ministro.

Il ddl Consenso

Una riscrittura completa, con la parola «consenso» che dà il nome al disegno di legge sostituita con «dissenso». La proposta di modifica depositata dall’avvocata leghista e presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno stravolge del tutto non solo l’articolo 609 bis del codice penale sulla violenza sessuale per come è oggi, ma anche e soprattutto la formula originaria contenuta nel ddl e approvata all’unanimità alla Camera, dopo l’accordo tra Elly Schlein e Giorgia Meloni.

Il testo approvato alla Camera recitava: 

«Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero ed attuale di quest’ultima, è punito con la reclusione da sei a dodici anni. 

Alla stessa pena soggiace chi costringe taluno a compiere o subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, ovvero chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità della persona offesa al momento del fatto, o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. 

Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi».

Il testo base presentato da Bongiorno, invece: 

«Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

La volontà contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso.

La pena è della reclusione da sei a dodici anni se il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.

La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulti di minore gravità».

Secondo Bongiorno, «si supera così decisamente l'obsoleta struttura della norma vigente che condiziona la punibilità a positive condotte di violenza, minaccia o abuso di autorità da parte dell'autore del reato. Se queste si verificano, esse danno luogo ad una forma aggravata del reato, che sussiste comunque, per il solo fatto che manca il consenso. La tutela della vittima è a 360 gradi, perché la norma - ed anche questa è una importante innovazione - punisce la violenza sessuale anche quando la persona si è trovata nell'impossibilità di esprimere consenso o dissenso perché è stata colta di sorpresa o non ha potuto reagire, paralizzata dalla paura o dall'imbarazzo» e «la presenza o l'assenza del consenso devono essere valutate alla luce della situazione e del contesto in cui si svolgono i fatti».

Le opposizioni si sono opposte al nuovo testo, che è una rottura clamorosa di un accordo politico, anche con critiche puntuali al testo: la «volontà» non è sinonimo di consenso, cui fa riferimento invece la convenzione di Istanbul sulla violenza di genere. Si tratta anche di un «eclatante passo indietro» rispetto alle sentenze costituzionali, aggiungono i parlamentari dem, secondo cui introdurre il dissenso e le variabili di contesto «sposta il peso della prova sulle vittime, trasformando il silenzio, la paura o la paralisi in zone grigie funzionali a chi agisce violenza».

Le attenuanti, infatti, possono diventare alibi e quindi giustificazioni per chi stupra, «rafforzando una cultura che normalizza la violenza». Contro la nuova formulazione si sono schierate anche le associazioni Differenza Donna e Dire, concordi nel parlare di «clamoroso passo indietro». Addirittura, è la sintesi delle opposizioni, meglio non approvare alcuna legge e lasciare tutto com’è invece che recepire la proposta Bongiorno.

Il caso Report

Un software installato sui computer delle procure e dei tribunali italiani sarebbe stato in grado di spiare magistrati e giudici senza lasciare alcuna traccia. A questo Report dedicherà un servizio in onda domenica.
In particolare, i pc coinvolti sarebbero circa 40mila: su di essi sarebbe stato installato un programma informatico chiamato ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager). E cioè un prodotto della Microsoft che serve per gestire in modo centralizzato i dispositivi. 

L’installazione sui computer da parte dei tecnici del dipartimento Tecnologia del ministero della Giustizia risale al 2019. Il caso è stato sollevato dalla procura di Torino nel 2024 e inoltre sarebbe stato messo a tacere dagli attuali dirigenti del ministero guidato da Carlo Nordio su ordine di Palazzo Chigi, secondo un testimone – un dirigente ministeriale – che ha parlato con Report.

Sul tema è intervenuto anche il Csm, con la settima commissione che ha deliberato all’unanimità di richiedere al ministero chiarimenti sulle modalità di funzionamento del software e su possibili intromissioni abusive.

Mattarella ai giovani magistrati

La Costituzione italiana «si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri», «persegue il duplice obiettivo di bilanciare i poteri dello stato e di garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ciascuno», ha detto Sergio Mattarella davanti ai magistrati ordinari nominati lo scorso aprile.

Eppure è indubbio che il suo discorso, rivolto anche al ministro della Giustizia Carlo Nordio che era seduto in prima fila, ha toccato necessariamente temi che suonano sensibilissimi se cadono nel pieno del confronto sul prossimo referendum sulla giustizia. Sono i giorni dello scontro fra il fronte del Sì e quello del No.

«Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili, proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche», dice Mattarella, «per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura».

Non è una bocciatura del doppio Csm, certo è un’accentuazione dell’autonomia dell’ordine giudiziario – quella in pericolo, secondo chi sostiene il No – anche in indiretto contrasto con l’interpretazione di organo di alta amministrazione propugnata da Nordio e dai sostenitori del Sì. E ancora: il presidente sottolinea che la «credibilità delle decisioni» si fonda su «livelli di professionalità elevati».

Poi aggiunge: «Anche a voi tocca essere “agenti della Costituzione”, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona». Il compito «cruciale» di «applicare la legge e tutelare i diritti della persona», richiede «maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche, assoluta imparzialità nell'interpretazione». Ma questo dovere di «essere imparziale» è anche di più, è «testimoniare imparzialità in ogni contesto, anche extrafunzionale, per evitare che il comportamento del singolo possa porre a rischio la fiducia dei cittadini nel corretto svolgimento dell'attività giudiziaria. Il rigore morale e l’alta professionalità costituiscono i due elementi che sorreggono la credibilità dell’ordine giudiziario».

Per Mattarella ci sono, infine, anche questioni di stile che sono sostanza, in un tempo in cui tanta parte dell’opinione pubblica contesta la politicizzazione della magistratura: per «un compito così alto» serve, dice, «la profonda conoscenza delle norme» ma anche «il rifiuto di ogni forma di presunzione, attitudini che inducono alle doti preziose dell’umiltà e alla prudenza nel giudizio. Doti che, in ogni ambito e in ogni tempo, è sempre stato più facile elogiare che praticare».

L’Ufficio del processo

Il sindacato Usb ha fatto sapere che, pur mancando la conferma ufficiale, sono aumentate «le stabilizzazioni da 6mila a 8mila» per i lavoratori dell’ufficio del processo. Tuttavia, «ci sono ancora migliaia di lavoratrici e lavoratori che a giugno andranno a casa» e serve «continuità contrattuale a tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno dato un enorme contributo al raggiungimento degli obiettivi del Pnrr e al funzionamento del sistema giustizia». E ancora, «il risultato dei 2mila posti in più è sprone per continuare a lottare fino alla stabilizzazione».

Nordio sulle correnti

Durante il convegno “Giustizia giusta”, il ministro Nordio parlato del Csm, sostenendo che «il Csm si è molto modificato nella sua dinamica ed è arrivato addirittura ad avanzare delle critiche a disegni di legge proposti dal governo, che da un punto di vista tecnico magari possono anche essere plausibili. Senonché, negli anni, vi è stata proprio una esondazione da parte del Csm che si è permesso di dare dei giudizi di merito politico, oltre anche su tante altre cose, che non sono di sua competenza. Questo nella Costituzione non solo non ci sta, ma è esattamente il contrario di quello che dicevano i nostri padri costituenti».

Le parole non possono che essere lette in relazione alla riforma costituzionale e al referendum. «Le correnti si sono trasformate in veri e propri strumenti di potere. Queste correnti si sono associate in un modo così pregnante da un punto di vista politico, interferendo con la vita politica, che hanno sottoposto la democrazia italiana, e quindi la politica, ad una sovranità limitata».

Le motivazioni della condanna a Davigo

Sono state pubblicate le motivazioni della corte d’Appello per la conferma della condanna a Piercamillo Davigo per la divulgazione dei verbali coperti da segreto, per cui è stato condannato a un anno e tre mesi, con pena sospesa.

Nelle motivazioni del processo d’appello bis, si legge che Davigo «ha intenzionalmente divulgato a molteplici soggetti, più o meno interni al Consiglio della magistratura, i contenuti di quei verbali, e talora consegnando materialmente copia, così violando quei doveri di riserbo e di silenzio che gli erano specificamente imposti dal suo alto ruolo e le disposizioni delle circolari del 1994 e del 1995». Davigo, all’epoca consigliere del Csm, «ben sapeva che quegli atti erano coperti da segreto istruttorio» e la sua giustificazione di averlo fatto per «riportare la vicenda sui binari della legalità», «non appare affatto convincente», perché «sarebbe stato sufficiente indirizzare il pm Storari alla Procura generale di Milano, organo legittimato a formalizzare eventualmente una informativa al Csm».

I numeri delle intercettazioni

Il deputato di Forza Italia, Enrico Costa, ha divulgato una serie di tati riguardo le intercettazioni. Nel 2022 sono state disposte 82.494 intercettazioni; 83.883 nel 2023 e 90.883 nel 2024. Nel primo semestre del 2024 il totale è stato di 48.152, mentre nello stesso periodo del 2025 si è arrivati a 50.892. Un andamento che, se confermato, porterebbe il dato complessivo del 2025 a sfiorare o superare quota 100mila.

Parallelamente cresce anche l’uso dei trojan informatici. Nel 2022 sono stati autorizzati in 3.528 casi; nel 2023 in 4.324 e nel 2024 in 5.261. Nel primo semestre del 2024 i trojan autorizzati sono stati 2.532, mentre nei primi sei mesi del 2025 il numero è salito a 2.783.

In crescita anche le intercettazioni ambientali: 13.467 del 2022 e 15.350 del 2024, con una previsione che per il 2025 si attesterebbe intorno alle 18.000 (nel primo semestre del 2025 sono state 9.204).

La spesa per intercettazioni, dal 2021 al 2025, è aumentata del 58,13% (da 203 milioni di euro del 2021 a 321 milioni del 2025).

Nomine al Csm

Uffici direttivi:

Presidente corte appello Torino: nominata Alessandra Bassi, attualmente presidente sezione corte appello Torino

Presidente corte appello Venezia: nominata Rita Rigoni, attualmente presidente sezione corte appello Venezia

Presidente corte appello Cagliari: nominato Massimo Antonio Orlando, attualmente giudice tribunale Livorno

Presidente tribunale Varese: nominata Mariolina Concetta Rita Panasiti, attualmente giudice tribunale Milano

Presidente tribunale sorveglianza Milano: nominato Marcello Bortolato, attualmente magistrato sorveglianza Firenze

Presidente tribunale sorveglianza Trento: nominata Grazia Manganaro, attualmente magistrato sorveglianza Spoleto

Procuratore Brindisi: nominata Pina Montanaro, attualmente sostituto procuratore minorenni Taranto

Procuratore Latina: nominato Gregorio Capasso, attualmente procuratore Tempio Pausania

Procuratore Termini Imerese: nominato Angelo Vittorio Antonio Cavallo, attualmente procuratore Patti

Procuratore Nuoro: nominato Daniele Rosa, attualmente sostituto procuratore Livorno

Procuratore Lagonegro: nominato Giuseppe Cacciapuoti, attualmente sostituto procuratore Salerno

Presidente tribunale minorenni L’Aquila: nominata Nicoletta Orlandi, attualmente consigliere corte appello L’Aquila

Uffici semidirettivi

Procuratore aggiunto Torino: nominato Salvatore Dolce, attualmente sostituto procuratore direzione nazionale antimafia

Procuratore aggiunto Nola: nominato Giuseppe Cimmarotta, attualmente sostituto procuratore Napoli

Procuratore aggiunto Nocera Inferiore: nominata Anna Frasca, attualmente sostituto procuratore Napoli

Presidente sezione corte appello L’Aquila: nominato Armando De Aloysio, attualmente consigliere corte appello L’Aquila

Presidente sezione corte appello L’Aquila: nominato Alfonso Grimaldi, attualmente consigliere corte appello L’Aquila

Presidente sezione tribunale Nola: nominata Barbara Di Tonto, attualmente giudice tribunale Napoli

Presidente sezione tribunale Reggio Emilia: nominata Annamaria Casadonte, attualmente consigliere corte cassazione

Trasferimenti extraordinem:

Silvia Cavallari, attualmente giudice lavoro tribunale Reggio Emilia: deliberata la riassegnazione quale consigliere corte appello Brescia (posto precedentemente occupato), ai sensi della l. 133/98

© Riproduzione riservata