«Alla luce della gravità dei fatti emersi, che denotano una spiccata capacità criminale e una rete di connivenze volta all'inquinamento probatorio, si chiede a codesta procura di valutare la richiesta al giudice di applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio nei confronti degli indagati». 

Così scrive Luca Marco Comellini, segretario generale del sindacato dei militari, nell’esposto inviato alla procura di Milano, all’attenzione dei pubblici ministeri Marco Cirigliano e Giancarla Serafini. 

Il riferimento è alle chat audio tra carabinieri, alcuni non indagati, pubblicate da Domani nei giorni scorsi e contenute nel procedimento penale per la morte del giovane Ramy Elgaml, il giovane egiziano caduto dal motorino e morto dopo un inseguimento delle forze dell’ordine, il 24 novembre 2024. «Il presente atto intende sottoporre all'attenzione dell'autorità giudiziaria ulteriori elementi di estrema gravità emersi dalle inchieste giornalistiche pubblicate dal quotidiano "Domani" in data 16 e 17 febbraio 2026, intitolate "Il video vogliamo venderlo?” “Come la destra ha usato Ramy" e "Zecche appese a piazzale Loreto: ecco le chat shock"», si legge nell’esposto.

In particolare il sindacato parla di chat che mostrano «un disprezzo assoluto per la vita umana e una matrice ideologica incompatibile con lo status di militare», scrive di un «razzismo sistemico», della «ricerca del pretesto», di una «violenza politica e istituzionale» e dell’intimidazione «dei testimoni». Per questo nell’esposto si chiede di procedere per i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e istigazione di militari a disobbedire alle leggi.

Il sindacato chiede all’autorità giudiziaria di intervenire per «il concreto e attuale pericolo di reiterazione delle condotte criminose e di ulteriore inquinamento probatorio, facilitato dalla permanenza degli indagati nei ruoli operativi dell'Arma».

© Riproduzione riservata