Non solo i quattro poliziotti indagati di favoreggiamento e omissione di soccorso per il caso su Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso con un colpo di pistola alla tempia dall’assistente capo Carmelo Cinturrino, in carcere per omicidio volontario. A essere stato trasferito è, in base a quanto si apprende, anche il capo del commissariato Mecenate di Milano. 

Intanto l’indagine della procura meneghina va avanti e si allarga al contesto in cui è stato consumato il delitto, al boschetto di Rogoredo. 

Si stanno convocando a tappeto persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con il 41enne ora a San Vittore. Non solo tossicodipendenti e spacciatori da lui arrestati, ma anche chi lo ha incrociato durante le operazioni antidroga su cui ora si sta scavando. Inoltre, sono stati raccolti e si proseguirà a raccogliere elementi, a cui poi si dovranno trovare i riscontri. Si è a caccia, per esempio, di immagini come un video del pestaggio di un disabile, di cui si è parlato, o di una presunto indebito sequestro di soldi. E poi ci saranno da incrociare i racconti, magari alcuni da cristallizzare con un incidente probatorio.

Il prossimo 9 marzo, il Tribunale del Riesame ha fissato l'udienza in cui i nuovi difensori, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, discuteranno la richiesta degli arresti domiciliari per Cinturrino, che ancora oggi, a colloquio con i suoi legali, ha respinto ogni accusa come quella che ha definito una «infamia» e che gli ha attribuito presunte richieste di «pizzo». 

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