La Corte d’Assise di Reggio Emilia ha condannato all’ergastolo i genitori di Saman Abbas, la 18enne uccisa nella primavera del 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia. Quattordici anni allo zio, mentre assoluzione per i cugini. Per l’omicidio e soppressione di cadavere erano imputati cinque familiari della giovane ragazza: il padre Shabbar Abbas, lo zio Danish Hasnain, i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, tutti detenuti e presenti e la madre Nazia Shaheen, latitante in Pakistan.

La procura reggiana aveva chiesto l’ergastolo per i genitori, e 30 anni per gli altri. Secondo gli inquirenti Samna Abbas è stata uccisa perché non voleva accettare il matrimonio combinato dai suoi famigliari con un suo cugino in Pakistan. Le forze dell’ordine avevano impiegato diversi mesi prima di riuscire a trovare i resti del cadavere in un casolare vicino la sua abitazione.

Le dichiarazioni del padre

Al processo hanno partecipato diversi giornalisti. Tra gli imputati che hanno preso parola in aula c’è anche il padre di Saman che ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee per oltre un’ora e mezza. «Ho sentito tante parole false. Non è vero che sono persona ricca, non è vero che sono una persona mafiosa. Non è vero che ho ammazzato una persona qua, una in Pakistan. Non è vero che sono andato a casa di Saqib (il fidanzato di Saman, Ndr) a minacciare. Anche questo è falso, come quelli che dicono “ha ammazzato la figlia ed è scappato via”». E ancora: «Saman disse di sì al matrimonio col cugino, in famiglia erano tutti contenti perché era un bravo ragazzo. Non era un matrimonio combinato». Shabbar Abbas ha parlato anche della figlia: «Saman era molto intelligente, forte, poi diceva anche bugie. Mia figlia ha detto bugie. Anche questo mi fa male». Scoppiando a piangere Shabbar ha detto: «Mai nella vita mia mai ho pensato di uccidere mia figlia. Neanche gli animali fanno queste cose. Signori giudici non ho mai pensato queste cose. Era mio cuore, mio sangue, ho portato qua il mio cuore e il mio sangue. Non ammazzo figli, non sono un animale. Neanche a pensarlo».

«In questa aula credo non ci sia più una persona che creda ad Ali Heider. La sua parola vale zero», ha detto l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore dello zio, Danish Hasnain, accusando il testimone nonché fratello di Saman Abbas. Il legale ha chiesto di fatto di disconoscere la sua testimonianza. «Manca totalmente di linearità logico-espositiva e non è priva di interesse. Non si sa da dove abbia visto la scena del sequestro, quale fosse la fonte luminosa o cosa abbia sentito né quando Abbas abbia chiamato suo fratello», ha detto Cataliotti. Il ragazzo, ha aggiunto, «rende plurime versioni e i riscontri lo smentiscono. Il 30 aprile non c’era Danish come detto da lui e telecamere smentiscono la sua presenza. Non è vero nemmeno che Danish abbia acquistato i biglietti per i genitori. Il teste si contraddice, non è disinteressato anche perché indagabile. Eppure assistiamo alla beatificazione di San Ali Heider, manca solo che si fissi un giorno per il suo ricordo».

La fuga del padre e l’audio pubblicato

ANSA

Dopo l’omicidio e l’occultamento del cadavere, diversi parenti di Saman si sono dati alla fuga. Suo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq sono stati arrestati tra Francia e Spagna dove avevano cercato rifugio. Mentre entrambi genitori sono andati in Pakistan. Il padre, Shabar Abbas, è stato arrestato dalle autorità pakistane il 15  novembre del 2022 ed estradato successivamente in Italia. Lo scorso anno sono stati pubblicati degli estratti delle intercettazioni telefoniche tra il padre di Saman e un suo parente che raccontano quale sia stato il movente del brutale omicidio.

«Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (...) io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman ndr). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno», diceva Shabbar al parente in una chiamata avvenuta mentre si trovava in Pakistan poco dopo l’uccisione della figlia. 

Il parente della telefonata è stato già sentito dai carabinieri il 25 giugno del 2021, ai quali ha riferito le parole di Abbas: «Io sono già rovinato – ha detto il padre di Saman – avete parlato di me in giro, non lascerò in pace la vostra famiglia». E ancora: «Io sono già morto, l’ho uccisa io, l’ho uccisa per la mia dignità e per il mio onore. Noi l’abbiamo uccisa», diceva.

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