Il presidio per chiedere verità sulla morte del 42enne durante il fermo di polizia è degenerato in scontri tra manifestanti e le forze dell'ordine e atti vandalici che sono andati avanti per diverse ore. La famiglia: «Noi chiediamo solo giustizia»
Migliaia di persone hanno riempito, il 20 luglio, piazza del Nettuno, a Bologna, per la manifestazione organizzata per Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica durante il fermo di polizia nel quartiere Pilastro. Dal palco è intervenuta la nipote Yossra Fakir, che ha chiesto «verità, giustizia e dignità» per lo zio, sottolineando che la famiglia «non chiede odio» ma l'accertamento dei fatti.
«Si chiamava Abderrahim Fakir. Era mio zio. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via», ha detto la nipote dai gradini della Sala Borsa in piazza del Nettuno: «Per me essere qui oggi è un dovere. È il modo per stare accanto alla mia famiglia e dare voce a chi oggi non può più parlare. Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tantissime domande». La Yossa Fakir ha sottolineato anche che, nonostante la vicenda sia finita al centro dell’attenzione mediatica, «per noi Abderrahim non è mai stato e non sarà mai soltanto una notizia. Meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità».
Il presidio, promosso dal sindaco Matteo Lepore come momento di cordoglio per «la morte di un bolognese», è stato accompagnato da slogan come «giustizia» e «via lo scudo penale».
Al termine della manifestazione una parte del corteo si è spostato davanti a Prefettura e Questura, dove la tensione è aumentata. I manifestanti hanno gridato «assassini» agli agenti schierati in tenuta antisommossa.
Sono iniziati lanci di oggetti e bombe carta contro le forze dell'ordine, che hanno risposto con cariche, lacrimogeni e idranti nel tentativo di disperdere la folla. Gli scontri sono proseguiti per ore.
Nel centro della città si sono verificati atti vandalici. Le tensioni hanno portato anche all'annullamento della proiezione all'aperto del film Pirati dei Caraibi prevista in piazza Maggiore.
La famiglia di Fakir ha preso le distanze dalle violenze. Il legale Fabio Anselmo ha affermato che chi si è reso protagonista degli scontri e dei vandalismi «è amico di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir».
Durante i disordini, undici persone hanno avuto bisogno delle cure del 118. Sul posto, il personale sanitario ha assistito quattro manifestanti e cinque poliziotti. Un altro agente è stato trasportato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola, entrambi con ferite lievi.
Nel corso delle proteste anche i vigili del fuoco sono intervenuti: in via Monte Grappa, dove un fumogeno ha provocato un incendio in una corte interna e in via della Zecca, vicino a Palazzo d’Accursio, dove un’auto del Comune è stata data alle fiamme.
Le reazioni
«In Italia nessuno è al di sopra della legge. Nessuno scudo penale, neanche agli appartenenti alle forze di polizia. Che, peraltro, godono di una estesa fiducia in Italia e all'estero. Sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione», ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, in un'intervista al Messaggero sottolineando che «la magistratura sta lavorando e avrà tutta la collaborazione delle istituzioni. La Questura di Bologna ha già messo a disposizione ogni elemento utile, comprese le immagini delle bodycam, a riprova della piena trasparenza con cui si sta agendo. Chi dovrà accertare i fatti potrà inoltre avvalersi delle testimonianze delle tante persone, anche dei sanitari, che hanno assistito all'evento».
«Mi ha colpito come la politica nazionale sia rimasta distante da questo caso, con una freddezza che non deve essere delle istituzioni. Sento un grande silenzio. Una politica che di fronte alla tragedia è muta», ha commentato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, in un'intervista a la Repubblica: «Non si può morire così. Chiunque abbia visto quel video è rimasto scioccato. Io per primo. Ci facciamo molte domande, ma non siamo noi che dobbiamo dare le risposte. Mancano ancora molti elementi e immagini».
«Nel silenzio delle istituzioni mi hanno confortato le rassicurazioni del procuratore Paolo Guido, che sta facendo il massimo. Ha in mano le bodycam indossate dagli agenti, siamo in attesa dell'autopsia», dice ancora il sindaco. «Si sta lavorando per fare piena luce. Qualcosa è comunque sicuramente andato storto. Saremo al fianco della famiglia per appurare cosa».
Per il sindacato di polizia Consip, sono 56 i poliziotti rimasti feriti al termine degli sconti: «Questi feriti pesano sulla coscienza di chi ha irresponsabilmente aizzato la piazza offrendo agli estremisti il pretesto per attaccare la Polizia. Perché di fatto si è messa a repentaglio l'incolumità degli agenti solo per fare propaganda. A questi 56 poliziotti, che ieri sera hanno affrontato la guerriglia urbana per tutelare Bologna e i suoi cittadini, deve andare la solidarietà unanime di tutta la politica. Affinché sia chiaro un principio fondamentale: chi indossa una divisa non può essere trattato come un bersaglio», scrive in una nota il segretario generale Domenico Pianese.
Tra i video che mostrano gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti per le vie del centro di Bologna se ne vede anche uno in cui gli agenti colpiscono con i manganelli un collaboratore del settimanale L’Espresso, dopo essersi qualificato come giornalista.
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