Otto arresti, undici Daspo e sei agenti contusi. Il giorno dopo gli scontri che hanno trasformato il derby della Mole in una guerriglia urbana la procura e la questura di Torino stringono il cerchio attorno ai gruppi ultras juventini coinvolti nei disordini avvenuti domenica pomeriggio nei pressi dello stadio Olimpico Grande Torino, prima della partita valida per l’ultima giornata del campionato di Serie A.

Tre tifosi sono stati arrestati in flagranza, altri cinque in flagranza differita grazie alle immagini registrate dai droni della polizia. Le accuse contestate vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale al lancio di materiale pericoloso, fino al possesso di artifici pirotecnici durante manifestazioni sportive.

Il tifoso ferito

Il bilancio della giornata, però, rischia di essere molto più grave delle misure cautelari e amministrative già adottate. Marco Leonardo Basoccu, 36 anni, commercialista residente a Milano e appartenente ai Viking, storico gruppo ultras juventino nato nel 1986 e considerato tra i più oltranzisti della galassia bianconera, resta ricoverato, intubato e in prognosi riservata, all’ospedale Molinette dopo un delicato intervento neurochirurgico per un grave trauma cranico. Le sue condizioni, secondo fonti sanitarie, sono stabili: dopo la Tac eseguita questa mattina, il quadro clinico non avrebbe registrato variazioni.

La vicenda è ora al centro delle indagini. La procura di Torino ha aperto un'inchiesta per lesioni gravi per ricostruire ogni eventuale responsabilità. Il momento del ferimento sarebbe stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della zona: nel video, le cui immagini non sarebbero nitide a causa dei fumi del lacrimogeni sparati per disperdere i tifosi, si vede Basoccu mentre tenta di entrare allo stadio nel settore Distinti, una parte del quale era destinata ai sostenitori ospiti. Sempre dalle immagini lo si vede, dopo essere stato colpito, accasciarsi al suolo ed essere soccorso da altri tifosi, all'interno della struttura.


La prima ricostruzione circolata tra gli investigatori parlava di una bottiglia di vetro lanciata durante gli scontri tra ultras. Secondo questa ipotesi, addirittura, sarebbe stato un altro tifoso bianconero a lanciarla. Una tesi contestata dalla famiglia del tifoso. In un’intervista alla Stampa, il padre Pierluigi Basoccu ha sostenuto che il figlio sarebbe stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo. «È stato colpito da un lacrimogeno», ha detto al quotidiano torinese, mettendo apertamente in discussione la versione emersa nelle prime ore dopo gli incidenti: «Sono rimasto indignato sentendo la versione in cui viene sostenuto che mio figlio è stato colpito da una bottiglia. Una bottiglia ti fa un taglio e ti mettono qualche punto di sutura, non una cosa così devastante. Non so da dove sia venuta fuori questa versione che a me ha profondamente indignato. L'impatto è stato devastante, ho testimonianze dirette di ragazzi che erano lì, accanto a lui, che dicono che c'è stato un razzo lacrimogeno sparato ad altezza uomo proprio verso quell'area. Per questo escludo che possano essere stati altri oggetti a colpirlo».

Sui social del gruppo dei Viking, intanto, è apparso un messaggio per Basoccu: «Forza Marco! Siamo sempre con te. Viking 1986». A quanto si apprende, l’uomo era già conosciuto agli investigatori della Digos torinese per la sua appartenenza al gruppo, anche se a suo carico non risultano denunce o provvedimenti Daspo.


Gli scontri

I tafferugli sono iniziati nel tardo pomeriggio di domenica, quando gruppi di ultras juventini partiti da piazzale Caio Mario hanno cercato il contatto con i tifosi granata nelle vicinanze dello stadio. Per quasi 40 minuti la zona dell’Olimpico è stata attraversata da lanci di bottiglie, petardi, fumogeni e cariche della polizia. È in quel contesto che Basoccu è rimasto gravemente ferito.

La tensione si è poi trasferita dentro lo stadio. La notizia del ferimento dell’ultrà juventino ha provocato la protesta della curva bianconera, con i gruppi organizzati che hanno chiesto ai giocatori di non disputare la partita. Alcuni rappresentanti della squadra, tra cui il capitano Manuel Locatelli, e della dirigenza juventina sarebbero andati sotto il settore ospiti per trattare con gli ultras, mentre circolava il timore di una possibile invasione di campo. Il derby è iniziato con circa un’ora di ritardo, mentre entrambe le curve hanno progressivamente abbandonato lo stadio rimuovendo gli striscioni.

Le parole di Simonelli

Sul rapporto tra società calcistiche e curve è intervenuto anche il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha parlato apertamente di «sudditanza psicologica» dei club nei confronti degli ultras. «Trovo fuoriluogo e inopportuno il gesto di riverenza che spesso le squadre fanno andando a salutare sotto la curva i tifosi», ha detto a Radio Anch’io Sport, definendo «surreale» che «una parte minoritaria di tifosi si arroghi il diritto di decidere se far continuare o meno la partita». Simonelli ha anche annunciato che dalla prossima stagione la Lega eviterà di programmare derby nelle ultime giornate di campionato.

Le parole del presidente della Lega arrivano in un momento in cui il tema del potere delle curve organizzate torna con forza dentro il dibattito pubblico. Negli ultimi anni le inchieste giudiziarie sui rapporti tra ultras, criminalità organizzata e società sportive hanno mostrato come le curve non siano soltanto luoghi di tifo radicale, ma spesso spazi di controllo territoriale, gestione economica e pressione politica sui club. Gli scontri di Torino - culminati con un uomo in terapia intensiva e una partita sospesa di fatto dagli ultras - riportano quella questione al centro del calcio italiano.

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