Il presidente della Regione ha proclamato lo stato di crisi e d’emergenza, ma ci vorranno venti giorni solo per ristabilire la circolazione ferroviaria tra Messina e Taormina. I locali della costiera sono devastati, Stromboli è irraggiungibile
Una Sicilia ferita. Devastata. Le violente mareggiate degli ultimi giorni hanno letteralmente distrutto la riviera jonica messinese. Ma non solo. Giorni di dolore per gli abitanti di Santa Teresa di Riva, Letojanni, Alì Terme, Furci Siculo, Roccalumera, Nizza di Sicilia, Sant’Alessio Siculo, Taormina, Giardini Naxos e Scaletta Zanclea. Con la paura che forse niente tornerà più come prima.
In queste ore gli amministratori locali stanno chiedendo a gran voce al Governo Meloni di stanziare soldi. E stanno scendendo in campo anche i politici nazionali promettendo finanziamenti. Una sorta di gara che non piace per niente a chi sta vivendo un vero e proprio dramma. La gara di chi vuole arrivare prima degli altri. Di chi prima degli altri colleghi ha preso un aereo per la capitale.
Con la speranza che nessuno voglia costruirsi l’ennesima campagna elettorale alle spalle di quello che possiamo definire un vero e proprio disastro economico e naturale. Serviranno probabilmente più di venti giorni affinché venga ripristinata la circolazione ferroviaria tra Messina e Taormina. Un po’ meno tra Taormina e Catania. Le violente mareggiate che hanno colpito la costa jonica messinese hanno provocato gravissimi danni alla linea ferrata. Con innumerevoli disagi e criticità.
La più preoccupante a Scaletta Zanclea dove i binari sono letteralmente sospesi nel vuoto. Proprio a Scaletta Zanclea tornano i fantasmi del passato. Lì e nelle frazioni messinesi di Altolia, Briga, Giampilieri, Molino e Pezzolo nel 2009 morirono 37 persone in un’alluvione che segnò la popolazione locale.
A Scaletta Zanclea martedì sera è tornata la paura quando un’onda violentissima improvvisamente ha raggiunto il centro abitato e l’acqua del mare ha travolto le attività commerciali e le case: «A Scaletta Zanclea non abbiamo un lungomare – ha spiegato il sindaco Gianfranco Moschella – C’è un canale che collega il nostro paese con la spiaggia. E l’acqua del mare ha raggiunto con violenza Scaletta Zanclea. I commercianti e gli abitanti sono stati costretti a difendersi dalle violente mareggiate posizionando enormi sacchi di sabbia di fronte all’ingresso di negozi e case». I danni stimati? Al momento sono incalcolabili. Ma si parla di oltre mezzo miliardo di euro.
Stato di crisi
Il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani ha convocato in via straordinaria la giunta regionale. All’ordine del giorno ci sono la dichiarazione dello stato di crisi e d’emergenza regionale. Devastata Messina sud e letteralmente distrutto il lido Zahir di Santa Margherita.
I proprietari hanno puntato il dito contro il sindaco di Messina Federico Basile: «Un’amministrazione attenta dovrebbe tutelare i privati - afferma la proprietaria Tania Sorrenti - Dal 2023 invece nonostante le risorse già stanziate per i lavori di ripascimento di Messina sud i lavori si sono inspiegabilmente fermati. Nonostante i fondi del Pnrr. Proprio a due passi dalla casa del primo cittadino messinese». Sorrenti trattiene a stento le lacrime: «Se riapriremo? Non lo so. Lo spero. Ma sarà dura. Molto».
Anche il ristorante La Vela di Santa Margherita è stato fortemente danneggiato dalla violenza delle onde del mare. Ma i danni maggiori si contano tra Santa Teresa di Riva e Letojanni. Dove c’è una delle riviere più belle della Sicilia. Lo storico ristorante Da Nino affacciato da settant’anni sulla spiaggia di Letojanni è stato devastato dal ciclone.
Lo racconta Damiano Ardizzone: un giovanissimo sommelier nonché titolare di terza generazione di questo locale: «Il ristorante? Totalmente distrutto – racconta Ardizzone – Le onde del mare hanno sfondato le barriere che proteggevano il bar danneggiando tutta l’attrezzatura. La cucina esterna è completamente compromessa. La cantina inaccessibile. Ci sono acqua e fango dappertutto. Ma c’è anche un metro e mezzo di sabbia che ricopre le saracinesche sbarrate, sembra di essere in un film dell’orrore. A casa siamo senza luce da due giorni.
Un solo aspetto positivo: le case sono rimaste in piedi. Dopo il crollo della strada infatti abbiamo temuto il peggio. Sembra il Terzo Mondo. Mi sento distrutto».
I paesi e le isole
I giovani di Letojanni da due giorni spalano fango: «Non vogliamo rassegnarci. Rimbocchiamoci le maniche. Ripartiamo». Non va meglio a Roccalumera: «Tutte le abitazioni di fronte al mare sono invase dall’acqua e dalla sabbia – dice il sindaco di Roccalumera Giuseppe Lombardo – Sembra un bollettino di guerra. In più punti del paese siamo senz’acqua e senza luce».
«Ripartire immediatamente – ha detto il sindaco di Furci Siculo Matteo Francilia – Questo è quello che dobbiamo fare. Questo è il segnale che dobbiamo lanciare all’intero territorio. Abbiamo già cominciato i primi lavori. Una cosa è certa: dobbiamo ripartire. Subito. E lo stiamo facendo immediatamente». Lo stesso Francilia un anno fa durante un’alluvione aveva salvato un automobilista in difficoltà.
Ma è doveroso aprire un capitolo anche sulle Isole Eolie. A Lipari le violente mareggiate hanno invaso il porto e la frazione di Canneto è devastata. Ma i danni maggiori si contano a Stromboli. Dove c’è una popolazione ancora ferita e soprattutto impaurita dopo l’incendio e l’alluvione del 2022. Le mareggiate sono state violentissime. Il pontile del porticciolo è stato praticamente spezzato in due.
Un incubo: «Ma nessuno parla di noi – racconta la strombolana Rosaria Cincotta – Siamo isolati. E di fatto hanno chiuso un’isola. Ci sono persone che stanno male. Gente che ha necessità di spostarsi per visite mediche. Io sono fuori da domenica e non posso tornare a casa. Non arrivano viveri e medicine da una settimana. È tutto inconcepibile. Il sindaco non ha comunicato nulla. Non sappiamo niente. Nessuna comunicazione ufficiale se non quella della Liberty Lines che ha detto che neanche gli aliscafi andranno a Stromboli perché non possono attraccare. Chiediamo aiuto. Noi dipendiamo da quel pontile».
Anche nel catanese si contano i danni. Così come nel ragusano e nell’agrigentino. In una Sicilia in ginocchio.
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