Prima il ciclone Harry e le mareggiate che hanno distrutto lungomari e invaso case, poi lo smottamento nella cittadina nissena. Sulla riviera jonica i cavalloni hanno risparmiato i (pochi) comuni con le barriere frangiflutti, altrove i danni sono enormi. La solidarietà dei giovani armati di pala e carriola e le speranze dei cittadini: «Siamo spaventati, ma vogliamo far rinascere un territorio che è una delle punte di diamante del turismo siciliano»
Ripartenza. È questa la parola d’ordine in una terra ferita e fragile che vuole rialzarsi al più presto. Da un lato un ciclone che ha colpito violentemente la Sicilia orientale. Dall’altro un’intera città della Piana di Gela che sta franando a causa dell’ormai cronico dissesto idrogeologico: Niscemi. «Siamo spaventati e arrabbiati – urlano a gran voce gli oltre 20mila niscemesi - dopo trent’anni di fondi persi e di progetti a vuoto. Non abbiamo più niente. I politici e le loro passerelle? Che se ne stiano a casa».
Ma riavvolgiamo il nastro. Il 19 gennaio il cosiddetto ciclone Harry si è abbattuto con violenza sulla Sicilia orientale. Nella riviera jonica messinese si contano i danni, la maggior parte però generati non tanto dal ciclone ma da chi negli anni non ha predisposto le barriere frangiflutti. Sulla spiaggia e sommerse nel mare. Tanto che lo stesso Harry è stato addomesticato dove ha trovato sulla sua strada questi efficaci ostacoli.
Barriere per le onde
«Se si fosse agito diversamente i danni sarebbero stati minori. La soluzione? La messa in sicurezza. Basti pensare alla città di Messina e nella fattispecie a Santa Margherita, dove il lungomare ha retto nonostante le forti mareggiate», spiega l’ingegnere messinese Gaetano Sciacca. «Il merito è delle barriere sommerse nel mare poste oltre dieci anni fa dal genio civile. Barriere che hanno intercettato le onde del mare. Un sistema utilizzato anche a Sant’Alessio Siculo. Se si fosse utilizzata la stessa misura di prevenzione già progettata e finanziata, non avremmo contato questi danni negli altri comuni della riviera».
A Santa Margherita solo un lido è stato fortemente danneggiato. Una struttura costruita però dove non ci sono protezioni: «Un lido che probabilmente andava smontato alla fine dell’estate. Il motivo? Le concessioni demaniali per le strutture balneari precarie sono temporanee. Anche in previsione delle mareggiate l’arenile doveva essere liberato. Soprattutto in assenza di barriere», dice l’ex capo del genio civile Gaetano Sciacca.
Ma restiamo a Messina sud. A Galati Marina. Harry ha lambito diverse case che si affacciano sul mare, ma le barriere frangiflutti hanno mitigato i danni. Lo stesso non è accaduto in altri comuni della riviera jonica messinese. Per esempio a Santa Teresa di Riva. Lì le violente mareggiate hanno spaccato un lungomare bellissimo. Ma si poteva correre ai ripari? Esattamente un anno fa il ciclone Gabri aveva provocato danni non indifferenti. Proprio lì, a Santa Teresa di Riva. Dove crollò già lo stesso lungomare.
Nessuno è solo
Il presidente della Regione siciliana Renato Schifani visitò lo stesso luogo. Lo stesso «teatro di guerra». Eppure ci sarebbero lavori già finanziati per 10 milioni di euro. La burocrazia però ha bloccato i 14 “pennelli” che avrebbero salvato Santa Teresa di Riva e ora si contano i danni, non solo nella riviera jonica messinese. Anche le Isole Eolie sono state fortemente colpite dal ciclone Harry. A Lipari, soprattutto nella frazione di Canneto, i problemi sono atavici: «Che fine hanno fatto i progetti finanziati per la realizzazione delle opere di protezione?», si chiedono gli abitanti della più grande isola dell’arcipelago.
Più di 40 strutture sono state invase dalla sabbia e dalle onde del mare. Attività commerciali e case tra cui quella di Marco Scoglio, figlio dell’indimenticato Professore Franco Scoglio: «Abbiamo avuto un metro d’acqua dentro casa, sto provando a salvare almeno i ricordi di famiglia. L’acqua si è infiltrata praticamente ovunque. Devo ringraziare i ragazzi del Magazzino di mutuo soccorso di Lipari che ci stanno aiutando tanto», racconta il figlio dell’ex allenatore di Messina e Genoa.
«Ci siamo subito attivati. Sicuramente i danni maggiori si contano nella frazione di Canneto. Mobili da buttare, finestre divelte. Per fortuna molte abitazioni erano vuote perché parecchie persone d’inverno si trasferiscono», ha detto Luigi Mazza del Magazzino di mutuo soccorso di Lipari.
Nessuno è solo. La riviera jonica in questi giorni è invasa da giovani armati di pala e carriola. Perché in Sicilia il cuore fa la differenza. «Le conseguenze del ciclone Harry sono evidenti. Io mi sono sentito in dovere di dare una mano», ha raccontato il giovane messinese Francesco Armone, che vive a Messina ma d’estate spesso frequenta la riviera jonica. «L’obiettivo è la rinascita di questo territorio, che rappresenta una delle punte di diamante del turismo siciliano».
Frana in corso
In provincia di Caltanissetta c’è Niscemi che sta franando, dopo 35 anni di progetti mai realizzati, finanziamenti perduti e allarmi mai ascoltati. Dietro le case che scivolano nel fango dalla frana c’è un conto aperto di oltre 25 milioni di euro stanziati e mai spesi per un’area da sempre «a pericolosità elevata» per il rischio idrogeologico. Probabilmente da prima della frana del 13 ottobre del 1997, che coinvolse il paese nisseno. Da quel giorno nessun intervento preventivo fu previsto per il versante colpito dalla frana di questi giorni, che nulla c’entra con il ciclone Harry.
«Sono di Gela, ma lavoro da quest’estate con il Niscemi Calcio. Il giorno della frana stavo andando proprio allo stadio. Mi sono invece ritrovata bloccata», racconta Maria Teresa Corso, giovane addetta stampa del Niscemi Calcio. «Frana in corso, così mi hanno detto. Le immagini sono un pugno nello stomaco. Adesso mi piacerebbe in qualsiasi modo aiutare la comunità niscemese».
Intanto il sindaco Massimiliano Conti ha incontrato qualche giorno fa la premier Giorgia Meloni: «Ci vogliono tempi certi per chi ha perso la casa, cantieri urgenti per mettere in sicurezza le strade di collegamento. Adesso abbiamo paura, è inutile nasconderci. Ma Niscemi risorgerà». Venerdì 30 gennaio, invece, la visita nell’isola da parte del vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che però a Niscemi non si è fatto vedere. Il suo programma prevedeva un passaggio in alcuni dei comuni più colpiti dal ciclone Harry sulla parte orientale: Furci Siculo (dove il sindaco è il leghista Matteo Francilia, che compare nel novero dei consiglieri del leader del Carroccio), Santa Teresa di Riva, Letojanni, Acitrezza.
In Sicilia nessuno è solo, ma intanto qualche siciliano sussurra: «Soli lo siamo da sempre».
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