È la sesta archiviazione per l’indagine sui mandanti esterni a Cosa Nostra per le stragi di Firenze, Roma e Milano e per il fallito attentato allo stadio Olimpico. Marina Berlusconi: «Troppi disastri giudiziari, la giustizia resta un’emergenza. La politica non accantoni il tema»
Sesta archiviazione per l’indagine sui mandanti esterni a Cosa Nostra per le stragi di mafia del 1993, a Firenze, Roma e Milano e il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci, che il 15 gennaio ha accolto la richiesta della procura di Firenze.
Le parti offese, secondo quanto reso noto dal legale che le assiste, non sarebbero state però informate della richiesta di archiviazione. La notizia, anticipata dall’Ansa, è stata confermata dal vertice della procura fiorentina. Le indagini, che vedevano iscritti nel registro degli indagati Marcello Dell’Utri e l’ex premier e fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, erano state a suo tempo riunite sotto la competenza della Dda fiorentina oggi guidata da Rosa Volpe, perché l’episodio più grave fu la strage del 27 maggio 1993 a Firenze in via dei Georgofili che provocò cinque morti, tra i quali due bambine, le sorelle Nencioni.
I termini erano scaduti a dicembre e non erano prorogabili. L’indagine come detto era stata archiviata già cinque volte. Archiviazioni “tecniche” per consentire ulteriori attività investigative basate su nuovi elementi. Riaperture sempre ovviamente autorizzate dal giudice. Bisognerà capire se anche in questo caso si tratti di un’archiviazione tecnica o di una definitiva chiusura delle indagini su una pagina drammatica e oscura della storia italiana.
A stretto giro è arrivata la reazione di Marina Berlusconi: «L'incredibile storia dell'inchiesta di Firenze mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un'immensa occasione perduta per il nostro paese. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall'assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un'emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata».
Gli altri filoni
L’indagine archiviata vede altri filoni ad essa collegati. Uno riguarda la posizione di Rosa Belotti, la donna che si sospetta fosse la biondina a bordo dell’autobomba vista dal testimone Invernizzi pochi istanti prima dell’esplosione.
Un altro filone riguarda il ruolo dell’ex comandate del Ros, il generale Mario Mori, indagato sempre nell’ambito dell’inchiesta stragi per l’ipotesi di reato di favoreggiamento, per aver saputo – questa l’ipotesi investigativa – del piano stragista senza aver fatto nulla per impedirlo.
Infine è aperto il dibattimento del processo che vede imputato Salvatore Baiardo il prestanome dei fratelli Graviano per il reato di calunnia a Massimo Giletti riguardo a una foto che ritrarrebbe Silvio Berlusconi insieme al generale Delfino e a Giuseppe Graviano.
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