La procura aveva chiesto l’applicazione della misura cautelare per l’agente che avrebbe colpito con un lacrimogeno sparato ad altezza uomo la vittima, in coma per settimane e poi dimesso dalle Molinette. Applicata la sospensione dal servizio
Era un lacrimogeno quel «corpo contundente» che ha colpito «ad alta velocità» il tifoso bianconero Marco Basoccu all’ingresso del settore ospiti dello stadio Olimpico di Torino, nel corso degli scontri che a maggio scorso hanno preceduto il derby della Mole. Un lacrimogeno sparato, in barba a ogni prescrizione, ad altezza uomo. Ma il giudice delle indagini preliminari del tribunale del capoluogo piemontese ha stabilito che il poliziotto del quinto reparto mobile, individuato come responsabile del ferimento del giovane commercialista, non vada, così come precedentemente richiesto dai pm, ai domiciliari.
Alla mancata misura seguirà invece una sanzione disciplinare di dodici mesi: la sospensione, in via cautelativa, dell’agente. Che, accusato di lesioni aggravate, non avrebbe negato, durante l’interrogatorio preventivo, di aver sparato. Avrebbe in realtà soltanto dichiarato, come appreso da Domani, di non escludere di essere stato responsabile di quanto accaduto.
Ad aiutare i colleghi della squadra mobile di Torino a identificare l’uomo sono stati i video delle telecamere di zona, le dichiarazioni dei testimoni sentiti dagli inquirenti e la perizia balistica dell’esperto nominato dalla procura che ha stabilito, tra le altre cose, la velocità del colpo che a Basoccu, arrivato allo stadio con un pullman del gruppo ultras Viking, ha causato una frattura cranica e una ferita lacero contusiva frontotemporale. Per un periodo in coma, il tifoso è stato dimesso dalle Molinette il 9 giugno.
«Lanciare lacrimogeni ad altezza uomo è vietato – dice a questo giornale Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil Piemonte – Esistono delle prescrizioni ministeriali riguardanti le modalità di utilizzo di questi strumenti». Prescrizioni che l’accusato avrebbe dunque violato. «Ora – aggiunge Rossiello – non bisogna confondere le prerogative processuali, da garantire all’agente, con la sua difesa d’ufficio. Intraprendere quest’ultima strada, a prescindere, significa indebolire la posizione di chi lavora per strada ogni giorno. Ma c’è pure – continua il sindacalista – un’ulteriore riflessione da fare: in quali contesti operano i nostri uomini? Che formazione hanno? Che peso ha la catena di comando in situazioni così delicate? Servono soluzioni efficaci da adottare nella gestione delle piazze».
In questa storia è indagato anche un collega del poliziotto. La contestazione, in tal caso, è di favoreggiamento: l’agente avrebbe mentito nella sua relazione di servizio per coprire – è questa la tesi dell’accusa – l’indagato principale. E cioè il poliziotto identificato come l’uomo che ha colpito gravemente alla testa Basoccu.
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