Quasi 5.600 giorni dopo la condanna per favoreggiamento aggravato nei confronti di Cosa Nostra, Totò Cuffaro è di nuovo di fronte a una possibile pena da scontare. O meglio, a un patteggiamento. 

A chiederlo sono stati i suoi legali, nel corso dell'udienza preliminare che vede Cuffaro imputato di corruzione e traffico d'influenze, nell'inchiesta partita dall'ultimo grande scandalo nella sanità in Sicilia. Gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano hanno presentato l'istanza di patteggiamento.

Non è formalmente un'ammissione di colpevolezza, ma in sostanza Cuffaro accetterebbe di scontare tre anni. Termine che andrebbe stornato del periodo trascorso ai domiciliari, regime a cui è attualmente sottoposto, e che garantirebbe a Cuffaro la possibilità di espiare la pena sotto forma di lavori di pubblica utilità.

Gli avvocati hanno anche reso noto il luogo in cui Cuffaro svolgerebbe il servizio: la Casa del Sorriso di Palermo. La proposta, che prevede anche un risarcimento di 15mila euro nei confronti dell'Asp di Siracusa e dell'azienda sanitaria Villa Sofia, ha ricevuto il parere favorevole del pubblico ministero.

A decidere se la quantificazione della pena sia consona sarà la gup Ermelinda Marfia. La giudice ha fissato una nuova udienza per il 15 maggio. Quel giorno si potrebbe sapere se il nuovo processo a Cuffaro si sarà già concluso.

L’inchiesta sulla sanità

Il suo nome è il più importante tra quelli coinvolti nell'ennesima storia che ha gettato ombre sugli ospedali siciliani.

La procura ritiene che Cuffaro, 68 anni, abbia fatto da intermediario tra il direttore generale dell'Asp di Siracusa e alcuni responsabili della Dussmann Service, società interessata all'appalto per i servizi di ausiliariato. In cambio Cuffaro avrebbe ottenuto la promessa di assunzioni.

Dall'altra parte della Sicilia, a Palermo, Cuffaro si sarebbe mosso per condizionare gli esiti di un concorso, con l'obiettivo di favorire persone da lui segnalate. Ai candidati avvantaggiati sarebbero stati resi noti in anticipo gli argomenti delle prove.

Sul banco degli imputati ci sono altre otto persone. Tra loro Vito Raso, uno dei più fedeli collaboratori di Cuffaro, e Ferdinando Aiello. Quest'ultimo, di origini calabresi, tra il 2013 e il 2018 è stato deputato alla Camera con il centrosinistra; conclusa l'esperienza politica ha iniziato a lavorare come procacciatore d'affari.

L'indagine ha toccato anche Saverio Romano, attuale deputato. Nei confronti di Romano, già ministro all'Agricoltura nel quarto governo Berlusconi, la procura ha avanzato sospetti che riguardavano un suo coinvolgimento nella formazione dei rapporti illeciti tra gli emissari della Dussmann Service e l'Asp di Siracusa. Tuttavia, per lui la procura non ha chiesto il rinvio a giudizio, anche sulla scorta del voto contrario della Camera all'istanza di sequestro della corrispondenza informatica tenuta tramite sistemi di messaggistica istantanea e posta elettronica.

La notizia della richiesta di patteggiamento ha suscitato le prime reazioni della politica. «Il problema della Sicilia e di chi siede all'Assemblea regionale siciliana non è più giudiziario ma politico. La Regione va commissariata in particolare su acqua, sanità e rifiuti e lo si potrebbe fare immediatamente. Cuffaro è solo l'espressione più conosciuta di una degenerazione morale e amministrativa che è diventata norma», ha dichiarato Carlo Calenda.

Dopo lo scandalo giudiziario, il presidente della Regione Renato Schifani aveva sollevato dagli incarichi nella giunta gli esponenti della Dc. Un repulisti che il governatore ha definito un «atto di responsabilità politica e morale», ma che non ha riguardato l'assessora di Fratelli d'Italia Elvira Amata, in quel momento indagata per corruzione, insieme al collega di partito e presidente dell'Ars Gaetano Galvagno, e oggi a processo.

Sempre Schifani a fine aprile ha riaperto le porte della giunta alla Democrazia Cristiana richiamando uno dei due assessori che erano stati defenestrati per i legami con Cuffaro.

Se già nel 2011 Cuffaro aveva promesso che si sarebbe ritirato dalla politica dopo la condanna più grave, nella sua famiglia si affacciano nuove candidature: a Raffadali, il centro dell'Agrigentino da cui proviene Cuffaro, una sua nipote, Ida, è candidata alla carica di sindaca.

Nelle ultime ore ha denunciato una presunta intimidazione: un suo manifesto elettorale è comparso su una delle panchine rosse dedicate alle donne vittime di femminicidio. Se Ida Cuffaro dovesse vincere le elezioni, prenderebbe il posto del sindaco uscente Silvio Cuffaro. Ovvero suo zio, nonché fratello di Totò e dirigente generale del dipartimento Finanze e Credito alla Regione Siciliana.

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