Mario Adinolfi resta ai domiciliari. Al fondatore del Popolo della famiglia, attivista ultracattolico e difensore dei valori tradizionali, non è bastata un’ora di interrogatorio per convincere la Gip a revocare la misura cautelare. L’ex parlamentare è accusato di aver truffato decine di persone con la promessa di guadagni attraverso la sua “Scommessa Collettiva”. Le accuse sono di l'esercizio abusivo dell'attività finanziaria, raccolta abusiva del risparmio, truffa aggravata ed evasione fiscale. Un sistema con cui avrebbe raccolto quasi 5 milioni di euro, ma per i pm solo una parte di questa cifra sarebbe effettivamente finito nelle scommesse, la gran parte sarebbe stata impiegata in spese private di lusso.

In particolare, durante il primo interrogatorio Adinolfi aveva provato a chiarire le ragioni dei bonifici con causali che indicavano acquisti di beni di lusso: sarebbero state indicate volontariamente in modo falso su suggerimento del gestore del sito di scommesse online, proprio per evitare controlli. Una versione che rafforzerebbe proprio quella «mancanza di trasparenza» ipotizzata dalla Procura. Adinolfi sarebbe inoltre indisponibile a restituire il denaro che decine di persone sostengono di aver perso.

La gip ha così respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari presentata dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo. Per gli inquirenti è concreto il rischio di recidiva. L’arrestato potrà comunicare solo con i difensori, i familiari conviventi e quelli più stretti, mentre qualsiasi altro contatto dovrà essere autorizzato caso per caso dal giudice. I legali faranno ricorso al riesame.

© Riproduzione riservata