L’Eacea, l’agenzia della Commissione responsabile della gestione della sovvenzione, ha negato il finanziamento 2026-28 al network antirazzista: «Mi chiedo perché un'organizzazione con questo track record sia stata sottoposta a un livello di scrutinio così anomalo. È una domanda politica legittima, e l'Europa ci deve una risposta», commenta l’europarlamentare Scuderi
La Commissione europea sta voltando le spalle al più importante network contro il razzismo a livello continentale. L’istituzione Ue ha infatti deciso di ritirare i fondi all’Enar, l’organizzazione che a oggi raccoglie 140 associazioni impegnate nella lotta al razzismo. Questa decisione sarebbe drammatica per il network. A oggi i fondi della Commissione rappresentano circa il 75 per cento delle entrate totali dell’Enar e il loro ritiro comporterebbe il taglio di circa l’80 per cento dello staff dell’organizzazione.
A destare allarme all’interno del movimento antirazzista europeo sono anche le modalità e il tempismo della decisione della Commissione. «Nel gennaio 2025 l’Enar ha presentato domanda per un Accordo quadro di partenariato 2026-2028 nell’ambito del programma dell’Ue “Cittadini, uguaglianza, diritti e valori”. La nostra domanda ha superato con successo la valutazione iniziale ed è passata alla fase di preparazione dell’accordo di sovvenzione. Poi però qualcosa è andato storto», racconta Emmanuel Achiri, campaign lead della campagna Defend Anti-Racism dell’Enar: «Anziché avanzare nel processo, a partire dall’ottobre 2025 l’Eacea, l’agenzia esecutiva della Commissione europea responsabile della gestione della sovvenzione, ha avviato un’approfondita valutazione della capacità operativa dell’Enar. Tra l’ottobre 2025 e il luglio 2026, abbiamo risposto a ripetute serie di domande. Nonostante questi sforzi, a luglio, l’Eacea ha interrotto la procedura sostenendo che non avessimo dimostrato una capacità operativa sufficiente per attuare il programma 2026-2028. Una valutazione che noi respingiamo. Abbiamo continuato a svolgere le attività previste e l’Eacea ha persino accettato la nostra rendicontazione tecnica e finanziaria relativa al 2025 e ha autorizzato il pagamento del saldo di questa sovvenzione per cui, tra l’altro, non è stata riscontrata alcuna violazione degli obblighi».
Il comportamento della Commissione europea insomma lascia molti interrogativi. Ne è convinta anche Benedetta Scuderi, europarlamentare di Europa Verde e membro dell'intergruppo Anti-razzismo e Diversità: «Non tocca a me entrare nel merito legale, ma mi chiedo perché un'organizzazione con questo track record sia stata sottoposta a un livello di scrutinio così anomalo. È una domanda politica legittima, e l'Europa ci deve una risposta».
Le motivazioni
Il dubbio è che questa scelta sia stata dettata da ragioni politiche. «Il messaggio che l'Ue rischia di lanciare è pericoloso: si può fare attivismo per i diritti umani solo finché non si diventa scomodi per chi finanzia», dice Scuderi. Nell’ultimo periodo infatti l’Enar si era espressa criticamente nei confronti di diverse politiche europee come la decisione di non includere l’immigrazione come tema della nuova Strategia anti-razzismo. Inoltre un suo report aveva denunciato la gestione dei migranti in cinque confini europei, compreso quello italo-francese. Tutto questo in un momento in cui nelle istituzioni europee si ripresenta sempre più spesso un’alleanza che vede uniti il Partito popolare europeo e gli altri eurogruppi di estrema destra.
Quali che siano le motivazioni dietro questa scelta, il ritiro dei fondi rischia di avere conseguenze pratiche nella lotta al razzismo in Europa. «A partire dal 1998, anno della nostra fondazione, l’Enar e i suoi membri hanno contribuito ad alcuni dei progressi più significativi nella politica Ue per l’uguaglianza razziale. Penso ad esempio alla direttiva sull’uguaglianza nell’occupazione, al piano d’azione dell’Ue contro il razzismo e alla prima strategia dell’Ue per la società civile. Senza contare i nostri report e azioni su tutti i tipi di razzismo dall’antisemisimo all’islamofobia», spiega Achiri.
Le conseguenze
Anche Scuderi è preoccupata dalle conseguenze pratiche che questa decisione avrebbe. «Molte delle associazioni parte di Enar sono piccole e senza questo network non avrebbero alcun accesso diretto alle istituzioni europee. Se questa rete si indebolisce, si indebolisce la capacità collettiva di contrastare il razzismo proprio nel momento in cui le comunità razzializzate sono sotto pressione crescente in tutta Europa».
Non tutto però è ancora deciso. «Stiamo reagendo su diversi fronti. Innanzitutto, stiamo impugnando la decisione dinanzi al Tribunale dell’Unione europea. In secondo luogo, abbiamo lanciato la nostra campagna di raccolta fondi “Defend Anti-Racism” e stiamo lavorando intensamente per mobilitare il sostegno da parte di fondazioni, società civile e opinione pubblica”, racconta Achiri.
In vista dei prossimi sviluppi l’appello di Scuderi è chiaro: «Se l'Unione vuole davvero una società civile indipendente, deve accettare che l'indipendenza significhi anche poter criticare le istituzioni senza temere ritorsioni politiche o finanziarie».
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