Cittadini italiani fermati e trattenuti per ore solo per il colore della loro pelle. Famiglie separate dopo aver visto il proprio padre ammanettato. Minori non accompagnati chiusi in prigioni per adulti a cui l’unica soluzione che viene data è prendere del valium.

È questo il quadro della gestione del confine italo-francese che esce fuori dal report Racialised Borders: The Intersection of Migration, Law, and Exclusion in the Italian French Border Region dello European network against racism (Enar), la più grande rete paneuropea che promuove l’uguaglianza razziale in Europa.

Il testo è frutto di ricerche documentali e di un’analisi svolta sul campo tra giugno 2024 e dicembre 2025 e fa parte di un progetto ancora più grande che ha analizzato cinque confini europei. Il risultato per quanto riguarda il confine italo-francese è impietoso: «Dalle frontiere esterne ai territori nazionali e alle frontiere interne, la gestione dei flussi migratori si basa sul profiling razziale e su misure mirate, discriminando le persone identificate come nere e di colore».

In altre parole le forze dell’ordine profilano e si comportano in maniera aggressiva sulla base del colore della pelle.

Storie di discriminazione

I ricercatori Aherne Saoirse e Balardini Federica hanno raccolto storie al limite dell’assurdo. Come quella di un giovane camerunense residente a Sondrio e diventato cittadino italiano. Nell’agosto 2024 il ragazzo ha intrapreso un viaggio in Francia per passarvi le sue ferie. Quando il suo treno è arrivato in Francia è però stato bloccato dalla polizia di frontiera (Paf). Semplicemente perché sprovvisto di passaporto.

A causa del colore della sua pelle gli agenti erano convinti che stesse cercando di oltrepassare illegalmente il confine. Il giovane è stato trattenuto per ore nonostante fosse in possesso di un contratto di lavoro in Italia e della carta d’identità del nostro paese che, vale la pena ricordarlo, basta da sola per muoversi all’interno dell’Unione europea. L’uomo è stato alla fine espulso dal paese senza ricevere alcuna documentazione ufficiale.

C’è anche a chi è andata peggio. Il padre di una famiglia sirio-palestinese ha raccontato di essere stato fermato dai francesi di rientro dall’Italia. «Siamo stati fermati sul treno mentre tornavamo dall’Italia. Abbiamo trascorso circa tre ore alla stazione di polizia francese, ma solo cinque minuti a quella italiana. La nostra esperienza con gli agenti francesi non è stata positiva. La polizia italiana ci ha trattati molto meglio. In Francia mi hanno ammanettato e hanno trattenuto la nostra famiglia per troppo tempo. Hanno separato mia moglie e i miei figli in un ufficio mentre io venivo portato in una cella di detenzione. I nostri figli sono molto piccoli e non era giusto che fossero trattenuti così a lungo dalla polizia. Non ci hanno consegnato alcun documento né un foglio di riammissione».

Il padre di questa famiglia non è l’unico a riportare una particolare aggressività da parte della polizia francese rispetto a quella italiana. Questo non significa però che il nostro sistema sia esente da problemi. Un ragazzo di 14 anni e mezzo originario del Marocco ha raccontato di essere stato trattenuto in una prigione per adulti per tre giorni. Qui l’unica assistenza che avrebbe ricevuto sarebbe stata l’invito, da parte di uno psicologo, a prendere del valium.

Il tema della gestione del confine italo-francese non è solo umanitario. Anche la sicurezza, tanto invocata da chi preme per il pugno duro contro i migranti, è messa in pericolo dall’attuale gestione. La pratica di espellere i migranti senza la necessaria documentazione li rende infatti più difficili da tracciare.

Così come il non offrire loro adeguati sistemi di accoglienza abitativa, sanitaria e legale incentiva la loro entrata in clandestinità con problemi anche per l’ordine pubblico. L’invito dell’Enar è chiaro: «L’obiettivo è quello di rilanciare e alimentare un dibattito costruttivo sul ruolo che lo Stato di diritto e i diritti fondamentali possono svolgere nella tutela della libertà e della vita di ogni individuo».

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