Assolti. Il fatto non costituisce reato. Questo è stato il verdetto, pronunciato stamattina, nell’ambito del processo per abuso edilizio sul caso del grattacielo Torre Milano in via Stresa. Gli imputati erano otto, accusati appunto di abuso edilizio e lottizzazione abusiva.

Secondo l'accusa, per costruire la Torre di oltre 80 metri e 24 piani, era stata usata una "Scia con atto d'obbligo". Tradotto: una mera autocertificazione, invece che un piano attuativo con convenzione urbanistica. Sempre secondo i pm la nuova costruzione era stata "spacciata" per una ristrutturazione. 

La pronuncia della giudice Paola Braggion della settima sezione penale chiude, almeno per ora, uno dei filoni investigativi sull’urbanistica avviati dalla procura meneghina guidata da Marcello Viola. In una delle indagini, ad esempio, sono coinvolti i vertici del Comune, imprenditori e anche il sindaco, Beppe Sala.

Nell’inchiesta riguardante Torre Milano la pm Marina Petruzzella aveva chiesto 8 condanne e anche la confisca della Torre. Un applauso si è alzato in aula da parte di alcuni imputati presenti. 

«Da due anni la mia vita personale e professionale è stata stravolta dalla procura. Per la prima volta mi trovo coinvolto in un procedimento penale», ha detto, rendendo dichiarazioni spontanee l’ingegnere Carlo Rusconi poco prima della sentenza rievocando «il concetto di colpirne uno per educarne cento», nonché la sua «trasparenza e correttezza».

In particolare la procura aveva chiesto 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne avanzate per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La pm aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia.
Motivazioni tra 90 giorni. 
 

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