La procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, ha concluso le indagini sul caso di ricatto che ha coinvolto Tommaso Cocci, ex capogruppo di Fratelli d'Italia nel consiglio comunale della città toscana. L’avviso di chiusura delle indagini è stato notificato ad Andrea Poggianti, vicepresidente del consiglio comunale di Empoli per il centrodestra: il politico avrebbe agito per vendetta personale e ora è accusato di revenge porn, diffamazione e tentata violenza privata. Secondo la procura Poggianti non solo avrebbe diffuso le lettere anonime nei confronti di Cocci – lettere contenenti anche foto intime dell’astro nascente di FdI in Toscana, rintracciate nell’Iphone e in una chiavetta Usb di Poggianti –, ma avrebbe voluto danneggiare, secondo un preciso piano, la corrente della parlamentare Chiara La Porta, che nel procedimento è parte offesa, di cui è leader il responsabile organizzativo del  primo partito di governo, Giovanni Donzelli.

All'inizio dell'inchiesta le persone coinvolte erano due: oltre a Poggianti, risultava indagato anche Claudio Belgiorno, consigliere comunale di Fratelli d'Italia a Prato, all’epoca perquisito dagli inquirenti. Oggi Belgiorno non compare nell’atto di conclusione indagini. La sua posizione sarebbe stata stralciata per ulteriori accertamenti.

Nel provvedimento dei pm si parla anche di complici, «nei confronti di cui si procede separatamente». E ciò sulla base di alcune rivelazioni contenute nelle lettere anonime contro Cocci, che facevano riferimento sia a massoneria sia ad affari con persone di origine cinese. Dunque, nuovi fascicoli potrebbero essere stati aperti a seguito dell’indagine ormai chiusa.

Nell’ambito dell’inchiesta, come rivelato da Domani, era stato sentito come persona informata sui fatti anche il parlamentare meloniano Donzelli, il quale era tra i destinatari delle delazioni su Cocci e indicato come colui che insieme all’onorevole La Porta avrebbe coperto le condotte del giovane di Fratelli d’Italia. Sulle lettere c’era infatti scritto: «Di tutto questo gli onorevoli Giovanni Donzelli e Chiara La Porta di Fratelli d’Italia ne sono già a conoscenza da ottobre 2024, ma lo stanno proteggendo (...) Fratelli d’Italia passa da Dio, patria e famiglia a massoneria, orge e droga».

«A differenza di Donzelli, La Porta ha sporto querela manifestando la volontà di perseguire penalmente l'autore o gli autori dei fatti - si legge nell'avviso di conclusione indagini - Ha riferito di temere che l'attacco a Cocci possa essere un tentativo di intimidazione e un tentativo di ostacolo alle battaglie che intraprende nel territorio pratese». Secondo quanto emerso, La Porta avrebbe già presentato querela.

Intanto Poggianti si difende. «Dimostrerò la mia estraneità e che si tratta di una cosa orchestrata ad arte. Tutto si basa su illazioni e dichiarazioni di alcuni esponenti di FdI che sono stati già querelati nel febbraio 2024 per accuse infamanti nei miei confronti. Non c’è prova che io abbia inviato nulla». 

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