C’è un rituale tutto italiano che unisce il dipendente pubblico al quadro d’azienda privata: l’attesa del medico fiscale.

Quattro ore al giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, sette giorni su sette, festivi compresi, in cui il lavoratore in malattia è sottoposto a una forma di detenzione domiciliare burocratica.

Un’architettura di sorveglianza gestita in via esclusiva dal Polo unico Inps che riposa su una presunzione di frode e su una visione del lavoro ottocentesca, dove la produttività coincide con la presenza fisica e la fiducia nei confronti del cittadino è pari a zero. Se però si solleva il velo del formalismo e si analizzano i numeri, ci si accorge che questo imponente impianto sanzionatorio è solo un gigantesco bluff.

Un’illusione ottica che costa cara alla finanza pubblica, alimenta un pervasivo contenzioso amministrativo e non risolve affatto il nodo della produttività e dell'assenteismo. I dati ufficiali dell’Osservatorio statistico Inps sul Polo unico per il 2025 fotografano un sistema strutturalmente inefficace. A fronte di un volume imponente di certificati di malattia, che nel solo primo trimestre del 2025 ha toccato la cifra record di 9,9 milioni di invii (in crescita del 14% rispetto all'anno precedente), la capacità di controllo dell’Istituto si rivela marginale. Nello stesso periodo, le visite fiscali effettuate sono state 223mila.

Tradotto in percentuale: la probabilità statistica per un lavoratore malato di ricevere un controllo alla porta si attesta attorno al 6%. Il sistema, in sostanza, si affida a un controllo a campione così rarefatto da risultare irrilevante.

Si nota inoltre una stridente sperequazione tra i settori: nella Pubblica Amministrazione la probabilità di accertamento sale al 10%, mentre nel privato precipita sotto il 5%. Una disparità che riflette un’attenzione sproporzionata della macchina pubblica nei confronti dei propri dipendenti, quasi a voler compensare con il formalismo la cronica incapacità di valutare le prestazioni sulla base dei risultati e dei servizi erogati.

Il vero dato politico e contabile emerge tuttavia dall’esito di questi controlli. Cosa trova il medico fiscale quando finalmente bussa alla porta del lavoratore? Quasi sempre la conferma di ciò che il medico di base ha già diagnosticato. Nell’80% dei casi le visite confermano integralmente la prognosi iniziale. Le situazioni in cui il medico dell’Inps riduce i giorni di malattia prescritti sono minime, mentre i casi di vera e propria idoneità immediata al lavoro, la "finta malattia" scovata sul fatto, sono in drastico calo.

Tra le visite d’ufficio disposte dall'Inps per il settore pubblico, le diagnosi smentite con idoneità al lavoro si sono letteralmente dimezzate, passando dalle già esigue 20,4 ogni mille visite del 2024 alle 10,4 del 2025. I lavoratori sanzionati per assenza ingiustificata rappresentano appena lo 0,69% del totale dei certificati inviati. Siamo di fronte a una spesa pubblica ingente per mobilitare personale medico, gestire piattaforme informatiche e alimentare contenziosi che, all'atto pratico, modificano la prognosi dello 1,4% appena dei controllati.

L’intero sistema non agisce come uno strumento di reale contrasto all’assenteismo tattico, ma soltanto come un blando e costoso deterrente psicologico.

In un’Europa moderna e digitale, che orienta la gestione del capitale umano sui principi del performance management, della flessibilità e della fiducia, l'Italia continua a gestire la salute dei lavoratori come una questione di ordine pubblico.

L'armonizzazione delle fasce di reperibilità, anziché ammodernare le tutele, ha finito per cristallizzare un modello rigido che punisce la fisiologica necessità di curarsi senza intercettare i veri abusi. Le risorse della finanza pubblica e l'azione ispettiva dell'Inps non dovrebbero essere dissipate in controlli a pioggia e adempimenti formali. Occorre virare decisi verso un’analisi del rischio guidata dai dati: algoritmi predittivi capaci di incrociare le anomalie comportamentali, i tassi di recidiva e le storicità sospette, concentrando gli accertamenti solo dove l'indice di rischio è reale.

Finché la Pubblica amministrazione considererà il controllo formale un sostituto della valutazione del merito, continueremo a pagare le inefficienze di un sistema burocratico costoso, anacronistico e incapace di generare valore per i cittadini. La vera modernizzazione del Paese passa dal superamento della sfiducia di Stato.

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