Anche Patrick Zaki potrebbe essere stato vittima di Predator, il software spia sviluppato dall'alleanza franco-israeliana Intellexa. Lo rivela l'inchiesta internazionale Predator Files , basata su documenti confidenziali ottenuti da Mediapart e Der Spiegel, condotta da Domani insieme al network di giornalismo investigativo European Investigative Collaborations (EIC), con l'assistenza tecnica del Security Lab di Amnesty International.

Il nome di Zaki è contenuto in un rapporto datato 25 marzo 2022. A firmarlo è la Gendarmeria francese, in particolare l'Ufficio centrale per la lotta contro i crimini contro l'umanità, i genocidi ei crimini di guerra. Quello del 25 marzo 2022 è un aggiornamento, inviato periodicamente ai giudici istruttori parigini incaricati del fascicolo, sullo stato dell'arte dell'indagine giudiziaria, quella che le autorità francesi stanno a quel tempo conducendo nei confronti della Nexa Technologies. Azienda, come emerso dai documenti ottenuti, in affari con i servizi e il governo francese di Emmanuel Macron. 

Nex è la società partner – come abbiamo raccontato ieri – dell'alleanza Intellexa , insieme a un gruppo di imprese collegate all'ex membro dei servizi segreti israeliani, Tal Dilian. Sono queste le aziende che hanno venduto al regime di al-Sisi i loro prodotti per lo spionaggio, software capaci di bucare in meno di due minuti lo smartphone di qualsiasi persona e accedere così a foto, documenti e messaggi senza che il malcapitato se ne accorga.

ANSA

Obiettivo Zaki

Siamo dunque nella primavera del 2022. Da due anni ormai Zaki è finito nel tritacarne giudiziario egiziano. Lo studente dell'università di Bologna, attivista per i diritti umani e oppositore di al-Sisi, in quel momento sta attendendo in libertà il processo che arriverà a conclusione solo nel luglio del 2023, con una condanna a tre anni per diffusione di notizie false, di fatto cancellata il giorno dopo dalla grazia concessa dallo stesso presidente egiziano.

Quel 25 marzo del 2022, però, Zaki non sa ancora quale sarà il suo destino. A Parigi in quel momento le autorità francesi stanno indagando in seguito a un esposto depositato dalla Federazione Internazionale delle Leghe per i Diritti dell'Uomo (Fidh) e la Lega dei Diritti dell'Uomo (Ldh).

Le due associazioni hanno denunciato il fatto che Nexa ha ceduto i suoi prodotti all'Egitto. L'accusa dei magistrati francesi nei confronti di Nexa e dei suoi vertici in quel momento è di «complicità in atti di tortura e sparizioni forzate commesse in Egitto, e atti di complicità commessi in Francia ed Egitto, dal marzo 2014 al 17 giugno 2021» .

Al centro delle carte c'è la vendita di spyware al regime di al Sisi. Ed è questo che fa temere il peggio agli investigatori francesi. Nel rapporto inviato ai giudici istruttori sono infatti riportati i nomi di decine di oppositori del regime egiziano, tutti considerati potenziali vittime del software spia franco-israeliano. È passando in rassegna questi nomi che spunta quello di Zaki.

L'accusa dei magistrati francesi nei confronti di Nexa e dei suoi vertici in quel momento è di «complicità in atti di tortura e sparizioni forzate commesse in Egitto, e atti di complicità commessi in Francia ed Egitto, dal marzo 2014 al 17 giugno 2021» . Al centro delle carte c'è la vendita di spyware al regime di al Sisi.Ed è questo che fa temere il peggio agli investigatori francesi.

Nel rapporto inviato ai giudici istruttori sono infatti riportati i nomi di decine di oppositori del regime egiziano, tutti considerati potenziali vittime del software spia franco-israeliano. È passando in rassegna questi nomi che spunta quello di Zaki.

Scrive infatti la Gendarmeria nel suo rapporto inviato ai magistrati: «Oltre ad Ahmed Alaa, Ayman Salah, Bahey Eldin Hassan e Taha Metwally, menzionati nei messaggi precedenti, abbiamo continuato a alcune testimonianze che potrebbero essere ascoltati dal magistrato responsabile».

Il nome di Zaki è elencato tra queste possibili testimonianze. Come se gli inquirenti francesi fossero certi del fatto che anche lui sia stato intercettato. Non è chiaro se l'attivista sia stato effettivamente infettato dallo spyware franco-israeliano.

Secondo una fonte molto vicina a Zaki, che ci ha chiesto l'anonimato per ragioni di sicurezza, «in Egitto chi fa opposizione al regime è abituato a questo genere di cose. A Patrick è capitato molte volte di essere attaccato da spyware. Già prima dell'arresto, quando lavorava all'Iniziativa egiziana per i diritti personali , riceveva parecchie email sospette. Sei mesi dopo il suo rilascio, ad esempio, durante le udienze ha ricevuto 12 volte email in cui gli veniva comunicato che qualcuno aveva cambiato la sua password da un'altra località. Erano sicuramente tentativi da parte del regime di prendere possesso della sua email, dei suoi account Facebook e Twitter. Spesso, questo capitava subito dopo che lui aveva postato sui social qualcosa di critico nei confronti del regime».

Virus per al Sisi

Di certo l'Egitto è stato un ottimo cliente per i partner dell'alleanza Intellexa. Il primo contratto è dato 2014, nome in codice “Toblerone”. Come rivelato tre anni dopo dal magazine francese Telerama, poco dopo il colpo di Stato contro i Fratelli Musulmani e la nomina di al-Sisi alla presidenza del Paese, Nexa ha venduto al regime, per 13,3 milioni di euro e utilizzando la filiale di Dubai, il suo prodotto di punta dell'epoca, Cerebro, un software capace di esaminare il traffico internet di un intero Paese tracciando tutti i contatti IP.

Poi, come abbiamo raccontato ieri, il 31 dicembre del 2020, su una chat di Whatsapp, il fondatore di Nexa, Salies, comunica al suo partner israeliano, Dilian, di aver appena firmato un contratto per vendere all'Egitto lo spyware Predator.

Il software permette al cliente di entrare nel telefono nelle due modalità: con il metodo “one-click”, che richiede alla vittima di schiacciare su un link inviatogli, oppure con lo “zero-click”, che necessita della presenza fisica di qualcuno vicino al bersaglio per sfruttare le debolezze tecnologiche del wi-fi o della ricezione cellulare ed entrare nello smartphone.

È stata questa la modalità usata per cercare di spiare Zaki? Secondo documenti interni di Nexa, il contratto per vendere Predator all'Egitto valeva 9,4 milioni di euro ed è stato firmato con un cliente identificato come Trd.

Un rapporto pubblicato nel 2016 dall'organizzazione Privacy International ha rivelato che all'interno dell'intelligence egiziana esiste un'unità chiamata Trd, acronimo di Technical Research Department. Gli stessi servizi di sicurezza coinvolti secondo l'autorità giudiziaria italiana nell'omicidio di Giulio Regeni.

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