Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha risposto all'interrogazione di Riccardo Magi sul caso delle intercettazioni di avvocati nelle stanze colloqui del carcere di Perugia.
Il ministero ha fatto sapere che, all'esito del sindacato ispettivo, «risulta che le attività di intercettazione in questione sono state autorizzate nell'ambito di un procedimento penale concernente una professionista forense sottoposta ad indagine per gravi ipotesi di reato. In tale contesto, l'autorità giudiziaria competente aveva autorizzato l'intercettazione dei colloqui intercorrenti tra l'indagata e un detenuto dalla stessa assistito». Quanto alle modalità, «emergeva la circostanza che erano esistenti quattro sale destinate ai colloqui tra detenuti e difensori, sicchè a fronte dell'impossibilità di conoscere in anticipo quale sala sarebbe stata utilizzata per il colloquio di interesse, mantenendo totale segretezza investigativa, le intercettazioni venivano disposte su tutte le sale».
Insomma, la procura ha registrato colloqui tra avvocati e assistiti in tribunale in quattro diverse sale, quindi anche avvocati estranei all'inchiesta in corso ed è impossibile determinare «con precisione il numero effettivo dei colloqui diversi da quelli autorizzati eventualmente registrati».
La relazione specifica che «le captazioni estranee all'oggetto dell'autorizzazione non sono state utilizzate ai fini investigativi nè processuali, i relativi contenuti non risultano trascritti, riassunti o valorizzati negli atti di indagine».
La questione, dunque, continua ad avere contorni assai vaghi, anche se il pg di Perugia ha escluso qualsiasi forma di impiego processuale delle captazioni e provveduto ad aprire un fascicolo per approfondire le questioni emerse.
Il ministero ha aggiunto che arriveranno «risposte chiare e trasparenti non solo all'avvocatura, ma a tutti i cittadini», e dunque gli approfondimenti continueranno.

Il csm

Sulla questione sono intervenute anche le consigliere del Csm Isabella Bertolini, laica, e Bernadette Nicotra, togata di Mi: «Ogni ingerenza nel rapporto confidenziale tra avvocati e propri assistiti è quanto mai grave e spesso la sanzione della inutilizzabilità, soprattutto se tardiva, non è sufficiente, perché interviene dopo che l'autorità giudiziaria è venuta a conoscenza di dialoghi riservati, con grave pregiudizio per le garanzie difensive dell'imputato oltre che per la parità di armi nel contraddittorio. Per questa ragione anche il Consiglio Superiore, investito della conoscenza di possibili captazioni illecite durante i colloqui tra avvocati e assistiti nel carcere di Perugia, ha avviato un'istruttoria per fare piena luce sulla vicenda, accertare la veridicità di quanto denunciato e individuarne i responsabili».

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