La delibera passa con sei astensioni e prevede l'individuazione delle condizioni d'inidoneità allo svolgimento delle funzioni giudiziarie con riferimento a 4 aree: area cognitiva, area emotiva, area relazionale, area etico-valoriale e area organizzativa
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Il plenum del Csm ha approvato a maggioranza con sei astensioni la delibera per l'introduzione dei test psicoattitudinali per i magistrati, sulla base di una legge approvata due anni fa dall'attuale governo.
La delibera prevede che una specifica commissione di docenti elaborerà i test, che dovranno poi essere approvati dal Consiglio. La delibera prevede l'individuazione delle condizioni d'inidoneità allo svolgimento delle funzioni giudiziarie con riferimento a 4 aree: area cognitiva, area emotiva, area relazionale, area etico-valoriale e area organizzativa.
La legge prevede che i test servono ad accertare le condizioni di idoneità dei candidati al concorso in magistratura, «all'esito di un percorso che inizia con la somministrazione test, si sviluppa nel colloquio diretto dal presidente della seduta con l'ausilio di un esperto psicologo e si conclude con una sintesi valutativa operata dall'intera commissione (o sottocommissione) esaminatrice». Ora i futuri magistrati, a partire dal prossimo concorso, dovranno sottoporsi a un test psicoattitudinale in modalità orale.
Uno dei consiglieri relatori, Antonino Laganà, ha spiegato che i nuovi test serviranno a valutare «se mancano quelle condizioni senza le quali non si può svolgere le funzioni di magistrato».
Molto dure sono state le prese di posizione degli astenuti, su posizioni diverse tra di loro. Il laico di centrosinistra Roberto Romboli e la togata di Md Domenica Miele, hanno affermato che i test psicoattitudinali sono un «tassello nel disegno di delegittimazione» della magistratura, già «indicato nel piano di Rinascita di Licio Gelli». Anche l'indipendente Andrea Mirenda si è astenuto.
scontro tra laici di centrodestra
La delibera ha diviso anche i laici di centrodestra. Isabella Bertolini si è astenuta insieme alla collega Claudia Eccher, ma perché hanno ritenuto che la delibera «non ha interpretato bene la volontà del legislatore, che voleva verificare una stabilità emotiva e prevenire i casi di inidoneità grave». Anche Enrico Aimi ha scelto l'astensione, perché «nell'individuazione delle condizioni di inidoneità, ritengo che si sarebbe potuto fare di più e meglio per costruire un sistema selettivo realmente efficace e utile», invece «la scelta di limitarsi all'enunciazione di categorie ampie e astratte rischia di ridurre l'effettiva utilità dello strumento valutativo».
Di parere diverso Felice Giuffrè, anche lui laico di centrodestra, secondo cui il Csm «dimostra di saper esercitare con serietà e rigore le competenze affidategli» e la delibera è «passo importante nel segno indicato dal legislatore», perché «il modello costruito dalla Sesta Commissione, con il contributo di esperti psicologi, è equilibrato e rispettoso dei principi costituzionali: il test non è uno strumento diagnostico nè, tanto meno, un filtro di tipo ideologico. E' il primo momento di un percorso che prosegue nel colloquio e si conclude con la valutazione collegiale della commissione esaminatrice».
Polemica Anm-penalisti
Su posizioni opposte nel commentare i test, ancora una volta si sono trovate l'Associazione nazionale magistrati e i penalisti. Per l'Anm, che già aveva espresso la sua contrarietà allo strumento, l'introduzione dei test psico-attitudinali rischia invece di essere «uno strumento di condizionamento nei confronti della magistratura, a partire dallo stesso momento del reclutamento».
Immediata è arrivata la risposta del presidente dell'Unione camere penali italiane, Francesco Petrelli, secondo cui «accertamenti attitudinali non rappresentano una singolarità nell'accesso a funzioni pubbliche di particolare delicatezza, anzi è singolare che vengano letti come una delegittimazione della magistratura» e, se fosse come sostiene l'Anm, «sarebbero state delegittimate ben prima, ad esempio, le forze di polizia e le forze armate». Petrelli ha stigmatizzato anche le astensioni dei consiglieri togati e del laico Romboli: «Colpisce piuttosto che alcuni consiglieri abbiano motivato la propria astensione non contestando le modalità attuative individuate dal Csm ma manifestando la loro contrarietà alla scelta compiuta dal legislatore».
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