L’Unione nazionale camere penali ha chiesto in una lettera che il ministero renda conoscibili «gli esiti degli accertamenti affidati all'Ispettorato generale del ministero» sulla «gravissima vicenda delle captazioni dei colloqui tra difensori e assistiti avvenute presso la casa circondariale di Perugia Capanne».
- Questo articolo fa parte di In contraddittorio, la nostra newsletter sulla giustizia: ogni venerdì retroscena, analisi e commenti di avvocati, magistrati e accademici. Iscriviti qui
La Giunta dell'Unione camere penali italiane ha mandato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo che renda «conoscibili, senza ulteriori indugi, gli esiti degli accertamenti affidati all'Ispettorato generale del ministero» sulla «gravissima vicenda delle captazioni dei colloqui tra difensori e assistiti avvenute presso la casa circondariale di Perugia Capanne».
In particolare, i penalisti vogliono conoscere «le cause e l'estensione della violazione, le eventuali disfunzioni riscontrate, le iniziative conseguentemente assunte e le misure organizzative o normative predisposte per impedirne la ripetizione».
I fatti
I fatti sono stati resi noti il 21 maggio proprio dalle Camere penali, che in un comunicato scrivevano che, «nel carcere di Capanne, a Perugia, sono stati intercettati per circa sei mesi i colloqui tra detenuti e avvocati, pur essendo autorizzata l’attività solo nei confronti di un singolo difensore indagato. Sono stati registrati anche colloqui di almeno quindici altri avvocati, contenenti strategie difensive e informazioni coperte dal segreto professionale. Le registrazioni, invece di essere immediatamente eliminate, sono confluite nel materiale investigativo».
I penalisti hanno già fatto cinque giorni di astensione, dall'8 al 12 giugno, ma, davanti al silenzio istituzionale, hanno deliberato una seconda astensione di sette giorni dal 23 al 29 settembre.
Secondo l'Ucpi, infatti, «è difficile immaginare una lesione più profonda del diritto di difesa. La violazione ha inciso direttamente sul suo nucleo essenziale: la possibilità, per ogni persona sottoposta al potere punitivo dello Stato, di comunicare liberamente e riservatamente con il proprio difensore. Una garanzia tanto più necessaria all'interno del carcere, dove chi è privato della libertà personale è interamente affidato alla custodia dello Stato e deve poter confidare nell'esistenza di uno spazio sottratto all'ascolto e al controllo dell'autorità».
© Riproduzione riservata