La vicenda è stata resa nota dalle Camere penali, che hanno proclamato astensione nazionale dalle udienze dei penalisti dall’8 al 12 giugno: «Nel carcere di Capanne sono stati intercettati per circa sei mesi i colloqui tra detenuti e avvocati, pur essendo autorizzata l’attività solo nei confronti di un singolo difensore indagato. Sono stati registrati anche colloqui di almeno quindici altri avvocati, contenenti strategie difensive e informazioni coperte dal segreto professionale.
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Il ministero della Giustizia invia gli ispettori presso gli uffici giudiziari di Perugia, dopo lo scoppio del caso delle intercettazioni tra avvocati e clienti nel carcere di Capanne. La vicenda, esplosa la settimana scorsa, ha indotto l’Unione camere penali italiane a deliberare una astensione nazionale dalle udienze dall'8 al 12 giugno con una manifestazione nazionale a Perugia l'11 giugno.
La decisione del guardasigilli Carlo Nordio è arrivata proprio dopo un incontro con una delegazione dell’Ucpi e nel comunicato si legge che «ha disposto, a fronte di tale grave, ipotizzata violazione della riservatezza dei colloqui difensivi, l’effettuazione da parte dell’Ispettorato Generale di tutti gli accertamenti necessari a chiarire la vicenda, e di formulare conseguenti proposte».
I penalisti hanno scritto anche al Csm, chiedendo che venga aperta una pratica sul caso.
il caso
I fatti sono stati resi noti il 21 maggio proprio dalle Camere penali, che in un comunicato scrivevano che, «nel carcere di Capanne, a Perugia, sono stati intercettati per circa sei mesi i colloqui tra detenuti e avvocati, pur essendo autorizzata l’attività solo nei confronti di un singolo difensore indagato. Sono stati registrati anche colloqui di almeno quindici altri avvocati, contenenti strategie difensive e informazioni coperte dal segreto professionale. Le registrazioni, invece di essere immediatamente eliminate, sono confluite nel materiale investigativo. Tutto ciò costituisce una gravissima violazione del diritto di difesa, garantito dalla Costituzione, dalla Cedu e dal Codice di procedura penale, che occorre denunciare con fermezza».
Nelle lettere che i penalisti hanno inviato sia al ministero che al Csm, si evincono ulteriori dettagli. «Secondo quanto sin qui emerso, per mesi sarebbero stati registrati colloqui tra detenuti e difensori pur in assenza di autorizzazione, con captazioni che avrebbero coinvolto decine di avvocati estranei alle indagini e un numero a oggi imprecisato di persone detenute, nel corso di conversazioni inevitabilmente coperte dal segreto professionale e direttamente attinenti all’esercizio del diritto di difesa».
E ancora, «la gravità della vicenda appare resa ancora più evidente dal luogo nel quale tali captazioni sarebbero state eseguite: le salette colloqui di un istituto penitenziario, cioè il luogo nel quale la segretezza del rapporto tra difensore e assistito dovrebbe ricevere il massimo livello di tutela costituzionale e processuale. Era del tutto prevedibile, anzi inevitabile, che l’autorizzazione di attività intercettive all’interno di locali destinati ai colloqui difensivi comportasse il rischio concreto di captare conversazioni tra detenuti estranei al procedimento e i loro avvocati. Proprio per questa ragione incombeva sull’ufficio requirente un rigoroso dovere di preventiva verifica delle modalità tecniche di esecuzione delle operazioni e di costante controllo sul loro concreto svolgimento, affinché nessuna indebita compressione del diritto di difesa potesse verificarsi. A ciò si aggiunge un ulteriore profilo di assoluta gravità: molti dei difensori e dei detenuti coinvolti non sarebbero neppure a conoscenza delle captazioni illegittimamente subite, risultando così privati della possibilità di esercitare i diritti e le azioni conseguenti alla violazione».
Il passo della procura generale
Immediatamente dopo i fatti si era mosso il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, che il 25 maggio aveva dichiarato che «non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione». Sottani ha «immediatamente attivato i propri poteri di vigilanza», acquisendo dati e notizie per ricostruire i fatti, che poi ha restituito in un comunicato. Secondo la procura generale, «all'esito delle notizie raccolte, connotate da fisiologica provvisorietà, può confermarsi che non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione. Per altro verso, se si dovesse effettivamente verificare la presenza di intercettazioni irrituali, se ne dovrà procedere alla loro distruzione, secondo le forme del codice di procedura penale».
Insomma, secondo i primi approfondimenti fatti insieme alla procura, non ci sarebbero stati illeciti.
Nel corso della settimana, tuttavia, il procuratore generale Sottani ha incontrato sia il presidente dell'Ordine degli avvocati che il presidente della Camera penale, «al fine di affrontare la questione sorta in tema di intercettazioni riguardanti i rapporti tra difensore e assistito». Pur ribadendo che i fatti sono «ancora in fase di verifica», ha assicurato la «massima attenzione» e ««tutti i partecipanti hanno unanimemente ribadito il valore essenziale della funzione difensiva quale cardine del giusto processo, evidenziando altresì che eventuali responsabilità saranno accertate nelle sedi proprie, nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento».
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