Dopo le condanne in primo e secondo grado a 8 mesi, i pm del caso Eni Nigeria Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro sono stati assolti in Cassazione dal reato di rifiuto di atti d'ufficio. "Non hanno nascosto prove favorevoli a imputati", ha stabilito la Suprema corte, che li ha assolti con formula piena, "perché il fatto non sussiste".

La vicenda si è originata dalla gestione del procedimento penale Eni-Nigeria sul giacimento Opl245, con l'ipotesi di una maxi corruzione internazionale da oltre un miliardo di euro. Il processo si era concluso nel 2021 con l'assoluzione degli imputati (tra cui l'ad Claudio Descalzi, e il suo predecessore Paolo Scaroni).

Nel corso del procedimento era stato ipotizzato da parte dei due pm «un rifiuto consapevole» di depositare elementi di prova favorevoli agli imputati. In particolare, il riferimento era alla possibile inattendibilità di Vincenzo Armanna, ex manager di Eni e grande accusatore del processo. La questione si lega alla complessa vicenda legata ai verbali di Amara, che hanno provocato lo scandalo della loggia Ungheria.

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