Il presidente del Cnf, Francesco Greco: «Una stretta e un’attenzione particolare sono ampiamente giustificate. È quello che i cittadini si aspettano». Cinquantasei avvocati si dissociano. L’Ucpi: «In nome dell'emergenza, la politica della sicurezza rischia così di trasformarsi in una politica dell'annuncio»
- Questo articolo fa parte di In contraddittorio, la nostra newsletter sulla giustizia: ogni venerdì retroscena, analisi e commenti di avvocati, magistrati e accademici. Iscriviti qui
Il nuovo decreto Sicurezza fa discutere anche l'avvocatura. Il presidente del Cnf, Francesco Greco, ha commentato la stretta imposta dal governo con nuove fattispecie di reato e l'abbassamento dell'età per il fermo anticipato, dicendo che «la sicurezza è una priorità, soprattutto quando sono coinvolti minori in età preadolescenziale. Occorre intervenire subito e dare un segnale forte e chiaro» e «il nostro ordinamento prevede già norme sulla responsabilità dei genitori per i danni causati dai figli minori e disposizioni penali contro chi commette danneggiamenti. Ma questo non basta: bisogna intervenire con urgenza per evitare che le città italiane vengano danneggiate e vandalizzate. Una stretta e un’attenzione particolare sono ampiamente giustificate. È quello che i cittadini si aspettano».
le repliche
Quello che è suonato come un endorsement al governo è stato contestato da 56 penalisti, che si sono dissociati dalle parole di Greco e hanno firmato un comunicato in cui scrivono: «Da anni denunciamo il ricorso al panpenalismo e al diritto penale simbolico come strumenti propagandistici che non affrontano le cause, limitandosi a offrire alla pancia della popolazione una risposta securitaria e punitiva sempre maggiore» e «per questa ragione ci è impossibile tacere quando chi condivide questa dialettica e auspica che questi diritti e principi siano messi in discussione ricopre un ruolo di vertice nell’Avvocatura e perciò inevitabilmente coinvolge tutta la categoria con i propri interventi». E ancora, «l’evocazione di pulsioni securitarie e l’auspicio del ricorso al diritto penale simbolico sono irrimediabilmente incompatibili con la nostra cultura giuridica».
Del resto anche l'Unione camere penali italiane in nota ha stigmatizzato i contenuti del nuovo decreto, che «punta sull'espansione della risposta penale e sull'inasprimento degli strumenti coercitivi, ma lascia irrisolta la questione della loro effettiva necessità ed efficacia» e «in nome dell'emergenza, la politica della sicurezza rischia così di trasformarsi in una politica dell'annuncio». I penalisti hanno anche contestato le scelte in materia minorile: «Nel tentativo di esibire fermezza, l’esecutivo finisce così per negare la specificità della condizione adolescenziale e per confondere la sicurezza con la sua rappresentazione, il governo dei fenomeni sociali con la ricerca del consenso immediato».
© Riproduzione riservata