Meloni aveva promesso la linea dura ed eccola qua: «Le violenze vanno condannate senza ambiguità, senza giustificazioni, senza distinguere in base a chi le commette», minori compresi. É servita la paziente moral suasion del Quirinale per arrivare alle limature di costituzionalità necessarie, così il nuovo decreto Cortei del governo è stato approvato in consiglio dei ministri. L’obiettivo è quello di dare ulteriori poteri nella gestione dell’ordine pubblico alle forze dell’ordine, in vista di un possibile bis dei disordini anche nel prossimo fine settimana. La strada è quella ben nota: estensione delle misure precautelari, nuovi reati e nuove aggravanti.

«Non costituisce una limitazione alla libera manifestazione del pensiero, ma ne è una garanzia», è stata la premessa del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il decreto prevede l’estensione della presunzione di imputabilità del minore tra i 14 e i 18 anni, il nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, punito dai 2 a 5 anni di carcere (un gruppo organizzato di più di cinque persone, con l’utilizzo di oggetti contundenti, che determina un pericolo concreto all’incolumità) e con aggravanti. Per gli organizzatori anche con strumenti telematici delle manifestazioni violente, la pena sale dai 4 ai 12 anni. Viene poi previsto l’arresto differito e la possibilità di aumentare il numero di giudici durante le giornate delle manifestazioni. A questo il decreto aggiunge anche un meccanismo di risarcimento dei danni: il prefetto potrà irrogare sanzioni amministrative per danni da condotte illecite ai genitori dei minori non imputabili. La sanzione va dai 500 a 1000 euro e il prefetto può anche contestualmente disporre l’anticipazione del risarcimento dei danni nel caso in cui siano patiti da enti pubblici.I privati danneggiati invece, in presenza di una sanzione amministrativa a carico dei danneggianti, potranno ricorrere al procedimento monitorio (il decreto ingiuntivo) per vedersi liquidare i danni. Si prevede anche la fattispecie specifica dell’avviso orale del questore per i minori ultra quattordicenni.

Infine, il fermo preventivo si potrà applicare anche ai minorenni – punto estremamente controverso - e viene esteso anche ai luoghi «con grande afflusso di persone», ovvero alle scorribande ai margini delle manifestazioni. Confermata anche l’aggiunta di 500 militari da destinare alla sicurezza di Milano.«Sarà la prova dei fatti per vedere se stiamo sottovalutando o intervenendo per arginare un fenomeno inedito», ha concluso il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Lo scontro

A margine, rimane un interrogativo: esiste una regia dietro le devastazioni e dunque i minorenni coinvolti erano eterodiretti, oppure davvero si sono mossi solo grazie a un tam tam social trasversale e impalpabile? Su questo c’è disaccordo nel governo.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, detto che i disordini sono stati «il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube». Il non detto sembra portare direttamente alla Russia, anche sulla scia di supposizioni di questo tipo con riferimento alle manifestazioni francesi. Di avviso opposto invece è il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che come sempre sconfina nel campo del ministero degli Interni e della Difesa: ha allontanato l’ipotesi della mano straniera dietro gli scontri dicendo che «non c'è nessuna organizzazione o regia dietro i disordini» e «ho letto cose strambe, i russi. No, basta». In effetti, ad oggi, non esistono elementi d’indagine che suffraghino l’ipotesi di interferenze russe, nonostante la polizia postale sia al lavoro per individuare e monitorare i canali social e le chat.

Intanto, una risposta è arrivata dai manifestanti stessi. Sul web è comparso il “Movimento 17 ottobre” (M1710) che in un comunicato ha rivendicato i disordini e spiegato di non avere leader nè portavoce: «Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli» e «siamo giovani che hanno scelto di smettere di aspettare». Quanto alla forma, c’è il rifiuto delle organizzazioni classiche: «Non siamo una sigla, siamo un processo, un movimento non strutturato nato per far avanzare la coscienza politica collettiva dei giovani d'Italia. Prima di chiederci cosa chiedere vogliamo capire insieme perché ci è stato tolto tutto, chi ce l'ha tolto e come riprendercelo». Questo tipo di organizzazione è una «scelta politica», è la conclusione, seguita dal lancio di una «mobilitazione permanente» ogni sabato nelle piazze di Bologna, Milano, Torino, Roma, Firenze, Padova, Bari e Genova.

L’attesa, dunque, è per il prossimo fine settimana: non resterà che valutare l’efficacia delle nuove misure messe a punto dal governo nell’ottavo decreto Sicurezza, ma anche la capacità organizzativa dei gruppi del 17 ottobre che hanno promesso di ripresentarsi in piazza. Il faccia a faccia tra fronti contrapposti, tuttavia, rimane confinato al piano dell’ordine pubblico. Nessuna riflessione del governo arriva, invece, sul piano delle cause profonde di un fenomeno la cui furia distruttrice è solo la manifestazione più superficiale.

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