Il clima intorno alle elezioni al Csm sta iniziando a surriscaldarsi. Oltre ai candidati, di cui è iniziata la campagna elettorale nei vari distretti, a intervenire nel dibattito sono anche gli osservatori esterni ma pur sempre interessati all'esito del voto del 25 e 26 ottobre.
La Giunta dell'Unione camere penali italiane, infatti, ha pubblicato un comunicato in cui parla delle elezioni al Csm come il «banco di prova della proclamata capacità di autoriforma delle correnti e di tutta la magistratura». Non solo, i penalisti hanno anche plaudito al «tentativo di rompere il meccanismo tradizionale» portato avanti dal gruppo Altra Proposta, che «ha selezionato attraverso un sorteggio temperato dieci magistrati, estranei negli ultimi cinque anni agli incarichi nelle associazioni e nell'Anm, che hanno liberamente accettato di candidarsi senza rappresentare il Comitato che li ha individuati».
I penalisti, infatti, hanno stigmatizzato «la persistente influenza delle correnti nelle nomine del Csm» e sottolineando che «molte candidature continuino a essere espressione delle correnti», che per i penalisti è «un passato che già conosciamo». In particolare, l'Ucpi contesta il fatto che nelle liste ci siano ex presidenti e segretari dell'Anm ed esponenti che da anni hanno ruoli di primo piano nei gruppi associativi o hanno già svolto la funzione di consiglieri del Csm. Un segnale che il ruolo di consigliere togato continui ad avere un legame troppo stretto con le correnti.

la replica di Area

La disamina dei penalisti è un'inedita entrata a gamba tesa nella campagna elettorale ed è suonata alle orecchie dei magistrati come un'ingerenza sgrammaticata. A dar voce a questa critica è stato il segretario di Area, Giovanni Zaccaro: «Non mi capacito però dell'ossessione delle camere penali verso le associazioni dei magistrati, fino addirittura a sponsorizzare espressamente alcuni candidati togati ed a denigrare i candidati con precedenti esperienze associative». E ancora, «Le associazioni, dei magistrati come degli avvocati, sono le formazioni in cui i singoli sviluppano la loro personalità e da decenni sono il fermento del dibattito politico e giuridico su temi della giustizia. Spero che tutti convengano su questo e le camere penali si lascino alle spalle l'agonismo polemico della campagna referendaria a favore delle riforme Nordio Meloni».

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