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L’emendamento riduce da 4 a 2 anni il lasso di tempo per l'accesso a incarichi direttivi e da 2 anni a 1 anno quello per incarichi fuori ruolo per i togati uscenti. L'Anm l'ha definita «sbagliata nel metodo e nei tempi», il limite «tutela la credibilità dell'autogoverno»
La senatrice Carolina Varchi di FdI ha proposto un emendamento al dl Giustizia che dimezza il periodo in cui ai consiglieri del Csm è inibito di fare domande per incarichi direttivi o fuori ruolo, riducendo da 4 a 2 anni il lasso di tempo per l'accesso a incarichi direttivi e da 2 anni a 1 anno quello per incarichi fuori ruolo.
L'iniziativa è subito stata accolta dalla contrarietà dei magistrati. L'Anm l'ha definita «sbagliata nel metodo e nei tempi. Si interviene sull'ordinamento giudiziario in sede di conversione di un decreto legge, senza il parere dello stesso Csm, e con effetti immediati apparentemente anche sui consiglieri attualmente in carica, il cui mandato scade fra pochi mesi». E ancora, il limite «tutela la credibilità dell'autogoverno. Il principio della norma attuale è quello di fugare il sospetto di qualunque trattamento di favore ai consiglieri togati che cessano dal loro mandato, prevedendo un periodo di decantazione pari al mandato svolto. Abbreviare quei termini alimenta proprio quel medesimo sospetto, specialmente perché una simile previsione non risponde ad alcuna finalità di efficienza».
I gruppi associativi
Anche i gruppi associativi hanno contestato l'emendamento. I candidati al Csm di Area hanno detto che «continueremo a seguire regole più severe, no all'emendamento Varchi» e la norma «rischia di appannare la immagine di indipendenza dei consiglieri e del Csm e tutti noi ci impegniamo, nel caso di elezione, a non avvalerci dei benefici previsti dall'emendamento e a rispettare le regole più severe previste dalla legge Cartabia».
Anche Unicost ha espresso la sua contrarietà perché «i limiti hanno una ragione precisa: chi decide sulle carriere dei colleghi deve farlo senza condizionamenti legati alla propria. Il carrierismo va contrastato, non alimentato. Chiediamo il ritiro dell'emendamento».
Sul fronte del Csm, anche i consiglieri uscenti si sono espressi. Tredici consiglieri togati hanno espresso il loro no all'emendamento con una nota sottoscritta dai togati di Area, Magistratura democratica, Unicost e dagli indipendenti Andrea Mirenda e Roberto Fontana. I consiglieri di Mi non hanno formato la nota, ma la corrente ha comunque preso posizione: «La disciplina vigente va preservata e semmai ampliata con riguardo all'accesso in Cassazione e alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Per questo, anche qualora l'emendamento fosse approvato, i consiglieri in carica e i candidati di Magistratura Indipendente si impegnano sin d'ora a non avvalersene».
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