Il conguaglio degli importi di stipendio non corrisposti ai magistrati è diventato un grande caso politico e anche di giustizia, tanto da coinvolgere anche il Csm.

Su Domani ne avevamo già parlato perchè la vicenda è da tempo all'attenzione dell'Anm, ora è sfociata in uno scontro politico: da una parte i magistrati che, sentenze amministrative alla mano, chiedono il saldo di quanto dovuto a livello di stipendi non aggiornati secondo le tabelle previste per legge; dall'altra la premier Giorgia Meloni ha detto che non firmerà il Dpcm perché in questo momento le priorità di spesa del paese sono altre. Immediata la risposta dell'Anm, che ha già fatto sapere che agirà in ottemperanza per ottenere l'applicazione della sentenza.

Il confronto politico ha un punto già di per sé sbagliato: la cifra, che nella stima del governo supererebbe il miliardo di euro, sarebbe in realtà molto più bassa (come indicato anche dall'Associazione magistrati della Corte dei Conti) e si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro.
Al netto di questo, la strada alternativa è quella della nomina di un commissario che le darà esecuzione, allontanando da palazzo Chigi una firma che evidentemente imbarazza.

Il pm hackerato

La vicenda però ha avuto un ulteriore strascico. Il pm romano Alessandro Di Cicco ha scritto sul suo profilo Facebook che "La nana borgatara non ha tempo per firmare il decreto. Ci penserà un commissario ad acta! Povera Italia". Il post è stato immediatamente notato dai consiglieri laici del Csm, Enrico Aimi, Claudia Eccher e Isabella Bertolini che hanno proposto l'apertura di una pratica contro il magistrato per valutare eventuali profili disciplinari.
Il diretto interessato si è difeso sostenendo di non aver scritto lui il post, che il suo profilo è stato hackerato e di aver sporto denuncia contro ignoti. Dopo essersi accorto della sua pubblicazione, il magistrato ha detto di aver prima rimosso il post e poi di aver anche chiuso il suo profilo Facebook. «Ho appena presentato una denuncia al commissariato perché il mio profilo Facebook è stato hackerato. Di tutto ciò me ne sono accorto nella serata di ieri quando sono cominciate ad arrivare una serie Di notifiche e quindi ho controllato il mio profilo ed ho immediatamente cancellato il post, bloccando il mio profilo e segnalando l'accaduto anche a Meta». Questo, a rigor di logica, significa che il magistrato - nonostante l'ipotesi di hackeraggio - aveva ancora gli accessi al suo account, tanto da poter intervenire in autonomia per cancellare il post.

Nel frattempo, oltre agli attacchi del centrodestra e alla richiesta di intervento del Csm avanzata dai laici, anche l'Anm ha preso le distanze: «Il rispetto istituzionale è il prerequisito di ogni interlocuzione fra magistratura e governo. Per questo riteniamo profondamente inappropriate le parole rivolte alla presidente del Consiglio sui social da un magistrato di Roma. Ne prendiamo le distanze con fermezza».

© Riproduzione riservata