In attesa dell’esito del voto per i togati, i nomi dei candidati laici permettono pronostici. L’unico indicato da un gruppo parlamentare è il forzista Pierantonio Zanettin. Per il Pd ci sono Rossomando e Bazoli, per FdI Rastrelli, Italia Viva rispolvera Bonifazi. Spiccano il costituzionalista del no al referendum Grosso e l’ex pm Antonio Di Pietro
In attesa dell’esito del voto per i componenti togati del prossimo Consiglio superiore della magistratura, si apre la corsa anche per i dieci laici.
La loro elezione avviene con maggioranza qualificata del parlamento in seduta comune e la prima occasione utile sarà il 28 ottobre, anche se con tutta probabilità slitterà almeno di un paio di mesi. Del resto proprio in quella data si scopriranno anche gli esiti definitivi per l’elezione dei togati, che è prassi e anche prudenza attendere prima della nomina dei laici.
i papabili
Proprio il fatto che la legge Cartabia prevede che tutti gli aspiranti laici debbano autocandidarsi o essere candidati dai gruppi parlamentari anticipatamente alla data del voto permette riflessioni e pronostici. Nell’elenco, infatti, spiccano molti nomi noti e l’incarico, oltre ad essere ben remunerato, è anche molto ambito perché permette una visuale d’eccezione sul mondo della magistratura, oltre che una stretta vicinanza con il Quirinale, che del Csm è presidente.
Anzitutto sorge un interrogativo: le proporzioni numeriche rimarranno quelle attuali, con sette laici di centrodestra e tre delle opposizioni? Sarebbe al vaglio l’ipotesi di un riequilibrio sulla base dei numeri nei gruppi parlamentari, con sei e quattro. Tuttavia, certezze ancora non ce ne sono.
Quanto ai nomi, l’unico indicato dai gruppi parlamentari è il forzista Pierantonio Zanettin di Forza Italia, già componente del Csm che punta al bis.
Per la Lega, un nome forte è quello dell’ex ministra Erika Stefani, insieme a quello di Francesco Urraro, già componente del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. Per la Lega spunta anche il nome dell’ex governatrice umbra, Donatella Tesei.
Per il Movimento 5 Stelle, si parla della candidatura del professor Giuseppe Corasaniti. Vicino ai grillini c’è anche il consigliere del cda Rai, Alessandro Di Majo.
Più ampia la rosa del Pd, per cui sono in corsa i nomi dei senatori Anna Rossomando e Alfredo Bazoli, ma anche del giurista Riccardo Ferrante e del costituzionalista Enrico Grosso, presidente del comitato per il No al referendum.
Per quanto riguarda Italia Viva, invece, tra gli autocandidati spicca il nome di Francesco Bonifazi.
Per Avs, che nella passata consiliatura non ha eletto alcun laico, c’è il nome di un’altra ex consigliera laica ed ex deputata dei Verdi, Paola Balducci.
Sul fronte di Fratelli d’Italia, c’è il nome dell’attuale senatore Sergio Rastrelli, ma potrebbe essere papabile anche Mario Serio, professore e già nominato dal governo nel collegio del Garante dei detenuti. A questi si possono aggiungere i nomi di Susanna Donatella Campione e l’avvocata reggina Giovanna Margherita Cusumano. Sempre per il centrodestra c’è il nome di un altro ex consigliere, attualmente alla giustizia tributaria: Antonio Leone.
Un altro nome di spicco è quello dell’ex magistrato oggi avvocato Antonio Di Pietro: la fantapolitica potrebbe anche collocarlo come potenziale nome dell’area di centrodestra, visto il suo essersi speso per il sì al referendum costituzionale sulla giustizia.
il nodo donne
Come in tutte le consiliature, per i laici sorgerà il problema del numero di donne, tanto che la lista di candidature è stata riaperta perchè non era stato raggiunto il numero minimo.
Non esiste una quota di genere per i laici, ma è noto che la moral suasion del Colle vorrebbe che ce ne siano almeno il 40 per cento.
Ecco perchè, soprattutto tra le file del centrodestra che detta anche i numeri della ripartizione dei seggi, si cercano profili papabili.
Altra questione è il nome del vicepresidente: ad oggi non ci sono candidature evidenti a sostituire l’uscente Fabio Pinelli. Certo è che, in questa consiliatura, FdI potrebbe rivendicare uno scranno che quattro anni fa gli è sfuggito con il ritiro della candidatura di Giuseppe Valentino.
Il vicepresidente però si elegge tra i laici con i voti anche dei togati, che del consiglio sono maggioranza. Il fatto che il centrodestra possa accaparrarselo, dunque, è strettamente legato all’esito del voto della magistratura e dunque se prevarrà, come è stato nella passata tornata elettorale, la corrente considerata conservatrice di Magistratura indipendente.
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