Il vicepresidente del Csm ha avuto un incontro con Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, entrambi già sotto scorta da tempo per le loro inchieste tra le quali l’inchiesta Hydra, alla presenza anche del procuratore capo Marcello Viola
La mafia punta a intimidire i magistrati anche al nord e gli ultimi due in ordine di tempo sono stati i sostituti procuratori della Dda di Milano Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, entrambi già sotto scorta da tempo per le loro inchieste tra le quali l’inchiesta Hydra, sul sistema mafioso lombardo. In particolare Cerreti è stata citata da due pentiti come nel mirino dei boss per un attentato e dieci giorni fa la sua auto blindata - parcheggiata nel cortile del tribunale - è stata colpita con tre colpi di un oggetto contundente sul finestrino del passeggero.
Per questo, oggi il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli ha deciso di recarsi a Milano per incontrare i due magistrati, alla presenza del procuratore capo di Milano – a sua volta sotto scorta – Marcello Viola. L’incontro, che si è svolto in via riservata, è stato l’occasione per Pinelli di ringraziare anche tutti i magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata e anche per ricordare il lavoro che stanno svolgendo sia il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo che la presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo. Fonti interne hanno descritto l’occasione come un momento di vicinanza «sia personale che istituzionale» del vicepresidente, in un momento in cui la tensione è particolarmente alta.
La mafia al nord
L’espansione delle mafie al nord, del resto, rimane un argomento al centro del dibattito dentro e fuori dal Csm. Il gesto di attenzione di Pinelli riporta infatti l’attenzione sulle condizioni di rischio in cui operano concretamente i magistrati antimafia anche nei territori settentrionali, dove la concentrazione mafiosa non può più essere sottovalutata.
Il tema è stato al centro delle riflessioni del consiglio anche in merito alla delibera di modifica del Testo unico sulla dirigenza giudiziaria. Il testo, infatti, ha individuato le procure distrettuali che operano in aree caratterizzate da alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso, per le quali «trova applicazione un indicatore attitudinale speciale» che dunque dà maggior punteggio a un candidato per incarichi in altre sedi.
A sollevare polemica era stato il fatto che tutti i distretti individuati, utilizzando i dati e le fonti istituzionali, fossero tutti localizzati nel meridione, escludendo dunque tutti i grandi centri del nord come Milano. Da notare è che la delibera ha solo valore tecnico in relazione ai parametri di nomina dei magistrati e nessuna finalità di classificazione della densità mafiosa dei territori, tuttavia il dibattito acceso ha mostrato come la questione del radicamento delle mafie a tutte le latitudini del paese sia più che attuale.
© Riproduzione riservata