Intervenendo alla cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è tornato a parlare della riforma delle toghe che si voterà il prossimo 22 e 23 marzo.

Se dovesse «prevalere il sì» non ci saranno «intenti persecutori come qualcuno dice. Inizieremo subito, il giorno dopo, un dialogo con la magistratura con l'avvocatura e con il mondo accademico per la seconda parte che è quella delle norme attuative», ha detto Nordio. «Se dovessero prevalere i no accetteremo con grandissimo rispetto lo stato popolare», ha aggiunto.

Poco prima, alla cerimonia di Milano, la procuratrice generale Francesca Nanni ha definito la riforma «inutile e punitiva a fronte di carenze di personale e di strumenti».

Nordio ha anche risposto alle critiche espresse dal presidente della Corte d'Appello di Milano, Giuseppe Ondei, convinto che la riforma della separazione delle carriere non serva a limitare i casi di malagiustizia. «Nessuno ha mai preteso che questa riforma potesse incidere sull'efficienza e sulla rapidità dei processi. Incide su altre cose, non su questo», ha detto il ministro.

Mantovano

Più dure le parole del sottogretario Alfredo Mantovano che ha partecipato all’inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto della Corte d’Appello di Napoli. «La Sacra Scrittura ammonisce a stare vigili perché non conosciamo “né il giorno né l'ora”. Dunque, non vi è alcuna certezza che il 24 di marzo dell'Anno Domini 2026 non si scateni l'Apocalisse. Quello di cui sono certo è che se ciò si dovesse verificare, non sarà a causa della conferma referendaria della riforma della giustizia», ha detto. E poi ha aggiunto. «Il verdetto delle urne, qualunque sarà, andrà da tutti accolto con rispetto, e soprattutto con serenità. Perché verrà da quel popolo italiano, in nome del quale in queste aule tutti voi assicurate la giustizia».

Secondo Matovano è in corso una «demonizzazione» delle posizioni del «sì» sulla riforma Nordio. «Quel costruttivo confronto tra le istituzioni che qui a Napoli, come in altri distretti d'Italia, si attiva e conduce a risultati positivi», sul tema della riforma «ha invece conosciuto e conosce una sorta di blackout», traducendosi «in queste settimane in uno scontro acceso».

«È ovvio - ha proseguito - che vi siano differenti posizioni sui tre punti qualificanti della riforma», ossia «il completamento della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri con la costituzione di due , il sorteggio quale modalità per comporre questi ultimi, il conferimento dell'esercizio della giustizia disciplinare a un'Alta Corte», ma, ha aggiunto Mantovano, «mi chiedo se la diversita' di opinione su ciascuno di questi tre punti debba spingersi fino al punto da demonizzare chi sostiene tesi opposte alle proprie».

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