Care lettrici, cari lettori

al centro di questa settimana della giustizia c’è certamente l’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione e poi nei 26 distretti di corte d’appello. Come era scontato, il sottofondo di ogni intervento è il referendum sulla riforma della magistratura. In newsletter trovate un riassunto esteso degli interventi.

Non solo. La settimana è stata anche quella che ha visto arrivare la decisione del Tar sul ricorso per la fissazione della data del referendum: bocciatura della richiesta di annullamento, le urne si apriranno il 22-23 marzo.

Infine, propongo un mio commento all’atteggiamento utilizzato dal governo italiano nell’approccio alla giustizia svizzera sulla tragedia di Crans-Montana.

Anno Giudiziario 2026

Si è aperto oggi, 30 gennaio, l’anno giudiziario in Cassazione, e domani sarà il momento delle corti d’appello. Qui trovate gli interventi, l’elemento che è spiccato però è stata la difesa della riforma da parte del ministro Carlo Nordio, che ha parlato di «ripugnanti insinuazioni» sulla volontà di sottomettere i giudici all’esecutivo, e quello del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, di accorata difesa delle prerogative dei magistrati.

tar sul referendum

Ora è ufficiale: la data del referendum sulla riforma della magistratura è il 22 e 23 marzo. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso che chiedeva di annullare la delibera del Consiglio dei ministri e il decreto presidenziale che avevano fissato la data. Sconfitto il comitato dei Quindici, promotore della sottoscrizione “dal basso” per chiedere l’indizione del referendum, che contestava il fatto che il governo avesse proceduto senza attendere la fine della raccolta delle firme. «Sono molto soddisfatto», ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, «si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l’unico».

Nella sentenza il Tar del Lazio ha confermato la sua piena cognizione a decidere sulla materia, perché la deliberazione del Consiglio dei ministri e il decreto presidenziale «hanno natura di atti di alta amministrazione». Nel merito ha ritenuto infondati i motivi del ricorso sia sotto il profilo dell’illegittimità costituzionale sia della violazione di legge ordinaria istitutiva del referendum.

Secondo i giudici, la Costituzione, «a ciascuno dei tre soggetti di minoranza (firme dei parlamentari, delibera dei Consigli regionali o raccolta firme, ndr) assegna un potere di provocatio ad populum». Non importa quale degli attori – parlamentari, Consigli regionali, firmatari – presenti la richiesta di referendum, l’importante è che si manifesti la volontà di una minoranza qualificata di soggetti ad attivare il procedimento.

La sintesi è che «una volta che uno dei soggetti sopra indicati si sia fatto carico di promuovere l’iniziativa referendaria, e la legittimità di essa sia stata positivamente vagliata dall’Ufficio centrale per il referendum, non sussistono ragioni affinché l’esecutivo differisca l’indizione del voto, di fatto disapplicando l’art. 15, comma primo, della legge n. 352/1970».

Le questioni giuridiche, tuttavia, non finiscono qui. Ora sorge quella sul quesito: la raccolta firme è stata fatta su un quesito diverso rispetto a quello già approvato dall’Ufficio della Cassazione per il referendum e proposto dai parlamentari.

Nordio contro l’Anm

In settimana è scoppiata anche una violenta polemica tra il ministro Nordio e l’Anm, dopo un post (poi cancellato) del segretario Rocco Maruotti. Il magistrato ha condiviso la foto dell’uccisione a Minneapolis di Alex Pretti, scrivendo: «Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio», con il tag al comitato referendario “Giusto dire No”.

Il post è stato rimosso dopo poco, mentre sotto al post erano arrivati commenti di critica, ma sul web nulla sparisce mai per davvero e il tutto era già stato screenshottato. Subito è arrivata la dura presa di posizione dell’Unione camere penali italiane, che ha espresso «profondo sconcerto per il contenuto e per il metodo comunicativo e «ancora più grave è che provenga da un magistrato».

A spegnere lo scontro non sono bastate le scuse pubbliche di Maruotti, che ha detto di aver rimosso il post «dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato» e «non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense con quella italiana, pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio». Poi ha spiegato che «la critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie».

Le scuse non sono bastate né al ministro della Giustizia Carlo Nordio, né al centrodestra, che ha attaccato duramente il post pur cancellato di Maruotti. Il guardasigilli ha definito le scuse «inaccettabili» e una «retromarcia tardiva e grottesca», attribuendo il post a «un intelletto inadeguato».

Le conseguenze rischiano di non essere finite qui. Al Csm, le consigliere laiche di centrodestra Claudia Eccher e Isabella Bertolini hanno infatti chiesto l’apertura di una pratica contro Maruotti, per verificare l’incidenza di questa condotta sulla valutazione di professionalità e di valutare eventuali illeciti disciplinari. 

L’unico gruppo a intervenire è stata Magistratura indipendente, che ha richiamato tutti «specie coloro che ricoprono cariche rappresentative» a mantenere «nel dibattito pubblico e sui social network la necessaria postura istituzionale».

Zuppi sul referendum

Il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, è intervenuto sul tema del referendum durante il Consiglio episcopale, invitando tutti ad informarsi e ad andare a votare. «La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l'assetto del Csm sono temi che, come Pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti. C'è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare. Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l'esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti».

Le sue parole sono state interpretate da alcune parti come un invito a votare No, ma subito è arrivata la precisazione: quello di Zuppi è stato un appello al voto.

Par condicio

L’Agcom ha approvato lo schema di regolamento per la par condicio al referendum: contiene obblighi anche per piattaforme.

Il testo del regolamento definisce i criteri specifici ai quali devono conformarsi le emittenti radiofoniche e televisive private per garantire la parità di trattamento della tematica referendaria e delle relative posizioni, favorevoli e contrarie, dei soggetti politici referendari, compresi i comitati accreditati. Il regolamento disciplina, inoltre, il sistema di monitoraggio e il pluralismo informativo online. «L'Autorità non si limiterà a valutare la quantità di tempo fruita dai soggetti politici referendari nella programmazione, ma considererà le fasce orarie in cui l'esposizione dei soggetti referendari avviene, sulla base degli ascolti registrati dall'Auditel». Quanto alle piattaforme, si terrà conto del Regolamento Ue 2022/2065 (Digital services act) e del Codice di condotta sulla disinformazione incorporato nel Regolamento Dsa nel 2025. 

Tajani sulla polizia giudiziaria

Il ministro Antonio Tajani, durante un evento a sostegno del Sì, ha ragionato sulle riforme da completare dopo il successo: responsabilità civile ma anche «dibattito se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati. Discutiamone, parliamone».

Ovvero, il pm non potrebbe più disporre della polizia giudiziaria, come prevede l’articolo 109 della Costituzione. 

La Corte dei Conti sullo scudo erariale

Dopo l’allarme lanciato sul nuovo decreto per il Ponte sullo Stretto, la Associazione magistrati Corte dei Conti ha espresso preoccupazione anche per lo scudo erariale: «In sede di conversione del decreto Milleproroghe, sono stati presentati emendamenti parlamentari volti a prorogare fino al 31 dicembre 2026 lo 'scudo erariale'. Una simile scelta comporterebbe il perdurare dell'esonero dalla responsabilità per colpa grave per i danni arrecati alle finanze pubbliche, nonostante la recente approvazione della riforma della Corte dei Conti che, solo poche settimane fa, ha già ridotto il risarcimento massimo al 30 per cento del danno accertato, con un tetto pari a due annualità di stipendio, e ha fornito una puntuale definizione della nozione di colpa grave».

E ancora, «un'ulteriore proroga dello scudo indebolirebbe in modo significativo il sistema delle responsabilità e la tutela delle risorse pubbliche, risultando incoerente con la scelta, recentemente compiuta dal legislatore, di disciplinare a regime la materia, anche alla luce delle indicazioni della giurisprudenza costituzionale che aveva sottolineato il carattere eccezionale e temporaneo dello strumento". 

La crisi dei giudici di pace

L’Organismo congressuale forense ha lanciato l’allarme sulla situazione dei giudici di pace in Italia, parlando di disservizi diffusi e di una macchina amministrativa indebolita dalla carenza di risorse tecniche, amministrative e giudicanti.

«I ritardi nella fissazione delle udienze hanno raggiunto livelli inaccettabili, con rinvii che arrivano fino al 2032, compromettendo il diritto alla giustizia di cittadini e imprese» e ancora «la Riforma Cartabia, con l’introduzione del ricorso, ha ulteriormente aggravato la situazione, aumentando il carico di lavoro degli uffici».

Per questo Ocf ha chiesto un intervento urgente del ministero «per potenziare organici e strutture, regolarizzare il personale amministrativo e avviare rapidamente nuove selezioni di giudici di pace».

Topi al tribunale di Roma

Le foto sono girate velocemente sui gruppi whatsapp: un topo morto e tracce di roditori nel settore penale del Tribunale di Roma. 

Sulla questione è intervenuta Unicost, parlando di «sconcerto», e «tale situazione si inserisce nel quadro dei gravi disagi che magistrati, personale amministrativo e di polizia giudiziaria, operatori e utenti della giustizia subiscono ormai da anni a causa dei lavori di ristrutturazione dello stabile». E ancora, «appare ancora più paradossale che si prospetti, attraverso una riforma costituzionale approvata dal Parlamento, l’istituzione di due CSM e dell’Alta Corte, con un aggravio di spesa annua triplicato rispetto agli attuali costi di un unico CSM».

Software procure

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha risposto alle domande in merito al controllo da remoto dei pc dei magistrati, emerso da un servizio di Report. «La funzione di controllo del software Ecm è disabilitata» ed eventuali accessi non autorizzati ai dispositivi usati dai magistrati lascerebbero traccia nei log di sistema.

La risposta è arrivata dopo la richiesta di chiarimenti arrivata dall’Anm.

L’agenzia ha fatto sapere che il software di Microsoft Endpoint Configuration Manager è usato dal ministero, così come da altre organizzazioni, per gestire in modo centralizzato tutti i dispositivi informatici della Giustizia e che si tratta di una «pratica di sicurezza informatica indispensabile per la corretta gestione di reti complesse», la funzione controllo da remoto è prevista «nei casi in cui sia necessario fornire supporto all'utente a distanza».

Nuovo testo sul ddl stupri

Con 12 sì e 10 no la Commissione Giustizia al Senato ha adottato il testo base sulla violenza sessuale, nuovo rispetto a quello approvato alla Camera e frutto della riscrittura di Giulia Bongiorno, la quale ha partecipato al voto pur da presidente della commissione.

Il testo riscritto ha visto una sola modifica rispetto a quello che lei aveva presentato la settimana scorsa: pene da 6 a 12 anni per il reato base, da 7 a 13 se il fatto è commesso con violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando della condizione di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.

Ora partirà un nuovo ciclo di audizioni, ed entro giovedì prossimo dovranno essere comunicati i nomi degli auditi. Sul tema ho fatto un approfondimento, con l’aiuto del professore Gian Luigi Gatta.

Nomine al Csm

Uffici semidirettivi

Presidente sezione corte appello Firenze: nominata Lisa Gatto, attualmente presidente sezione tribunale Firenze

Presidente sezione GIP tribunale Firenze: nominato Francesco Bagnai, attualmente consigliere corte appello Firenze

Collocamenti fuori ruolo

Anna Chiara Fasano, attualmente fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia, Gabinetto del Ministro: deliberata la conferma del collocamento fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia, quale Vice capo Gabinetto

Trasferimenti extraordinem

Matteo Pistone, giudice tribunale Savona: deliberato il trasferimento in prevenzione quale consigliere corte appello Genova (posto vacante e non pubblicato)

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