È giunto il momento di creare – in occasione dell’anniversario dell’assassinio dell’onorevole Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) – una festività dedicata al ricordo di tutte le persone uccise dal regime fascista
Caro direttore,
la maggioranza degli italiani, come nel 2006 e nel 2016, ha preferito il testo ponderato elaborato dai costituenti, alla proposta Meloni-Nordio, imposta al Parlamento senza alcuna possibilità di emendamento. E certamente il governo Meloni ha pagato per aver dimenticato il «ripudio» della guerra, sancito dai costituenti, memori del tragico epilogo del ventennio fascista.
Sono trascorsi ottanta anni dal referendum istituzionale, in cui il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la Repubblica. Pochi giorni dopo venne insediata l’Assemblea costituente che il 25 giugno 1946 elesse Giuseppe Saragat presidente, il quale si rivolse così ai costituenti: «Voi, eletti dal popolo, riuniti in questa Assemblea sovrana, dovete sentire l’immensa dignità della vostra missione. A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un’anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà. Dietro a voi sono le sofferenze di milioni di italiani; dinanzi a voi le speranze di tutta la nazione. Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide».
E a proposito della natura antifascista della Costituzione giova ricordare che, nella III disposizione transitoria e finale della Costituzione approvata il 27 dicembre 1947, per la prima composizione del Senato della Repubblica furono nominati senatori dal presidente della Repubblica, fra gli altri, coloro che erano stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926 (gli aventiniani) e coloro che avevano scontato più di cinque anni di reclusione in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato. Era un risarcimento politico e morale nei confronti di coloro che, viventi, erano stati colpiti dalla dittatura fascista.
Purtroppo, all’appello del primo Senato, mancavano quelli assassinati dai fascisti come don Giovanni Minzoni, Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, Eugenio Colorni, Eugenio Curiel e tanti altri. E quelli morti in esilio come Filippo Turati e Claudio Treves.
Ma sono migliaia le donne e gli uomini, civili, soldati, operai, braccianti, contadini, artigiani che sono stati vittime del regime fascista. Basti pensare che il Tribunale speciale fascista dal 1926 al 1943 – oltre alle condanne a morte – ha condannato 4.596 persone – di questi, 3.899 operai e artigiani – a 27.752 anni, 5 mesi e 19 giorni di detenzione. E pensate alla vita e alle sofferenze delle famiglie di quei condannati. Noi ricordiamo con le festività del 25 aprile la Liberazione dal regime nazifascista e del 2 giugno la nascita della Repubblica.
È giunto il momento, in occasione dell’anniversario dell’assassinio dell’onorevole Giacomo Matteotti (10 giugno 1924), di creare una festività dedicata al ricordo di tutte le vittime del fascismo. La condanna di tutti gli autoritarismi, passati e presenti, nel mondo, non può nascondere la triste realtà di un regime dittatoriale in Italia, chiamato fascismo. La Costituzione mette un limite inderogabile al ritorno di qualsiasi fascismo o nostalgia del fascismo: la persecuzione dei democratici fu il tratto distintivo di un regime, nato dalla violenza e dai crimini contro le libertà democratiche. Il fascismo non fu pessimo solo dalle leggi razziali in poi: fu un crimine contro la libertà e la democrazia e il popolo italiano, dalla guerra civile del 1920-1922 fino alla fine del regime di Salò.
In Spagna hanno istituito la giornata (31 ottobre) di ricordo e omaggio a tutte le vittime del golpe militare e della guerra civile (1936-1939) e della dittatura franchista (1939-1975), istituita dalla legge “per la memoria democratica”.
È ora che in questo ottantesimo anniversario della Repubblica italiana si istituisca la giornata del ricordo e dell’omaggio alle vittime e ai perseguitati del fascismo: memoria collettiva, impegno morale e politico di un popolo impegnato ogni giorno nella difesa delle libertà democratiche.
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