Mai sottovalutare la dignità narrativa delle storie per bambini. E non solo per una questione di rispetto a Vladimir Propp e al suo celebre Morfologia della fiaba. Se lo studio degli schemi proposti dal formalista russo può risultare un po’ ostico a chi non è granché appassionato di semiotica, c’è un’altra validissima ragione per rispolverare quel vecchio VHS con l’ologramma argentato, a prescindere dalla presenza di infanti attorno.

Guardare un cartone animato a distanza di tempo è un’esperienza che aiuta a rendersi conto di quanto cambino le prospettive con l’età. A cinque anni, nessuno penserebbe che il salto di specie della Sirenetta sia, obiettivamente, una follia, né che sia così assurdo per tre minori della Londra bene volare fuori dalla finestra in piena notte per andare a farsi maltrattare da un sedicente capitano.

La profezia 

Soprattutto, in tenera età, nessuno parteggia per Edgar, il perfido maggiordomo reo di voler ottenere l’eredità di Madame, anziana diva francese da lui servita e riverita e ora in procinto di lasciare i suoi averi agli amati micetti. Ecco, gli Aristogatti ci avevano visto lungo: ora che figlio e marito di Brigitte Bardot si contendono l’eredità, dopo che l’attrice ha intestato la maggior parte del suo lascito ai cari animali, ci troviamo di fronte allo stesso dilemma morale offerto dal cartone Disney tanti anni fa, solo che al posto di Romeo c’è il Rassemblement national. Come porsi di fronte a questa vicenda?

Far trionfare lo sguardo del fanciullino pascoliano e immaginare La Madrague che diventa una casa del jazz, o lasciare che l’adulto razionale prenda il sopravvento, riconoscendo che un figlio e un marito, forse (ma non per forza), meritano più di una capretta. Per chi non ricordasse il finale, va detto che Edgar viene spedito dentro a una baule a Timbuctù.

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