Di fronte alla terrificante guerra di Putin contro il popolo ucraino la comunità  internazionale e in particolare l’Unione europea hanno, più che correttamente, scomodato alcuni principi irrinunciabili. Quelli riguardanti il valore della libertà, della democrazia, dei diritti umani.

Ciò ha condizionato e sta condizionando scelte e comportamenti e si è giustamente sottolineato, da più parti, come la risposta all’aggressione russa, pur con tutte le incognite che si stanno vivendo, rappresenti una novità.

UN REGIME REPRESSIVO 

Tutti valori, e parole, spazzati via quando di mezzo non c’è la guerra (terrificante) di Putin ma l’Egitto di al Sisi.

Lo stesso Egitto che copre sistematicamente e in modo piuttosto esplicito gli assassini di Giulio Regeni o che continua a non chiudere la pagina riguardante la vicenda di Patrick Zaki, assicurando finalmente libertà a lui e a tanti come lui.

Lo stesso Egitto che in un contesto di esplicita repressione ha incarcerato decine di migliaia di attivisti e a cui si sta per affidare, di concerto con l’Unione europea, la copresidenza del Global Counter-Terrorism Forum.

Ora c’è veramente da domandarsi come si possa arrivare ad una simile bestialità istituzionale e politica immaginando di attribuire a un contesto tanto autoritario un ruolo guida da esercitare nel quadro internazionale.

L’Europa tutta, infatti, anche a seguito della risoluzione del Parlamento europeo del dicembre 2020, dovrebbe parlare un linguaggio di verità. E dire che da al Sisi, incredibilmente insignito nell’ombra perfino della Legion d’Onore, ci differenzia una enormità proprio sul terreno dei principi e dei valori che stiamo dichiarando come non negoziabili. Scomodare la drammatica storia di Giulio Regeni e i recenti fatti d’ordine giudiziario è fin troppo facile.

L’UE FACCIA MARCIA INDIETRO

Come i genitori di Giulio e l’avvocato Ballerini esortano a fare questo dovrebbe dunque essere il tempo di una grande assunzione collettiva di responsabilità affinché le relazioni con lo stesso Egitto siano inasprite.

Invece succede il contrario e accade proprio sul terreno della cultura della legalità e delle logiche che dovrebbero sottendere alla sicurezza globale.

L’Unione Europea avrebbe ora una grande opportunità. Fare solennemente marcia indietro e spiegare che Abdel Fattah al Sisi non rappresenta alcuna soluzione ma semmai un grande problema, innanzitutto d’ordine morale. È, questa, la richiesta sacrosanta rivolta da decine di organizzazioni non governative presenti in Europa.

Dico di più.

Proprio in tempi di guerra come questi l’Italia e altre paesi europei dovrebbero decidere quanto la stessa risoluzione del Parlamento europeo chiede: smettere di fare affari sugli armamenti con un paese che è un laboratorio delle politiche autoritarie.

L’intransigenza sui valori democratici e sul rispetto dei diritti umani costituisce un grandissimo banco di prova per il presente e per il futuro. Vedere l’uso a giorni alterni che se ne fa è davvero mortificante.

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